Si accende il confronto politico e sociale sulla presunta mancata concessione, per la prossima stagione, delle palestre comunali alle associazioni sportive del territorio. A sollevare pubblicamente la questione è stato un ex consigliere comunale, passato dalla maggioranza all’opposizione durante l’ultima amministrazione guidata dal sindaco De Prisco, prima dello scioglimento del Consiglio comunale. In un duro intervento diffuso sui social, l’ex amministratore ha definito la decisione «l’ennesimo schiaffo in faccia alla comunità», sottolineando le pesanti conseguenze che l’indisponibilità delle strutture avrebbe sulle associazioni, sulle famiglie e, soprattutto, sui giovani. Secondo quanto denunciato, la mancata assegnazione delle palestre comunali rischierebbe di compromettere l’attività di numerose realtà impegnate non soltanto nella promozione sportiva, ma anche nell’inclusione sociale di ragazzi provenienti da situazioni di difficoltà economica, giovani in affido e persone con autismo. Il problema riguarderebbe anche le famiglie che accedono alle attività sportive attraverso i voucher messi a disposizione dalla Regione Campania. «Lo sport non è un semplice passatempo, ma una scuola di vita e un presidio sociale», è il senso dell’appello, con il quale viene chiesto a tutte le forze politiche di superare le divisioni e intervenire unitariamente per individuare una soluzione prima dell’inizio della stagione sportiva. Sulla vicenda è intervenuto l’avvocato Rosario Giordano, esponente di Progetto Comune, che non ha sottovalutato la possibile gravità del problema, ma ha invitato a distinguere le informazioni documentate dalle affermazioni ancora prive di riscontri amministrativi. «Dire che si è appresa la notizia può essere il punto di partenza, ma occorre completarla, spiegando da quale fonte provenga e quali siano le ragioni della presunta esclusione», ha osservato Giordano. Per l’esponente di Progetto Comune, prima di formulare giudizi politici o promuovere iniziative formali è necessario conoscere gli atti. Al momento, infatti, non sarebbero stati indicati il numero e il contenuto di una delibera, di una determina o di un altro provvedimento attraverso il quale sarebbe stata disposta la mancata concessione delle strutture. Le ragioni potrebbero essere diverse: una procedura di assegnazione non ancora conclusa, problemi di disponibilità degli edifici oppure criticità riguardanti l’agibilità, la sicurezza o eventuali lavori da eseguire. Una distinzione tutt’altro che marginale. Se si trattasse di una precisa scelta amministrativa, sarebbe necessario comprenderne le motivazioni e valutarne l’opportunità. Se, invece, l’indisponibilità fosse determinata da problemi strutturali o di sicurezza, il giudizio sulla vicenda cambierebbe radicalmente, pur restando urgente la necessità di individuare soluzioni alternative per le associazioni e per i ragazzi. «Solo conoscendo questi elementi è possibile esprimere un commento fondato e valutare la presentazione di eventuali istanze. In caso contrario, rischiamo di trovarci di fronte all’ennesima notizia incompleta, capace di alimentare il consueto coro disinformato», ha concluso Giordano. La questione resta, dunque, aperta. L’allarme lanciato merita attenzione per le conseguenze sociali che una prolungata indisponibilità delle palestre potrebbe determinare. Allo stesso tempo, spetta agli organi competenti chiarire tempestivamente se esista un provvedimento di esclusione, quali siano le sue motivazioni, quale sia lo stato delle procedure di assegnazione e quando le strutture potranno essere concretamente utilizzate. Perché lo sport rappresenta un diritto e un presidio educativo fondamentale, ma proprio per tutelarlo efficacemente occorrono informazioni complete, atti verificabili e soluzioni concrete, non soltanto contrapposizioni politiche.
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