La questione del Servizio Idrico Integrato in Campania si trasforma in un vero e proprio caso politico e amministrativo. A sollevarlo con forza in Consiglio Regionale è il gruppo di Forza Italia — guidato dal capogruppo Massimo Pelliccia — che ha portato in aula un’interrogazione (question time) incentrata sulle opacità, sui costi e sulle anomalie gestionali legate a GORI S.p.A. e alla perdurante gestione commissariale dell’ex ATO Sarnese Vesuviano Il cuore della protesta: il 51% di GORI spa di proprietà dei Comuni Nel mirino degli esponenti azzurri c’è un’anomalia patrimoniale che dura da oltre quindici anni: il 51% del capitale sociale di GORI S.p.A., di proprietà pubblica e appartenente ai Comuni dell’Ambito Sarnese Vesuviano, risulta ancora “congelato” in capo alla gestione commissariale liquidatoria, anziché essere trasferito ai legittimi enti locali proprietari. Una situazione che, di fatto, esautora i Comuni dal loro ruolo di soci e dall’indirizzo su un bene primario come l’acqua. A ciò si aggiunge il quadro allarmante evidenziato dalla Corte dei Conti su scala regionale — con ben 330 Comuni su 550 privi di un affidamento completo e situazioni limite come quella di Caserta — e un sistema tariffario che strangola le famiglie. Il paradosso dell’incompatibilità e la replica di Pelliccia Il terreno dello scontro si è fatto rovente sul fronte dei presunti conflitti d’interesse e della sovrapposizione di ruoli. Nel mirino c’è la figura del Dott. Giuseppe Parente, che opera contemporaneamente come Commissario Unico Liquidatore dei soppressi Enti d’Ambito (gestendo il pacchetto pubblico di GORI) e con incarichi di rilievo all’interno dell’Ente Idrico Campano (EIC) — l’organo deputato per legge al controllo su GORI —, avendo oltretutto nominato sub-commissario lo stesso Presidente dell’EIC, Luca Mascolo. Un corto circuito istituzionale che azzera il principio di separazione tra chi gestisce e chi controlla. Alle richieste di chiarimento del gruppo di Forza Italia, in aula ha risposto l’assessore regionale Pecoraro, sostenendo che dagli accertamenti effettuati non sussisterebbero profili d’illegalità circa la cumulabilità dei due incarichi, e precisando che commissario e sub-commissario si sarebbero astenuti dal firmare gli atti in cui si palesava l’incompatibilità. Una spiegazione che ha fatto saltare sulla sedia le opposizioni. Durissima la replica del capogruppo Massimo Pelliccia, che ha denunciato una beffa colossale ai danni dei cittadini: «Qui siamo di fronte a un paradosso inaccettabile: paghiamo fior di indennità a soggetti che cumulano gli incarichi ma che, per stessa ammissione della Giunta, non possono firmare gli atti a causa della palese incompatibilità. In pratica, si percepiscono stipendi e compensi per figure che di fatto non possono lavorare né compiere atti amministrativi. Uno spreco intollerabile e una presa in giro per i campani».Il salasso delle tariffe: «Nei comuni senza GORI si paga un terzo» La denuncia di Forza Italia non si ferma alle poltrone, ma scende sul carovita quotidiano delle famiglie. Durante il dibattito è stato infatti sottolineato un divario a dir poco scandaloso: in comuni limitrofi, caratterizzati da gestioni differenti delle risorse idriche, si registrano tariffe completamente sproporzionate, con canoni praticati da GORI che arrivano a essere il triplo rispetto a quelli applicati nei comuni in cui il gestore privato-pubblico non è presente: “le famiglie pagano l’acqua come se fosse champagne” Un quadro esplosivo che, tra tariffe esose, disservizi, ombre contabili e gestione commissariale a oltranza, spinge Forza Italia a pretendere risposte immediate e un cambio di rotta radicale dalla Regione Campania.
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