Liverani: Capuano ottimo colpo, Dia mancò di rispetto ai tifosi

Un punto in cinque partite, distacco aumentato dalla zona salvezza, 12 gol subiti e un esonero ritenuto inevitabile dopo la sconfitta interna con il Lecce. Messa così l’esperienza di Fabio Liverani alla guida della Salernitana è stata disastrosa. Tuttavia i numeri non raccontano in modo esaustivo quella che fu una parentesi negativa assolutamente coerente con uno spogliatoio spaccato e con una società che aveva commesso una marea di errori puntando il dito sugli allenatori e non su sé stessa per aver presentato alla piazza un progetto tutt’altro che ambizioso. Del resto Paulo Sousa aveva lanciato già in estate un campanello d’allarme senza essere ascoltato dalla stragrande maggioranza di giornalisti e tifosi. A distanza di due anni e mezzo il mister torna a parlare dell’avventura sulla panchina granata e lo fa in esclusiva alla redazione di Cronache. Si parte, però, dalla stretta attualità e dal calciomercato:

Mister, è arrivato a Salerno Marco Capuano. Calciatore che lei ha allenato fino a pochi mesi fa a Terni…

“Lo conosco molto bene e posso dire che la Salernitana ha messo a segno un colpo importante per la categoria. Ritengo abbia le caratteristiche giuste per integrare al meglio la rosa della Bersagliera, del resto stiamo parlando di un calciatore di grandissima esperienza e che ha calcato anche palcoscenici diversi dalla C. Ha tutto: è rapido di gambe e di pensiero, legge le situazioni in anticipo, è tatticamente preparato e ha la personalità per giocare in una piazza del calibro di Salerno. Un innesto azzeccato, senza ombra di dubbio”.

C’è però il rischio legato al mancato svolgimento del ritiro. Eppure lunedì dovrà stringere i denti e scendere da subito in campo…

“Inutile nasconderci: il rischio c’è. Magari calcolato, ma c’è. E’ un professionista serissimo e sicuramente avrà lavorato per non farsi trovare impreparato, ma l’allenamento quotidiano insieme ai compagni e allo staff è tutt’altra cosa. Nella mia esperienza a Terni ho dovuto gestirlo un po’. Era reduce da una stagione importante, fatta quasi interamente da titolare. Con me ha avuto qualche problemino fisico e abbiamo dosato le energie per averlo al 100% ogni volta che scendeva in campo. Credo che anche la Salernitana dovrà essere brava ad allenarlo nel modo giusto e a inserirlo progressivamente nella formazione titolare”.

A proposito di Salernitana, in panchina c’è un allenatore che lei conosce benissimo. E’ sorpreso dal fatto che Cosmi pubblicamente abbia espresso malumore per il mercato?

“Sì, ho un bel rapporto con Serse e ricordo volentieri le esperienze che abbiamo condiviso a Perugia. Credo che abbia un’esperienza tale da potersi permettere esternazioni pubbliche inerenti il calciomercato. Sicuramente si sarà confrontato più volte in separata sede con la proprietà e con il direttore sportivo, avrà detto alla stampa ciò che ha riferito privatamente ai suoi più stretti collaboratori. Ma state certi che lo fa per il bene della Salernitana, non per mettere le mani avanti o per un tornaconto personale. Il ragionamento è semplice: se fai tutto alla perfezione non è detto che alla fine vinci il campionato, figuriamoci se ci sono errori o ritardi sul mercato. Credo che il mister abbia lanciato un segnale a fin di bene alla proprietà”.

Lei nel 2024 lanciò un SOS prospettando implicitamente un futuro difficile per la Salernitana. Ma si aspettava un repentino passaggio dalla A a un anonimo piazzamento in C?

“Sinceramente…sì! Sono stato poco a Salerno, ma ho avuto da subito la percezione che qualcosa non andasse per il verso giusto. C’erano costanti invasioni di campo che comportavano caos, se non si pretende il rispetto dei ruoli diventa tutto più difficile. All’epoca accettai perché ero convinto di poter fare qualcosa di importante, ma mi resi subito conto che la situazione fosse molto più complessa di quanto mi avessero prospettato. I giocatori non si parlavano tra di loro, la proprietà era assente, purtroppo Sabatini non aveva la possibilità di darci qualcosa in più a causa delle sue condizioni di salute. Fu un peccato perché salvarsi a Salerno sarebbe stato il massimo, ma quella squadra era destinata a retrocedere già dalla prima giornata. E non solo per un discorso tecnico”.

Nella conferenza stampa pre-Lecce lei disse tante cose, parlando chiaramente alla città anche a costo di ricevere critiche. Alla fine fu esonerato. Nel calcio conviene dire la verità?

“Sì, assolutamente. Puoi avere anche l’esonero dietro la schiena o la certezza di retrocedere, ma fino a quando rappresenti un club devi sempre essere un professionista serio e dare il massimo. Io mi esposi perché pensavo ci fossero problematiche che l’ambiente non aveva inquadrato correttamente. Lo feci con coscienza e per il bene del club. Ma non venni ascoltato. Nel tempo i fatti purtroppo mi hanno dato ragione. Se dopo un 4-0 con l’Inter, squadra terribilmente più forte di noi e con tanti nostri calciatori out per infortunio, mi dicono “Non ci saremmo aspettati questa Salernitana” vuol dire che si vive su un altro pianeta”.

Eppure la sua Salernitana non giocava proprio malissimo…

“Per quella che era la situazione che avevo ereditato non era certo scontato mettere sotto Udinese, Monza e Lecce creando una marea di palle gol. Ripeto, con un gruppo di calciatori pieno di stranieri, con mille problematiche e con un dialogo pari a zero. Vuol dire che un minimo di lavoro era stato fatto. Fui esonerato, ma mi pare che in quella stagione cambiarono tanti allenatori eppure la Salernitana non si schiodò mai dall’ultima posizione”.

Qual è stato l’errore principale di Iervolino?

“Dal punto di vista imprenditoriale penso che sia indiscutibilmente una persona validissima, speriamo possa avere presto uno scatto d’orgoglio che gli permetta di prendere in mano la situazione ed essere più presente. Io gli consiglio di circondarsi di professionisti e uomini di calcio che gli facciano ritrovare fiducia. Nel rispetto dei ruoli, immaginando di volta in volta un budget adeguato senza svenarsi, ma con la consapevolezza che Salerno non può vivacchiare in C. La sensazione che ebbi in quel mese da allenatore della Salernitana fu di una società che cercava alibi e colpevoli senza mai fare mea culpa o rendersi conto dei propri errori. E così non si va da nessuna parte. Sarebbe bastato dire “Cari tifosi, abbiamo sbagliato. Retrocederemo male, ma ripartiremo per vincere la B”. Nessuno avrebbe avuto nulla da contestare. E invece era sempre colpa degli altri”.

Con un discorso del genere sarebbe rimasto anche in B?

“Certo. La mia storia personale insegna due cose. Anzitutto non ho mai avuto paura di ripartire dopo una retrocessione o un’annata storta. E ogni volta che ho avuto la possibilità di lavorare sono arrivati i risultati auspicati. A Terni, di recente, per quelle che erano le condizioni generali abbiamo fatto un’annata eccellente. Sarei rimasto, sì, a patto però di essere affiancato da persone diverse e che tenessero a cuore le sorti della Salernitana”.

In quel periodo esplose pure il caso Dia. Di recente un ex granata, Del Grosso, ha detto ai nostri microfoni che lei fece bene a denunciare pubblicamente certe cose dopo Udine…

“E lo rifarei mille volte. In quel momento ha mancato di rispetto alla società che ti paga, ai compagni, ai tifosi che hanno fatto chilometri. Mi sembrava giusto far capire alla piazza in che condizioni stessimo lavorando. Si fosse scusato non avrei avuto problemi a reintegrarlo in gruppo. Dico, però, che il problema Dia nasceva dall’estate, non era certo colpa di Liverani. Aveva ormai mentalmente chiuso con la città, con la Salernitana e con la società: è solo una delle tante problematiche inattese che ereditai”.

Qui Iervolino fatica a investire e la rosa non è all’altezza della promozione diretta, ma lei a Terni ha vissuto un’annata ricca di problemi societari sfociata nel fallimento. Giusto tenersi stretto il patron solo per la paura di un successivo salto nel vuoto?

“L’ho detto prima: Iervolino è un imprenditore top che deve ritrovare entusiasmo. Sicuramente, soprattutto in questa categoria, avere un patron come lui è un grosso vantaggio. Ma prima o poi spero che esca allo scoperto e spieghi quali siano i reali progetti della Salernitana e quali investimenti voglia fare. La piazza chiede anzitutto chiarezza”.

Piazza che ha risposto con 6500 abbonati, 1300 in più dell’anno scorso…

“E vi meravigliate? Conosco la passione del pubblico, so che c’è un seguito importante. Da avversario percepivi l’Arechi come uno stadio che incide e ti aiuta. Ma purtroppo tifo e blasone non bastano se non ci sono società che investono e organici competitivi. Certo, chi rappresenta la Salernitana deve essere consapevole che in C si deve puntare esclusivamente a vincere”.

ìGaetano Ferraiuolo

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