Aliberti, Sanità al collasso, la politica pensa alle poltrone

Dall’evacuazione dell’ospedale di Battipaglia alle liste d’attesa, dalla mancata attuazione della medicina territoriale fino alla chiusura degli ospedali di Scafati e Agropoli. Il sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti, lancia un durissimo attacco alla gestione della sanità campana, parlando di “assenza di visione”, “ritardi gravissimi” e di una provincia di Salerno “messa al bando”. Al centro dell’intervento del primo cittadino c’è l’emergenza che ha coinvolto il “Santa Maria della Speranza” di Battipaglia, evacuato per verifiche strutturali. «L’evacuazione dell’ospedale di Battipaglia rappresenta la ciliegina sulla torta di una programmazione che in questi anni ha soltanto pensato e programmato la realizzazione del mega ospedale di Salerno», afferma Aliberti, sostenendo che tale scelta rischierebbe di sottrarre posti letto agli ospedali periferici della provincia. Il sindaco collega quanto accaduto a Battipaglia alla vicenda dell’ospedale di Scafati, chiuso circa quindici anni fa anche per problemi strutturali. «Quando viene evacuato un ospedale per motivi strutturali, dopo aver trovato la scusa che Scafati non poteva riaprire per gli stessi motivi, da sindaco capisco di essere stato preso in giro», dichiara. Nel mirino dell’esponente scafatese finiscono i dieci anni di governo regionale. «Non c’è nessuna scusante per chi ha governato la Campania in questo periodo», attacca, denunciando il mancato raggiungimento degli obiettivi legati alla sanità territoriale e alla riduzione dei tempi di attesa per le visite specialistiche. Secondo Aliberti, la Regione non avrebbe saputo né organizzare adeguatamente le risorse umane né creare una reale integrazione tra ospedali, poliambulatori e nuova rete della medicina territoriale. Particolarmente severo il giudizio sulle Case di Comunità finanziate con il Pnrr. «Sono ancora al palo, con ritardi organizzativi gravissimi. Sono soldi pubblici che non hanno portato alcun beneficio concreto ai cittadini», afferma, ricordando che per alcune prestazioni specialistiche si arriverebbe ad attendere anche un anno. Il sindaco punta poi il dito contro l’alta mobilità passiva, tra le più elevate d’Italia. «I nostri cittadini sono costretti ai viaggi della speranza non perché manchino medici bravi, ma perché mancano strumenti e, adesso scopriamo, anche strutture adeguate», sostiene. Dure critiche anche al sistema dell’emergenza-urgenza, definito «in mano alla volontà divina», con ambulanze spesso affidate a infermieri chiamati ad assumersi enormi responsabilità. Aliberti dedica un passaggio anche alla situazione di Agropoli, dove da anni si chiede il ritorno di un presidio ospedaliero nella rete dell’emergenza. «Inserire un pronto soccorso senza le specialità necessarie a sostenerlo è una presa in giro per i cittadini del comprensorio», afferma, rivendicando la necessità di un ospedale attrezzato e non di una struttura limitata a riabilitazione e lungodegenza. Il primo cittadino richiama inoltre il ruolo che aveva l’ospedale di Scafati prima della chiusura. «Effettuava oltre 50mila prestazioni l’anno solo con il pronto soccorso e rappresentava un filtro fondamentale per l’ospedale di Nocera», osserva, denunciando le attese fino a dieci ore nel presidio nocerino e le difficoltà del pronto soccorso di Sarno. Il quadro tracciato da Aliberti è quello di una rete sanitaria provinciale in sofferenza. «Vedere le ambulanze trasportare pazienti da Battipaglia a Roccadaspide, a Eboli o bambini a Nocera è il segno di una sanità da Terzo mondo», afferma, lamentando «il silenzio assordante di tutti i partiti». Secondo il sindaco, il problema non riguarderebbe solo Battipaglia ma anche altre strutture della provincia. «Da un punto di vista strutturale, la questione interessa altri ospedali e altri distretti sanitari sui quali si preferisce fare silenzio», sostiene, criticando una visione che privilegerebbe le nuove Case di Comunità rispetto alla riqualificazione degli ospedali esistenti. Da qui l’appello al Governo nazionale e ai sindaci del territorio. «C’è bisogno di un intervento dello Stato e di un atto di coraggio dei sindaci, al di là dei colori politici», conclude Aliberti. «È finito il tempo di nascondersi o di sperare che i rapporti politici favoriscano un territorio rispetto a un altro. Qui la sanità sta sprofondando, non solo sul piano dei servizi ma anche sotto il profilo strutturale, che è ancora peggio».

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