La crisi di Ceuta approda sul tavolo dell’Unione europea

Oggi è il giorno della riunione straordinaria in videoconferenza del Consiglio Ue informale Interni convocata dalla presidenza irlandese dopo la crisi migratoria di Ceuta, anche in risposta alla lettera promossa Italia e Danimarca e sottoscritta da altri 20 Stati membri. Una missiva ha evidenziato le differenze di vedute dei Ventisette. Matteo Piantedosi, che rappresenta il governo Meloni, dovrebbe presentare la proposta di Roma per la creazione entro il 2027 di hub di rimpatrio in Paesi extra-Ue.

La crisi di Ceuta approda sul tavolo dell’Unione europea
Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

L’Europa è divisa dopo la crisi di Ceuta

La lettera scritta dalla premier italiana Giorgia Meloni e dall’omologa danese Mette Frederiksen, che chiede una risposta coordinata dopo i fatti di Ceuta, è stata appoggiata in tutto da 22 Paesi. Oltre alla Spagna, tra i firmatari non figurano Francia e Portogallo (i due Paesi confinanti), e nemmeno Irlanda e Lussemburgo. Da una parte, 22 Stati chiedono un rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne, contestando le politiche spagnole di regolarizzazione dei migranti. Dall’altra, Madrid continua a denunciare la scarsa solidarietà mostrata da alcuni partner Ue. Italia in primis.

Cosa chiedono i 22 Paesi firmatari

I 22 Stati firmatari chiedono di rafforzare il controllo delle frontiere esterne, di aumentare il sostegno a Frontex (l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera) e di intensificare la cooperazione con il Marocco. La lettera invita inoltre l’Ue a contrastare le politiche nazionali che possano funzionare come fattori di attrazione e produrre conseguenze anche negli altri Paesi europei. Si tratta di un evidente riferimento alla maxi-sanatoria avviata dal governo di Pedro Sanchez per centinaia di migliaia di extracomunitari già presenti in Spagna. Da parte sua, Ursula von der Leyen ha ribadito che l’Ue è al fianco di Madrid, richiamando i Ventisette all’unità sul tema.

Le critiche a Sanchez per la maxi-sanatoria

Il governo Sanchez ha avviato a metà aprile una nuova regolarizzazione di persone immigrate già presenti in Spagna. In due mesi sono arrivate più di un milione di domande, mentre Madrid aveva inizialmente stimato tra le 500 mila e le 750 mila persone interessate. La maxi-sanatoria, diventata terreno di scontro tra l’esecutivo e l’opposizione e tra la Spagna e buona parte dell’Ue, riguarda migranti già presenti in Spagna, in grado di dimostrare almeno cinque mesi di residenza continuativa al primo gennaio scorso e senza precedenti penali. Soprattutto latinoamericani, ha spiegato Sanchez, spesso impiegati in maniera irregolare, da stabilizzare e integrare. Il capo della Moncloa respinge il collegamento tra la sanatoria e la crisi di Ceuta, sostenendo che lo straordinario afflusso di migranti nell’exclave spagnola sia stato alimentato da informazioni false diffuse sui social media e dalle reti dei trafficanti.

La crisi di Ceuta approda sul tavolo dell’Unione europea
Agenti della Guardia Civil a Ceuta (Ansa).

La posizione dell’Italia, ai ferri corti con la Spagna

Tornando all’Italia, protagonista di un duro botta e risposta con la Spagna sul tema migranti, Roma chiederà di sveltire le procedure la costruzione di centri di rimpatrio dei migranti fuori dai confini dell’Ue sul “modello Albania”, ma finanziati almeno in parte dall’Unione europea e localizzati perlopiù in Africa. Ci sarebbe già una lista preliminare di Paesi che potrebbero essere coinvolti: Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Etiopia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia e Montenegro. L’Italia dovrebbe anche chiedere l’attuazione stringente del programma Gsp+, che sarà in vigore dal primo gennaio del 2027 e che lega i vantaggi daziari per i Paesi in via di sviluppo all’effettiva collaborazione nel riammettere i propri cittadini che soggiornano illegalmente nell’Unione europea.