Bollo auto, la gara a destra a metterci il cappello sopra e le proteste di chi ci perde

Avete capito bene, aboliremo il bollo auto. In realtà per ora lo sospendiamo e basta, ma non stiamo a sottilizzare. La mossa berlusconiana in stile Ici 2006 sembra proprio la più classica delle mancette pre-elettorali, e nel governo è partita la gara a metterci il cappello sopra. Troppo ghiotta da rivendicare come propria idea: così Giorgia Meloni, dopo averla annunciata in Consiglio dei ministri, ha pubblicato due video sui suoi canali social, il secondo dei quali per dire che la misura non sarà valida solo per il 2027 ma diventerà strutturale (tanto per le coperture ci pensa Giancarlo Giorgetti). L’intervento era ripreso dall’ospitata di mercoledì sera su Rete4 da Nicola Porro, dove la premier si è pigliata i meriti.

Bollo auto, la gara a destra a metterci il cappello sopra e le proteste di chi ci perde
Giorgia Meloni da Nicola Porro.

Matteo Salvini, sponda Lega, non è stato da meno: prima un video per le strade di Roma proprio davanti al suo ministero dei Trasporti, inquadrato per bene, con la targa in bella vista, a ricordare che la materia è la sua, il merito è il suo, la promessa era la sua. E poi di sera stesso copione, sempre su Rete4, stavolta da Paolo Del Debbio.

Bollo auto, la gara a destra a metterci il cappello sopra e le proteste di chi ci perde
Il video di Salvini davanti al suo ministero dei Trasporti.

E Antonio Tajani? Mica poteva far sembrare che Forza Italia non c’entrasse nulla: oltre a essere andato pure lui in tivù, identico canale dei colleghi (grande originalità), stavolta da Bianca Berlinguer, ha mandato avanti il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto (uno che tra l’altro punta a fargli le scarpe alla guida del partito, dopo le elezioni, ma questa è un’altra storia), che ha ricordato come fosse stato proprio lui il primo a escogitare la geniale trovata!

Bollo auto, la gara a destra a metterci il cappello sopra e le proteste di chi ci perde
Roberto Occhiuto rivendica l’idea di togliere il bollo auto.

«Lo scorso 13 giugno, in un’intervista al Messaggero, fui il primo a lanciare l’idea di una misura bandiera, facilmente riconoscibile dai cittadini e in linea con quanto aveva fatto negli scorsi decenni il presidente Silvio Berlusconi. Avevo proposto l’abolizione del bollo auto a livello nazionale, e dopo qualche settimana anche il mio partito, Forza Italia, aveva fatto propria questa suggestione. Oggi quella proposta diventa una misura concreta del governo guidato da Giorgia Meloni». Insomma è merito di tutti, tranne che di Roberto Vannacci, ricordatevelo quando sarete nel segreto dell’urna l’anno prossimo.

Le proteste delle Regioni per il mancato introito

Poi ci sono le polemiche alimentate da chi questa decisione la subirà. Il governatore della Regione Toscana Eugenio Giani per esempio. Che proprio non ci sta a vedersi soffiare 300 milioni di euro di introiti per aiutare Meloni nell’anno che precede l’appuntamento con le elezioni politiche. E sul Fatto Quotidiano Giani è partito con la protesta, che ha anche solide basi giuridiche, secondo numerosi costituzionalisti. Le Regioni, a cominciare da quelle di sinistra, non staranno a guardare, ma la premier rischia di vedersela brutta anche con le amministrazioni guidate dalla destra, prive di fondi derivanti dal bollo.

Bollo auto, la gara a destra a metterci il cappello sopra e le proteste di chi ci perde
Elly Schlein con Eugenio Giani (Ansa).

Dalle parti di Urso non c’è grande entusiasmo

Non solo: la decisione meloniana ha messo in subbuglio due ministeri, quelli del già citato Salvini e di Adolfo Urso. Perché in effetti pure in via Veneto, sede del dicastero delle Imprese e del Made in Italy, nonostante Urso sia dello stesso partito della premier, ossia Fratelli d’Italia, non si registra grande entusiasmo: era stata appena presentata la nuova Lancia Gamma, e al Mimit ci tengono sempre tantissimo ad avere in mano il boccino degli incentivi sulle auto, tra rottamazioni e passaggio all’elettrico. Sì, perché in fondo la scelta di limitare l’annullamento del bollo alle vetture meno potenti è, di fatto, un incentivo per indirizzare gli italiani a comprare quelle piccole e con pochi cavalli. Una modalità che può drogare il mercato, come succede ogni volta che viene adottata una decisione politica in tema di tasse e imposte.

Bollo auto, la gara a destra a metterci il cappello sopra e le proteste di chi ci perde
Giorgia Meloni e Adolfo Urso (foto Imagoeconomica).

Come cambieranno gli acquisti degli italiani?

Chi voleva un’auto veloce dirotterà le sue preferenze su una lenta? L’incentivo è un argomento di stretta competenza del Mimit di Urso: «Un furto d’auto in piena regola», scherza qualcuno, con Palazzo Chigi che ha sfilato la politica sulla motorizzazione a chi dovrebbe gestirla. Come andrà a finire? Intanto finiranno ferme sui piazzali delle concessionarie le auto con oltre 109 cavalli (l’equivalente degli 80 kW indicati dalla misura governativa), una soglia “amica” del gruppo Stellantis, che non ha in portafoglio vetture da Formula 1. Qualcuno maligna dicendo che rimane fuori, per esempio, il modello di Dacia Duster da 120 cavalli, e Dacia – che fa parte del gruppo Renault – piace molto a chi vuole viaggiare risparmiando. Alla fine, per Meloni saranno più le rimostranze che gli applausi, dato che è stata adottata una scelta selettiva, e non universale. E pensare che la buonanima del Cavaliere voleva abolirlo per tutti, questo bollo auto, prima nel 2008 e poi nel 2017, sempre – guarda caso – in occasione di una campagna elettorale.

Bollo auto, la gara a destra a metterci il cappello sopra e le proteste di chi ci perde
Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti con quella faccia un po’ così di chi non sa dove prendere le coperture (foto Ansa).