Portanova alla Reggiana, Non una di meno: «Stupratori in campo non ne vogliamo»

La polemica sull’ingaggio di Manolo Portanova, calciatore di 23 anni ora alla Reggiana 1919, non si placa. Da giorni a Reggio Emilia tifosi e cittadini si dividono sull’arrivo dell’atleta, in prestito dal Genoa, ma al centro di una vicenda giudiziaria non ancora conclusa. Portanova è stato condannato in primo grado nel dicembre 2022 a sei anni di reclusione per stupro di gruppo. Nonostante il ricorso presentato dai legali del giocatore e l’appello previsto per il prossimo novembre, in tanti condannano il club per averlo accolto. In ultimo anche le femministe di Non una di meno, che hanno organizzato anche un sit-in di protesta «contro l’ennesima offesa alle vittime di violenza patriarcale che ha macchiato la nostra città».

Non una di meno: «Regaliamo prestigio agli uomini violenti»

Come riportato da Repubblica, il collettivo di femministe alza la voce e attacca: «Ecco come li trattiamo gli uomini violenti in questo paese, e ora anche nella nostra città: pur in presenza di una condanna da parte di un tribunale di Stato – anche se di primo grado, non importa – regaliamo loro prestigio e immunità sociale. Tutto questo è spaventoso, ma non ci ferma, non ci intimidisce». Non una di meno ha organizzato il sit-in con cui vuole condannare «una vicenda orribile, di cui si è resa scandalosa protagonista la dirigenza della Reggiana calcio».

Continuano le polemiche su Portanova alla Reggiana. Non una di meno organizza un sit-in
Manolo Portanova (Getty).

Le attiviste: «Gli interessi economici valgono più di tutto»

Le attiviste ricordano che «Portanova non ha toccato un pallone in partite ufficiali dal dicembre scorso, tagliato fuori dallo stesso genoa. A gennaio era previsto il passaggio al Bari ma la protesta dei tifosi ne ha bloccato il trasferimento». Ora l’arrivo in Emilia: «È arrivata la Reggiana ad accogliere tra le sue braccia “materne” come risorsa da valorizzare per il rilancio della squadra, lo stupratore condannato. Che brutta storia». L’attacco prosegue: «In questo caso sono gli interessi economici e di prestigio della squadra a valere più di ogni altra cosa. Si decide di proteggere un uomo accusato e condannato per stupro in primo grado, di chiudere per così dire un occhio, di sminuire l’accaduto perché “la politica in certe cose non dovrebbe entrare, men che mai nello sport”. E poi: “L’iter processuale non è ancora terminato, si vedrà alla fine”».

Lo slogan: «Stupratori in campo non ne vogliamo»

Le attiviste di Non una di meno concludono: «Ci sentiamo dire ogni giorno, con stomachevole enfasi retorica, che le donne devono avere il coraggio di denunciare, ma poi non siamo credute, veniamo silenziate e messe in croce, mentre all’uomo violento viene data non solo un’altra possibilità, basata sulla cieca fiducia che si ripone nella sua innocenza, ma anche, come nel caso di Portanova, una bella e nuova opportunità lavorativa che impatta su una platea vastissima». Da qui lo slogan del sit-in: «Stupratori in campo non ne vogliamo».

Continuano le polemiche su Portanova alla Reggiana. Non una di meno organizza un sit-in
Portanova accanto a Vasquez, suo compagno al Genoa (Getty).

Il salario minimo per Musumeci è «assistenzialismo»: Pd e M5s attaccano il ministro

Le parole sul salario minimo pronunciate dal ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, non sono piaciute ai partiti d’opposizione. L’ex presidente della Regione siciliana ne ha parlato a a margine del convegno Parlate di mafia, organizzato a Palermo dei gruppi parlamentari Fratelli d’Italia. Ha affermato: «Secondo Schlein è anche una risposta alla mafia? Credo che la risposta sia il lavoro. Basta con questo assistenzialismo. La destra e il centrodestra si contraddistinguono anche per un altro tipo di capacità propositiva». Pd e Movimento 5 stelle hanno immediatamente reagito criticando il ministro.

Schlein: «Non so in che Paese viva Musumeci»

La prima a rispondere è stata Elly Schlein, chiamata in causa direttamente dal ministro: «Io non so in che paese viva Musumeci, nel nostro ci sono tre milioni e mezzo di lavoratrici e lavoratori poveri. Sono passati da “prima gli italiani” a “prima gli sfruttatori” evidentemente. Vorrei che rileggessero la Costituzione e l’articolo 36 perché non si può tenere insieme lavoro e povero nella stessa frase. Questo è quello che evidentemente vuole fare una destra che pensa che il lavoro sia un favore mentre noi siamo convinti che il lavoro sia un diritto in una repubblica fondata sul lavoro».

Schlein e Conte contro Musumeci dopo le parole sul salario minimo
Elly Schlein, segretaria del Pd (Getty).

La segretaria del Pd insiste: «La destra quando fa queste dichiarazioni dimostra di essere in difficoltà e di arrampicarsi sui vetri senza avere argomenti». E con lei anche il capogruppo al Senato Francesco Boccia, che sottolinea come «considerare assistenzialismo il salario minimo vuol dire non voler garantire ai lavoratori un diritto sancito dalla Costituzione».

Conte: «Parole a vanvera»

Dura presa di posizione anche del leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte: «Parole a vanvera. I ministri di Giorgia Meloni non sanno nemmeno che chi chiede il salario minimo lavora da mattina a sera: non chiede di essere assistito, ma semplicemente pretende di essere pagato il giusto, non 3 o 4 euro l’ora. Le forze di questa maggioranza hanno altre idee su diritti ed emergenze del Paese: i vitalizi per gli ex senatori, andare in giro con 5mila euro in contanti in tasca».

Il capogruppo pentastellato alla Camera, Francesco Silvestri, attacca Musumeci parlando di parole che «non denotano solo un una scarsa conoscenza del tema e quindi un uso del vocabolario del tutto improprio, ma sono a dir poco ridicole tenendo conto che grazie al centrodestra sono stati reintrodotti i vitalizi per chi ha lavorato anche un solo anno in Parlamento».

Schlein e Conte contro Musumeci dopo le parole sul salario minimo
Il leader del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

In Oklahoma eseguita una condanna a morte con iniezione letale

Jemaine Cannon, 51 anni, venerdì 21 luglio è stato giustiziato con un’iniezione letale nel penitenziario di McAlester in Oklahoma per aver accoltellato a morte una donna quasi 30 anni fa. Lo riportano i media americani. Cannon era uno dei due detenuti nel braccio della morte, assieme a James Barber, 54 anni, anche lui condannato per omicidio. Dall’inizio dell’anno negli Stati Uniti ci sono state 14 esecuzioni.

La condanna per l’omicidio di Sharonda Clark

Cannon fu condannato a morte per l’omicidio di Sharonda Clark, 20 anni, madre di due figli, avvenuto nel 1995. Barber, invece, per aver picchiato a morte la 75enne Dorothy Epps con un martello durante una rapina nel 2001. Anche lui sarà giustiziato con l’iniezione letale: sono le prime esecuzioni nello Stato del sud degli Usa da quando la governatrice Kay Ivey ha emesso una moratoria temporanea sulle esecuzioni per problemi con i farmaci che compongono il cocktail mortale.

L’Inps apre alla Cig anche sotto i 35 gradi se si è al sole

L‘Inps apre alla Cig anche con temperature sotto i 35 gradi, livello stabilito nel 2017, se si lavora sotto il sole o se l‘umidità dell’aria aumenta il valore del caldo percepito. Bisognerà infatti tener conto della tipologia di attività svolta e delle condizioni nelle quali si trovano a operare i lavoratori. È l’indicazione contenuta in una nuova nota dell’Istituto nazionale di previdenza diffuso «in considerazione dell’eccezionale ondata di calore e dell’incidenza che tali condizioni climatiche possono determinare sulle attività lavorative e sull’eventuale sospensione o riduzione delle stesse con riconoscimento del trattamento di integrazione salariale».

Le condizioni per richiedere la cassa integrazione per eccessivo caldo

Come hanno spiegato Inps e Inail, le aziende interessate, nella domanda di cassa integrazione e nelle relazioni tecniche da allegare, sono tenute a indicare solo le giornate di sospensione o riduzione delle attività e a specificare il tipo di lavorazione senza produrre dichiarazioni che certifichino la temperatura né bollettini meteo. Indipendentemente dalle temperature rilevate nei bollettini, l’Inps infatti riconosce la cigo in tutti i casi in cui il responsabile della sicurezza dell’azienda dispone la sospensione delle lavorazioni in quanto ritiene che sussistano rischi o pericoli per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi i casi in cui le sospensioni siano dovute a temperature eccessive.

Cina, spopola il facekini contro il caldo record: tutto sul nuovo costume

In Cina spopola un nuovo costume da bagno. Per proteggersi dalle temperature roventi dell’estate, sempre più bagnanti decidono infatti di acquistare il facekini. Crasi fra i termini face (volto) e bikini, indica una speciale maschera integrale in tessuto leggero che copre il viso a eccezione di alcuni fori per lasciare liberi soltanto occhi, naso e bocca. Diffuso principalmente fra le donne, che preferiscono la pelle candida all’abbronzatura, consente di cautelarsi dai raggi ultravioletti ed evitare le scottature. «La mia maggiore preoccupazione sono le malattie della pelle o lo sviluppo di macchie solari», ha spiegato al Guardian la 17enne di Pechino Li Xuyan, che ha comprato un facekini assieme a sua madre. Chi indossa questi speciali costumi, li accompagna inoltre con mute o speciali magliette per riparare il resto del corpo.

In Cina è record di vendite per il facekini, maschera che protegge il volto da raggi solari durante il caldo record. Cosa sapere sul costume.
Una donna a Qingdao indossa il facekini in spiaggia (Getty Images).

«Le vendite sono sensibilmente aumentate rispetto all’epoca pre-Covid», ha spiegato un venditore di facekini. «Il mercato è molto più conveniente». Il prezzo è infatti molto economico, anche se esistono versioni più lussuose e care. Sulle spiagge di Qingdao, la città più grande della provincia di Shandong, è possibile comprarne uno per soli 15-25 yuan (circa 1-3 euro). Su Amazon è disponibile anche per l’Italia la versione di Chiwanji in colorazioni bianco, azzurro e nero a 12,39 euro. Il facekini, sebbene stia acquisendo sempre più notorietà in Cina per le temperature eccezionali del 2023, non rappresenta una novità assoluta. La sua invenzione risale al 2004 per opera di Zhang Shifan, ex contabile di Qingdao, che come riportò anche Reuters lo pensò per proteggersi dalle punture di medusa.

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Non solo facekini, contro il caldo record in Cina anche ventilatori portatili 

Come l’Italia e il resto del mondo, anche la Cina sta abbattendo diversi record storici di temperatura. Domenica 16 luglio nella remota cittadina di Sanbao, nel Nordovest del Paese, le colonnine di mercurio hanno toccato i 52,2 gradi, segnando un picco senza precedenti. Leggermente più tranquilla, ma comunque opprimente, anche la situazione di Pechino, dove la temperatura dell’aria si aggira da giugno stabilmente attorno ai 35 gradi con punte anche superiori ai 40-41. Ancor più caldo il suolo, che ha superato gli 80 gradi. In città, sempre più abitanti ricorrono a ventilatori portatili e cappelli con speciali ventole incorporate per refrigerarsi in strada.

In Cina è record di vendite per il facekini, maschera che protegge il volto da raggi solari durante il caldo record. Cosa sapere sul costume.
Un gruppo di bagnanti a Qingdao indossa il facekini (Getty Images).

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Il giudice star della Tv Frank Caprio racconta il sogno americano: “Legge non può essere uguale per tutti”


Prima del giudice del programma Tv americano "Caught in Providence" c'è Frank Caprio, il figlio di un italiano arrivato negli Usa senza soldi e istruzione alla ricerca di un futuro migliore. "Mio padre è partito da Teano senza niente e mi ha insegnato il lavoro e cosa è davvero importante. Porto le sue lezioni di vita nel mio lavoro: la legge deve tener conto delle storie personali di ognuno"
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Morte di Andrea Purgatori: ci sono due indagati

La procura di Roma ha iscritto due persone nel registro degli indagati nel procedimento sulla morte del giornalista Andrea Purgatori, dopo una denuncia presentata dai familiari. Per i due, che operano in una struttura di diagnostica della Capitale, l’accusa è di omicidio colposo. Intanto i pm dovrebbero affidare la prossima settimana l’incarico per effettuare l’autopsia. Gli inquirenti stanno inoltre acquisendo, affidando l’attività ai carabinieri del Nas, tutto il materiale, comprese le cartelle cliniche, dove Purgatori è stato in cura. Si tratta sia di strutture private che pubbliche.