Terre rare, cosa c’è dietro la collaborazione scientifica tra Cina e Iran

“Esplorazione e lavorazione delle terre rare”. È il nome di un workshop organizzato dalla Fondazione Nazionale per le Scienze Naturali della Cina e dalla Fondazione Nazionale di Scienze dell’Iran. Un settore strategico nella competizione tra Pechino e Stati Uniti, anzi probabilmente il più cruciale, entra dunque nel terreno di cooperazione tra la potenza asiatica e Teheran. L’istituto statale cinese metterà a disposizione 30 mila yuan (circa 4 mila euro) per il workshop, inserito all’interno di un programma di collaborazione che comprende anche altri temi. Una somma modesta per la portata fondamentale dell’argomento, ma che rappresenta il segnale di una crescente collaborazione scientifica tra Cina e Iran sulle terre rare. Mentre il conflitto tra la Repubblica islamica con Stati Uniti e Israele e la crisi di Hormuz restano irrisolti.

I giacimenti non bastano: ecco perché Teheran ha bisogno di Pechino

La collaborazione tra le due fondazioni risale al 2017, quando la parte cinese definiva l’Iran un Paese importante per la Belt and Road Initiative (progetto conosciuto in Italia col più romanticheggiante nome di Nuova Via della Seta). Negli anni successivi sono arrivati progetti congiunti su matematica, biologia, medicina, energie rinnovabili, materiali, clima e intelligenza artificiale. I workshop sono partiti nel 2024 con clima, intelligenza artificiale, materiali avanzati e manifattura. Quest’anno irrompono le terre rare. Il programma resta al momento formalmente scientifico. Non ci sono elementi per collegarlo a un trasferimento diretto di tecnologia militare, né Teheran è vicina a costruire una propria industria delle terre rare. La Cina dal canto suo ne controlla già la filiera mondiale. L’Iran, le cui capacità di estrazione e lavorazione sono ancora embrionali, ha invece bisogno delle competenze necessarie a trasformare i giacimenti in una capacità produttiva. Individuare le risorse nel sottosuolo non basta. Il vero collo di bottiglia è la separazione e la raffinazione, proprio il segmento nel quale Pechino ha costruito il suo vantaggio tecnologico e industriale.

Terre rare, cosa c’è dietro la collaborazione scientifica tra Cina e Iran
Un giacimento di terre rare.

Gli interessi cinesi in Iran e l’arma negoziale con l’Occidente

Il potenziale geologico dell’Iran è però significativo: sono state individuate anomalie riconducibili alle terre rare su circa 7 mila chilometri quadrati nella parte centrale della Repubblica Islamica. E le formazioni di ferro e fosfati presenti nel Paese sono considerate favorevoli alla presenza di depositi. Pechino sta dunque esplorando nuove forme di cooperazione e ha cominciato a inviare in Iran ricercatori del settore, nello stesso momento in cui restringe l’accesso alle proprie tecnologie di raffinazione e utilizza il controllo della filiera come leva nei rapporti con Washington. La Cina possiede le maggiori riserve mondiali, domina produzione e soprattutto lavorazione e ha risposto alla nuova guerra commerciale di Donald Trump introducendo controlli alle esportazioni che hanno creato difficoltà ai produttori americani. La stessa arma negoziale viene utilizzata con i Paesi europei, colpendo diverse industrie chiave come l’automotive e l’elettronica avanzata. Il discorso riguarda anche la difesa. Le terre rare entrano nei sistemi radar, nell’elettronica avanzata, nei motori e nei sistemi di guida utilizzati anche da missili e caccia. Le guerre in corso hanno accorciato la distanza tra materie prime e arsenali militari. Magneti, semiconduttori, minerali critici, propellenti, batterie, satelliti e software rientrano ormai nella stessa competizione industriale. Non è un caso che nelle settimane in cui gli Stati Uniti cercano di ricostruire le proprie scorte militari prosciugate dal conflitto in Medio Oriente, l’amministrazione Trump abbia anche annunciato tre miliardi di dollari di investimenti nei minerali critici e nelle batterie. Obiettivo: ridurre la dipendenza dalle catene di approvvigionamento cinesi.

Terre rare, cosa c’è dietro la collaborazione scientifica tra Cina e Iran
Xi Jinping e Donald Trump (Ansa).

I sospetti di Washington

Anche per questo, la notizia della collaborazione sinoiranana sulle terre rare potrebbe attirare l’attenzione di Washington, dove negli scorsi mesi è aumentata l’attenzione sulle voci di una possibile cooperazione tra Pechino e Teheran in materia di difesa. A luglio, Reuters ha riferito di un accordo per la consegna di 400 lanciamissili antiaerei portatili da un’azienda con sede a Hong Kong, per un valore compreso tra 60 e 70 milioni di dollari e in grado di abbattere droni, elicotteri e velivoli a bassa quota. Non si tratta di armamenti offensivi né di una fornitura miliardaria dunque. L’accordo inoltre sarebbe gestito da una società privata e non statale. Eppure, gli armamenti andrebbero a colmare una delle principali vulnerabilità dell’Iran: la difficoltà nel proteggere i propri siti militari e le proprie infrastrutture strategiche dagli attacchi aerei di precisione.

Xi vuole tutelare la rete di rapporti costruita in Medio Oriente

Il ministero degli Esteri di Pechino ha liquidato la notizia come «completamente infondata», ma in passato Washington aveva sanzionato altre società cinesi accusate di avere sostenuto la base industriale della difesa iraniana, in particolare nell’osservazione satellitare e nell’intelligence geospaziale. La Cina si muove del resto senza aderire pienamente alle esigenze iraniane. Durante la guerra ha ridotto del 40 per cento gli acquisti di greggio dall’Iran, compensando con un maggiore ricorso alle riserve strategiche e con forniture provenienti da altri produttori regionali. Teheran resta importante per la sicurezza energetica cinese, ma non abbastanza da mettere a rischio la rete di rapporti costruita da Xi con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e le altre monarchie del Golfo. La Casa Bianca ha finora evitato di trasformare il dossier iraniano in un nuovo fronte dello scontro con Pechino. Trump ha citato più volte le rassicurazioni che dice di aver ricevuto direttamente da Xi sul mancato sostegno militare a Teheran. Il tema potrebbe comunque entrare nell’agenda del prossimo summit tra i leader delle due potenze, che dovrebbe tenersi il 24 settembre alla Casa Bianca.