Dalla Festa dell’Ottimismo alla sindrome di Singapore

Antonio Manzo

Sarà oltremodo contento Giuliano Ferrara, sabato prossimo a Firenze, di poter riabbracciare il suo vecchio amico Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, da lui affettuosamente chiamato Vincenzo, comunisti veri da una vita e per questo non agrimensori truffaldini di un inesistente campo largo. Vincenzo De Luca sarà uno dei relatori nel prestigioso panel della Festa dell’Ottimismo con nomi che atterrano la compassata sfilata della ricca Cernobbio certamente più povera di Firenze ma meno dotata di quel senso della realtà di persone famose sul campo nelle istituzioni, negli enti, nell’economia, nell’informazione. Giuliano Ferrara sarà contento di rivedere Vincenzo De Luca dopo aver appreso, da appena due giorni che lui, dopo aver meritatamente governato l’epidemia del Covid in Campania, anche a colpi di lanciafiamme, ha studiato una cura contro la sindrome di Singapore con una “ottimistica” pedagogia contro la cafoneria delle città. E che il suo compagno di partito, avrebbe perfino rivoluzionato il metodo pedagogico di Maria Montessori, con ragioni filosofiche, per affidarsi alla cura “preventiva” contro la sindrome di Singapore con nerboruti “groppini” efficienti ma molto efficaci. Si tratterebbe di efficaci ma molto semplici manganelli (groppo, parola nodo) costruiti con strisce di grasso di maiale. De Luca sa cosa è stato il circuit breaker di Singapore quando il lockdown parziale con restrizioni preventive fu anche fatto osservare a cittadini indisciplinati a colpi di frustate per strada. E così Giuliano Ferrara a Firenze applaudirà Vincenzo De Luca, neo scienziato della cura per gestire efficacemente la sindrome di Singapore con una modifica dello stile di vita dei cafoni di citta e il supporto biopsicosociale con “groppini” di nervo animale in dotazione ai suoi Nos (nucleo operativo sicurezza). E’ tutt’altro che una novità la stima, politica ed umana, di Giuliano Ferrara per Vincenzo De Luca dopo averlo celebrato per la sua maestria politica dopo aver eletto Roberto Fico suo successore alla Regione. Frutto ben coltivato per la straordinaria generosità di De Luca con la maestosa resistenza della Prima Repubblica “all’assalto di scassinatori- scrisse Ferrara- della scatola di tonno con la negazione irriverente dell’onestà-tà-tà” il combinato disposto frutto di Giuseppi Conte e Elly Schelein. Beffato e irriso, quale difensore accanito del re delle fritture clientelari e elettorali, Vincenzo De Luca viene apprezzato da Giuliano Ferrara per una capacità politica del tutto inversamente proporzionale ai suoi contestatori non solo di casa sua per aver organizzato il fortunoso rassemblement “della meravigliosa feccia e della nobiltà e della miseria in una coalizione della vittoria al settanta vinto per cento, miseria e nobiltà di un Totò redivivo con i pacchi di pasta di Achille Lauro e il buongoverno, la sicurezza, la dinastia familiare, l’odio per i magistrati invadenti, il tutto condito con un campionario di insulti e sberleffi a Fico e ai peggio Fico del bigoncio che fa onore alla sua carriera di amministratore, di comunista, di riformista e di stalinista partenopeo o salernitano” De Luca comunque non si tocca – scrisse Giuliano Ferrara -. Una garanzia, per sé e per la intangibilità della scatola di tonno. De Luca resta un santino e un santo, almeno per me che apprezzo da sempre la sua sfacciataggine, il suo imperterrito politicismo che poi famigerata e immensa lista Frankenstein.è la metà almeno di una buona e cattiva politica, l’unica che si conosca in natura. E a Firenze De Luca riscuoterà applausi con la sua linea politica chiara: servono repressione, stazioni dei Carabinieri affollate e pattugliamenti vigili giorno e notte, telecamere di sicurezza permanenti per ogni dove, interventi sociali di integrazione e inclusione nella scuola e nello sport. E per lui non servono i blitz, i fuochi d’artificio delle Procure pronti a spegnersi subito come è giusto che si per naturalissima sopravvivenza di secondi. L’unica cosa che potrà cambiare a Firenze Vincenzo De Luca è il menù del giorno cambiando un piatto di tagliatelle al ragù che ha mangiato e ordinato quando è stato invitato per la terza volta a Firenze alla Festa dell’Ottimismo. Al quarto invito lancerà delle novità nel dibattito soprattutto dopo la voittoria a sindaco di Salerno. E potrà rincarare la dose sulla instabilità degli schieramenti politici, ora con l’entrata in scena del patriottico generale Vannnacci. C’è, per lui, un problema drammatico di classe dirigente che assiste impotente alla morte della democrazia con l’assenza in Italia di una alternativa politica che non c’è né sul piano della coalizione né della qualità politica né dei programmi. Fermo restando il suo giudizio chiaro su quelli del suo partito che continua a definire “ imbecilli del centrosinistra che sono autentiche nullità”. “Io polemizzo perchè questa espressione è il simbolo della stupidità politica e della totale lontananza dei gruppi dirigenti dalle persone di carne e ossa che parlano di coalizione, di alleanze, di centrodestra e centrosinistra”. Ed ha aggiunto: “La Meloni si afferma spesso non per quello che dice ma perché almeno parla come mangia, a volte mangia male un po’ pensate, ma almeno si capisce come parla. Altri esponenti di forze politiche non si capisce quello che dicono”.

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