di Lucia Serino
«Il lavoro della Presidente Annunziata ha dato solidità e peso politico al foro salernitano: non partiamo da zero, partiamo da lì. Ma i numeri più recenti sull’avvocatura ci dicono che non possiamo fermarci». Con queste parole gli avvocati Laura Toriello e Valerio Iorio, candidati nella lista n. 1 “Avvocati & Previdenza” alle elezioni di Cassa Forense per il quadriennio 2027-2030, chiariscono fin da subito il senso della loro proposta: non una rottura con la delegazione uscente, ma una sua naturale prosecuzione, arricchita da idee nuove per rispondere a un quadro che, dietro ai titoli positivi, mostra ancora crepe profonde. Il decimo Rapporto sull’Avvocatura 2026, realizzato da Cassa Forense con Censis e presentato a Roma alla Camera dei deputati, restituisce infatti una fotografia in chiaroscuro. Da un lato i numeri aggregati sono incoraggianti: il reddito complessivo Irpef degli avvocati italiani ha raggiunto gli 11,2 miliardi di euro nel 2024, con una crescita del 7,1% sull’anno precedente, e il reddito medio è salito a circa 51.900 euro, il valore più alto dell’ultimo decennio. Dall’altro lato, però, quella media nasconde disuguaglianze marcate che il dato complessivo rischia di far scomparire. Il divario di genere resta ampio: gli uomini guadagnano in media circa 68.000 euro l’anno, le donne poco più di 33.000, quasi la metà. A questo si somma un divario territoriale tra Nord e Sud che pesa in modo particolare su realtà come quella salernitana, e un progressivo invecchiamento della categoria, con un saldo negativo tra iscrizioni e cancellazioni di circa 2.800 unità nell’ultimo anno. «Sono proprio questi dati più recenti a raccontarci che la crescita del reddito medio non deve illuderci», spiega Toriello. «Più della metà degli avvocati italiani continua a sopravvivere con un reddito lordo che non supera i 35.000 euro l’anno, e in quella fascia le donne guadagnano ancora meno della metà dei colleghi uomini. È una polarizzazione che il dato aggregato nazionale non racconta, ma che chi lavora ogni giorno negli studi, soprattutto nel Sud Italia, conosce benissimo». A pesare, secondo la candidata, non è solo il livello dei compensi ma il rapporto tra questi e i costi fissi della professione, ormai insostenibili per molti studi di piccole e medie dimensioni. Con l’aliquota contributiva salita al 18%, l’accantonamento calcolato su redditi già esigui rischia di generare quella che Toriello definisce «una generazione di poveri previdenziali»: professionisti che, dopo una vita di lavoro, rischiano di ritrovarsi con una pensione inferiore all’assegno sociale. È un meccanismo che si riflette anche sulla fiducia dei più giovani nella professione, testimoniata dal calo degli iscritti agli Ordini registrato negli ultimi anni. «Il Presidente Annunziata ha chiesto idee e progetti concreti per evitare l’abbandono forzato della toga», ricorda Toriello. «Noi accettiamo quella sfida, nella stessa linea di lavoro già avviata, ma cercando di dare ulteriori risposte a chi oggi rischia di lasciare la professione non per scelta, ma per necessità». Il programma della lista n. 1 si muove su due assi principali. Il primo riguarda l’equità contributiva che significa adottare un sistema di riscossione sostenibile per chi vuole regolarizzare la propria posizione: una rateizzazione fino a 120 rate per chi ha accumulato debiti con la Cassa, con azzeramento delle sanzioni e riduzione degli interessi per chi aderisce a un piano di rientro concordato. «L’obiettivo – spiegano Toriello e Iorio – è permettere al professionista di regolarizzare il passato senza soffocare la gestione corrente dello studio, lasciando liquidità immediata a chi ne ha più bisogno». Il secondo asse riguarda l’assistenza. Cassa Forense ha stanziato 20 milioni di euro per 19 bandi nel 2026, un impegno che Toriello e Iorio definiscono «da lodare», ma che va trasformato da intervento temporaneo a prestazione strutturale, attiva tutto l’anno: «Salute, genitorialità e innovazione tecnologica non seguono le finestre temporali dei bandi. Rendendo queste tutele stabili e sempre accessibili si potrà garantire agli studi professionali una reale programmazione economica, offrendo un sostegno concreto nel momento esatto del bisogno e trasformando il welfare da sussidio a pilastro di stabilità.” I bandi assistenziali di Cassa Forense – affermano Toriello e Iorio – si basano sul meccanismo del rimborso a posteriori di parte dei soldi che l’avvocato vincitore ha già versato per l’acquisto dei beni o delle prestazioni oggetto del bando. Per superare l’anticipazione di liquidità gli avvocati Toriello e Iorio propongono due strumenti concreti: una piattaforma e-commerce integrata nel sito di Cassa Forense, in partnership con i fornitori di software e hardware, che permetterebbe al professionista vincitore del bando di ordinare direttamente dalla piattaforma lo strumento tecnologico e di pagare subito solo la quota a proprio carico lasciando a Cassa Forense il compito di corrispondere la restante quota al fornitore; un voucher o credito d’imposta previdenziale, che consentirebbe all’avvocato vincitore del bando la possibilità di scegliere anche di scalare il valore del bando direttamente dai contributi minimi dell’anno successivo. Inoltre, «vogliamo anche aprire i bandi assistenziali a chi oggi ne è escluso perché non in regola con i contributi – aggiungono Toriello e Iorio – perché è un paradosso che chi ha debiti proprio a causa di una crisi non possa accedere agli aiuti pensati per superarla». Chiudendo, Toriello e Iorio tornano sul punto di partenza: «Non ci presentiamo come un’alternativa alla delegazione uscente, ma come una sua evoluzione. I conti solidi e la centralità politica conquistata a Roma dal foro salernitano sono un patrimonio che vogliamo difendere. Ma proprio perché le fondamenta sono solide, sentiamo la responsabilità di guardare ai dati aggiornati e di non fermarci ».
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