La reazione era ampiamente prevedibile, ma il nervosismo trapelato nelle ultime ore tra le mura della Curia di Salerno ha superato ogni misura. A seguito della nostra ultima inchiesta, il “Vescovo Ombra” don Gentile si sarebbe lasciato andare a sfoghi plateali e toni minacciosi, brandendo la minaccia del “penale” come una clava per azzittire la libera informazione. Ebbene, da parte nostra la risposta è chiarissima: faccia presto, don Gentile. Denunci. Non vediamo l’ora che l’intera vicenda varchi le soglie di un tribunale. Accogliamo l’ipotesi di un’azione penale con assoluta serenità, perché per noi rappresenterebbe l’occasione d’oro per portare sul tavolo dei giudici ogni singolo documento, ogni testimonianza e ogni dettaglio di questa gestione. Sarà finalmente la sede istituzionale perfetta in cui rendere pubblico e trasparente ciò che finora è rimasto nell’ombra, mostrando all’intera comunità salernitana e ai fedeli in mano a chi sta davvero la Curia. È del tutto inutile che ora vi affanniate a scatenare la caccia alla “gola profonda” per capire chi parli con la stampa. Guardatevi attorno: sono i vostri stessi collaboratori, siete voi stessi che mettete in giro situazioni e circostanze. La realtà è semplice e incontestabile: le informazioni escono direttamente da dentro la Curia, segno che il malcontento e il bisogno di pulizia albergano proprio tra le vostre stanze. Sprecano parole d’ordine altisonanti, Sessa e don Gentile, quando salgono in cattedra per richiamare concetti come l'”onorabilità” e la “trasparenza” della Curia. Vorremmo ricordargli che certi termini hanno un peso e dei presupposti etici precisi: facciano molta attenzione ad appropriarsene e imparino ad usarli con i termini più appropriati a loro e alla loro condotta. Chi parla di trasparenza dovrebbe prima di tutto praticarla. Invece di agitarsi, dare la caccia alle spie o minacciare azioni legali nel tentativo di spostare l’attenzione, dovreste preoccuparvi di fornire risposte concrete alle domande che il nostro articolo ha sollevato. Domande semplici, dirette e che attendono ancora chiarimenti: Per quale motivo sono state estromesse le compagnie assicurative storiche e consolidate? Per quale ragione la scelta è ricaduta proprio sull’agenzia gestita dal cognato? Mentre i fedeli chiedono chiarezza, linearità ed etica nella gestione delle risorse ecclesiastiche, a Salerno si preferisce sbraitare e sbandierare la magistratura. Se pensate che la parola “penale” basti a farci arretrare o a mettere il bavaglio a chi pone domande sgradite, avete sbagliato di grosso i vostri calcoli. Aule di tribunale o no, noi continueremo a fare il nostro lavoro fino in fondo. Attendiamo fiduciosi la notifica della querela: sarà il primo passo verso la chiarezza definitiva.
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