Salernitana. Radovanovic: Inutile girarci attorno: Cosmi non è contento

Quando tre anni fa, in un momento apparentemente positivo per la Salernitana, uscì allo scoperto parlando delle lacune della società ed evidenziando gli errori dei vari direttori sportivi scelti da Iervolino sembrava quasi una voce fuori dal coro. O uno sfogo dettato dalla rabbia e dal rancore per essere stato ceduto contro la sua volontà in quel gennaio 2023 contraddistinto dalle otto sberle di Bergamo e da quel Nicola va-Nicola viene che rischiava di compromettere la stagione. Oggi, invece, le dichiarazioni rese all’epoca da Ivan Radovanovic riecheggiano con forza negli ambienti del tifo granata, con tante persone che lo scorso 19 giugno lo ringraziarono di persona per aver aperto gli occhi alla piazza in largo anticipo dimostrando un affetto sincero per il cavalluccio marino. Intervistato in esclusiva dalla redazione di Cronache, uno dei protagonisti della famosa salvezza del 7% ha parlato a cuore aperto rammaricandosi per un mercato che non decolla e per l’ennesimo stravolgimento estivo operato da Faggiano. Ecco il pensiero di Radovanovic:

E’ notizia di oggi che Ferrari, uno dei perni della rosa, sia stato ceduto. Ancora una volta gli acquisti dipendono dalle partenze…

“Quando a giugno sono tornato a Salerno per festeggiare con voi il compleanno avevo commentato positivamente la scelta del club di riconfermare il direttore sportivo Faggiano e il tecnico Cosmi. Finalmente intravedevo all’orizzonte un progetto basato sulla continuità. Invece ancora una volta c’è stata una mezza rivoluzione e stanno andando via tanti calciatori che hanno potenzialità indiscutibili per la categoria. Da tifoso, però, credo che dobbiamo provare ad avere ancora fiducia. I nuovi innesti non sono gli ultimi arrivati e il mister ha l’esperienza necessaria per essere una guida autorevole. Ma ora è tempo di capire dalla proprietà se abbia voglia di investire o no a Salerno”.

Cosmi ha chiesto pubblicamente rinforzi, il club ha risposto cedendo due potenziali titolari. Lei, da allenatore, come reagirebbe?

 

“Inutile girarci attorno: l’allenatore non è contento. Ho ascoltato anche io le sue dichiarazioni pre e post coppa Italia, si palesa una insoddisfazione per le potenzialità della rosa che ha a disposizione. Non è un tecnico inesperto o alle prime armi, dunque ora consapevole che uscire allo scoperto in modo così chiaro potesse creare una frattura con la società e con la dirigenza. Evidentemente è talmente deluso che ha preferito esternare il suo pensiero”.

Lei tre anni fa aveva parlato di una Salernitana destinata a ridimensionarsi, con direttori sportivi che hanno sbagliato tanto e una proprietà non così intenzionata a investire. Ma si aspettava un crollo del genere?

“Fino a questo punto no, si sta toccando il fondo. Io ho avuto pochissime occasioni per parlare con Iervolino e mi sembra una brava persona. In quel periodo anche la famiglia si era affezionata alla Salernitana e lui prospettava grossi investimenti. Certo, quando sono stato ceduto mi sarei aspettato una sua presa di posizione a mio favore. Serve a poco chiedere ai calciatori di gettare il cuore oltre l’ostacolo e di innamorarsi della Salernitana se poi si manda via chi sarebbe rimasto a vita senza guardare ai soldi e solo per amore dei tifosi e della maglia”.

Ha ancora rammarico per quella scelta di De Sanctis di mandarla via a metà stagione…

“Sì, fu un momento difficile anche per la mia famiglia. Avrei accettato la panchina senza problemi, a me interessava dare continuità al progetto che avevo sposato quando sembravamo destinati alla serie B e io diedi la mia disponibilità totale anche in caso di retrocessione. Dov’è la riconoscenza per chi dà l’anima per un club? E qui estendo il discorso: se guardiamo la Salernitana attuale chi sono i leader? Chi ha la forza e il carisma per trascinare i compagni nei momenti difficili? Quella è una maglia che pesa anche quando si vince, eppure ogni anno si stravolge tutto e non si crea identità. Perché la società non dà spazio a chi vuol bene alla Salernitana e alla tifoseria? Si era parlato di Gyomber…ma che aspettate a riprenderlo?! Vogliono capire che servono uomini guida all’interno dello spogliatoio? Mi vengono i brividi dalla rabbia, c’è un potenziale enorme e stanno dilapidando tutto”.

Effettivamente sembra una squadra senza identità…

“Ho sentito parte dei tesserati commentare positivamente l’epilogo dello scorso campionato. Ma stiamo scherzando? A Salerno si deve festeggiare ed essere soddisfatti solo se si vince, non per una semifinale playoff di serie C tra l’altro persa. Vi faccio un esempio che riguarda la prima salvezza, quella del 7%. A gennaio il direttore Sabatini portò a Salerno tantissimi calciatori nuovi. Tutti ebbero l’intelligenza di entrare nello spogliatoio in punta di piedi, rispettando chi aveva riportato con sacrificio e bravura la Salernitana in serie A lottando nel girone d’andata tra mille problematiche e incognite societarie. Alla lunga molti di noi tolsero il posto a chi c’era già, ma vi assicuro che Di Tacchio, Capezzi e tanti altri si allenavano a mille e con una professionalità commovente. Mai una parola fuori posto, mai un minuto di ritardo al campo, mai una lamentela con l’allenatore. Eppure continuavamo a perdere, almeno fino a marzo. E loro? Sempre al nostro fianco, a trasmetterci il senso d’appartenenza e a farci capire cosa avrebbe significato salvarci in una piazza del genere.  I nuovi rimasero sorpresi, ci sentimmo responsabilizzati: se chi ha fatto la storia e non gioca tiene così tanto alla Salernitana perché non dovremmo dare noi dieci volte di più quando scendiamo in campo?”.

Che ricorda di quella salvezza da brividi?

“Ho ancora tatuata sulla pelle la mia immagine con il fumogeno in mano mentre corro sotto tutti i settori dello stadio. Fu un finale incredibile. Potevamo salvarci in anticipo, ma col Cagliari prendemmo gol al 99’ e a Empoli sbagliammo un rigore nel finale. Lo 0-4 con l’Udinese sembrava infrangere un sogno, invece fu 0-0 tra Venezia e Cagliari e restammo con merito in serie A. Proprio sulla trasferta di Empoli mi soffermo spesso quando parlo con amici ed ex colleghi: arrivammo allo stadio e sembrava di stare a Salerno, c’erano 5-6mila persone e ci venne la pelle d’oca. Quella gente non poteva retrocedere”.

Oggi la tifoseria è divisa: sostenere o contestare?

“Io dico una cosa: fino a qualche anno fa giocare all’Arechi era impresa per tutti, noi percepivamo il timore degli avversari già dal riscaldamento quando guardavano la nostra curva. Anche gente abituata a calcare palcoscenici di un certo spessore. Oggi invece a Salerno vincono tutti, sta venendo meno il fattore campo e sembra quasi che le altre non vedano l’ora di affrontare la Salernitana per sbloccarsi o per fare bella figura. Questo dovrebbe dare una rabbia ulteriore alla società, non si può vivacchiare in C o farsi scappare i giocatori più rappresentativi. Io so che lì il tifo è davvero un’arma in più, ti danno una spinta notevole…a patto che i tesserati capiscano cosa significhi la maglia granata. Altrimenti si continuerà a perdere in casa e a essere soddisfatti per un’eliminazione nelle semifinali playoff…”.

C’è qualche aneddoto legato alla sua esperienza in granata?

“Sarebbe facile parlare della mia esultanza sotto il settore ospiti dell’Olimpico dopo il gol a Roma. Io invece voglio ricordare il percorso che facevo da casa al Mary Rosy, durante il quale incontravi famiglie, bambini e persone che ti davano affetto e ti trasmettevano l’amore per la Salernitana. Ho sempre dato peso ai rapporti personali, soprattutto con chi lavora per te dietro le quinte e non sa nemmeno quanto sia importante per noi. Magazzinieri, giardinieri, tutti quelli che vogliono bene alla Bersagliera. Oggi, quando torno in città, sento di essere benvoluto e questo vale più della salvezza e delle vittorie ottenute”.

A proposito di ritorni, lei è stato a Salerno il 19 giugno per festeggiare il compleanno dei granata. Che emozioni ha provato?

“Uniche. Ero tornato in vacanza qualche volta negli anni precedenti, mi sono goduto le bellezze di Paestum e Castellabate. Quest’anno dovevo scendere da voi il 21 giugno, ma Sasà Avallone mi ha invitato a partecipare a quella bella iniziativa e ho accettato volentieri. Ebbi modo di parlare con tanti calciatori che hanno scritto davvero la storia a Salerno e ho avuto conferma di quanto vi dicevo: chi viene a giocare lì vi porterà sempre nel cuore. Io ormai sono uno di voi, un tifoso acquisito. E spero che la Salernitana, al di là delle polemiche, possa tornare in serie B vincendo il campionato senza passare dai playoff”.

ìGaetano Ferraiuolo

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