Milano, Sardone candidata della Lega complica il rebus del centrodestra

L’investitura di Silvia Sardone a candidata sindaca di Milano per la Lega va letta come un sussulto di vitalità da parte di un partito in crisi, prima ancora che la boccheggiante coalizione di centrodestra conferisca il suo imprimatur ufficiale. A oggi sono ancora in campo sia Maurizio Lupi di Noi Moderati (ma indicato da Ignazio La Russa) che Matteo Perego di Cremnago (Forza Italia). Quest’ultimo era ormai pronto per la sfida, come certificato dalle sue frequenti apparizioni su Mediaset e dalla benedizione del meloniano Guido Crosetto, che aveva accettato di mettere “a disposizione” di Milano il sottosegretario alla Difesa. Fargli digerire la retromarcia non sarà facile, anche perché un sondaggio riservato lo vede davanti a Sardone per gradimento. Lei suggerisce di affidare la scelta alle primarie di coalizione, ma lo smacco rimane.

Milano, Sardone candidata della Lega complica il rebus del centrodestra
Matteo perego di Cremnago (Imagoeconomica).

Il Cencelli delle candidature

A dare le carte è stata Giorgia Meloni che punta a presentare un suo candidato a Roma, piazza difficile ma non certo trascurabile. A sfidare Roberto Gualtieri potrebbe così essere Fabio Rampelli, sostenuto sia da Arianna Meloni (ancora non è esclusa una sua corsa per il Campidoglio) sia dal presidente del Lazio Francesco Rocca. Forza Italia quindi ha messo la sua pedina su Napoli (d’altronde il fedelissimo di Antonio Tajani, Fulvio Martusciello, è stato appena eletto per acclamazione segretario regionale in Campania) e alla Lega è toccata Milano. La vera domanda non è perché puntare sull’eurodeputata e vicesegretaria Sardone nonché campionessa di preferenze, ma chi glielo faccia fare, vista la difficoltà del cimento meneghino.

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Arianna Meloni e Fabio Rampelli (Imagoeconomica).

Sardone è l’unica su cui Salvini poteva scommettere

In primo luogo, Sardone è l’unico nome forte che Salvini possa spendere, con buona pace di Alessandro Morelli, che avrebbe fatto volentieri il candidato sindaco e che invece si è dovuto accontentare del ruolo di annunciatore a Pontida. I gazebo avevano incoronato Sardone reginetta, a pari merito con Matteo Salvini, ma si mormora che i dati reali la vedessero addirittura triplicare i consensi del segretario. Il surreale balletto post-voto, con ciascuno dei due che indicava l’altro come ideale candidato sindaco, malcelava il comprensibile imbarazzo di un Salvini già in difficoltà all’interno del partito.

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Silvia Sardone (foto Ansa).

Le ambizioni della vicesegretaria leghista

La vicesegretaria della Lega, quindi, scende in campo per togliere le castagne dal fuoco sia al capo sia alla lista, che esprimendo la candidata sindaco potrà recuperare un po’ di terreno, traducibile in un paio di punti percentuali: oro colato, di questi tempi. Prima ancora di conoscere il nome dell’avversario (nel centrosinistra si prospetta una sfida tra Pierfrancesco Majorino e Mario Calabresi), vincere pare utopia e già arrivare al ballottaggio sarebbe un successo. Ma Sardone può ragionevolmente considerare le Amministrative come un trampolino di lancio. A soli 46 anni, che compirà a Natale, la leghista potrebbe nutrire altre ambizioni, come per esempio prendere in mano le redini della Lega dopo Salvini. C’è infatti chi racconta di averla sentita evocare il modello Meloni. La premier, infatti, 10 anni fa arrivò terza nella corsa al Comune di Roma (al ballottaggio andò Roberto Giachetti, sconfitto poi da Virginia Raggi). 

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Matteo Salvini e Silvia Sardone (Ansa).

La concorrenza a destra

Sardone non dovrà però sfidare solo il favorito centrosinistra, ma anche la concorrenza da destra di Carmelo Burgio, candidato di Roberto Vannacci: si dice che la numero 2 della Lega fosse stata corteggiata da Futuro Nazionale, ma un primo approccio malriuscito avrebbe stroncato la liaison sul nascere. A questo punto, diventerà vitale trovare un accordo con la lista civica di Pietro Tatarella e Antonio Civita, che hanno unito le forze dopo che la loro disponibilità è stata ignorata dai partiti. Molto più difficile, se non impossibile, trattare con il Patto per il Nord, visto che Gabriele Abbiati potrebbe intercettare i voti di tanti leghisti delusi. È l’ennesimo cortocircuito di una parte politica che, dopo essere stata detronizzata da Giuliano Pisapia nel 2011, non ha più ritrovato il bandolo della matassa.

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Carmelo Burgio con Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

La vera partita è per Regione Lombardia

La misura della crisi non è data tanto dalla pur imbarazzante difficoltà a scegliere i candidati, quanto dalla totale assenza di proposte. In tre lustri di opposizione, le uniche battaglie significative sono state sulla viabilità e sulla sicurezza. Nel primo caso, al netto di alcune ciclabili astruse, la città è cambiata profondamente e semmai rimprovera al Pd di non essere stato più deciso nell’arginare il traffico. Il secondo, benché cavallo di battaglia del centrodestra, chiama in causa il governo nazionale, col ministro degli Interni Matteo Piantedosi espresso proprio dalla Lega. Una quarta sconfitta consecutiva non farebbe che certificare un divorzio che nei fatti si è già consumato con l’ex città-roccaforte, frutto della rottura delle relazioni coi mondi dell’imprenditoria, della finanza e della borghesia che ormai guardano al centrosinistra come un partner magari non affine ideologicamente e nemmeno impeccabile sul piano amministrativo, ma certamente più affidabile. Basterà la verve della fumantina Sardone per invertire la rotta? Probabilmente no, ma i maligni sostengono che non sia nemmeno quello l’obiettivo: tanto poi ci sarà la partita di Regione Lombardia, dove, specularmente, il centrodestra vince a mani basse e il centrosinistra non tocca mai palla.