Forza Italia Campania, la farsa del congresso tra spaccature e ricorsi

di Andrea Fortunato

Ci vuole un certo coraggio – o un’incurabile dose di incoscienza politica – per definire il prossimo congresso regionale di Forza Italia in Campania come «un nuovo inizio». Alla vigilia dell’assise fissata per il 9 settembre, quello che dovrebbe essere il momento supremo di sintesi e visione strategica di un partito di governo si sta trasformando in una parata burocratica al limite del grottesco. Più che a una grande kermesse democratica fondata sul dibattito e sul confronto delle idee, la classe dirigente azzurra si sta preparando a mettere in scena una rappresentazione dove il copione è già scritto, ma gli attori principali si stanno affrontando a colpi di ricorsi, contestazioni e carte bollate. Se si osserva la mappa del partito sul territorio campano, il quadro che emerge è impietoso. Da Salerno a Caserta, passando per l’Irpinia, non si contano più i ricorsi, gli esposti e le denunce formali. Parlamentari di peso, consiglieri regionali, amministratori e storici dirigenti locali parlano apertamente di “farsa da azzerare”. Contestano elenchi del tesseramento resi inaccessibili, convocazioni phantom nei territori, stravolgimenti delle regole e una gestione dell’organizzazione che sembra finalizzata non già a misurare il consenso reale tra gli iscritti, ma a blindare d’autorità la riconferma del gruppo dirigente uscente capeggiato da Fulvio Martusciello. Dall’altra parte, la maggioranza uscente risponde sciorinando elenchi di firme, numeri da plebiscito bulgaro e presunte percentuali di gradimento da capogiro, fingendo che oltre la soglia delle proprie stanze vada tutto bene. Ma la politica, quella vera, non si fa con i comunicati trionfalistici redatti a tavolino né con le guerre di cifre sugli iscritti. Continuare a narrare la favola di un partito solido e coeso mentre le singole province esplodono tra accuse di opacità e tentativi di estromissione della minoranza è una pura operazione di autoinganno. La realtà è che Forza Italia in Campania si presenta all’appuntamento del 9 settembre tagliata esattamente a metà, attraversata da spaccature profonde che nessun applauso d’ordinanza al congresso potrà mai ricucire. Andare a celebrare una resa dei conti interna in queste condizioni, a pochissimi mesi dalle scadenze elettorali più rilevanti degli ultimi anni per il futuro della Regione e dei principali capoluoghi, equivale a un vero e proprio suicidio politico. Una condotta del genere denota una totale incapacità di lettura dei tempi e dei contesti. Il centrodestra campano si gioca partite decisive per la propria credibilità istituzionale e per l’alternativa di governo; eppure, la sua componente liberale e moderata preferisce consumarsi in un logorante regolamento di conti tra correnti, incapace di offrire una proposta politica credibile e unitaria agli elettori. L’aspetto più paradossale di questa parabola autodistruttiva riguarda la gestione del consenso. La dirigenza azzurra continua a ripetere lo slogan delle “porte aperte” alle nuove adesioni, alla società civile, agli amministratori e alle energie fresche del territorio. La cruda verità è che, mantenendo il partito in uno stato di perenne e tossica conflittualità, quelle porte spalancate servirebbero solo a far scappare a gambe levate i militanti storici, i quadri dirigenziali disillusi e tutti quegli elettori moderati che non intendono più fare da spettatori a questo scontro di potere. Chi lascerà Forza Italia, esasperato da un metodo di gestione che azzera il merito e premia il fedelismo di fazione, non smetterà di fare politica. E qui si consuma il danno peggiore: la dispersione di questa classe dirigente andrà inevitabilmente a beneficio di altre forze politiche. Partiti che magari possiedono radici ideologiche, culture politiche e riferimenti valoriali profondamente diversi da quelli del liberalismo berlusconiano, ma che si mostreranno pronti a raccogliere i frutti dell’implosione azzurra. Regalare consensi, competenze e radicamento territoriale ai propri concorrenti – alleati o avversari che siano – per il solo gusto di vincere una conta interna tra pacchetti di tessere è la dimostrazione palese di un’assoluta miopia politica. Non ci si può nascondere dietro un dito: non basta proclamare la centralità dei territori se poi i territori vengono sistematicamente commissariati nei fatti o privati della possibilità di esprimersi democraticamente. Un partito che ambisce a essere perno moderato della coalizione non può permettersi il lusso di liquidare le proteste di intere province come meri “pretesti procedurali”. Quando la contestazione coinvolge parlamentari in carica, consiglieri regionali ed esponenti di primo piano delle singole comunità locali, la questione cessa di essere formale per diventare tragicamente politica. Si faccia in modo, dunque, che questo congresso regionale venga svolto seriamente, restituendo agibilità democratica, garanzie e trasparenza a tutte le componenti in campo. Perché, se le premesse restano queste, la data del 9 settembre non segnerà l’inizio di alcun rinascimento politico. Al momento, l’unica sede idonea per ospitare l’assise di Forza Italia Campania non è un’elegante sala congressi, ma il reparto di pronto soccorso di un ospedale: l’unica struttura attrezzata per gestire la diagnosi di una chiarissima, dolorosa e scomposta frattura multipla.

L'articolo Forza Italia Campania, la farsa del congresso tra spaccature e ricorsi proviene da Le Cronache.