
Erano originarie della provincia di Frosinone Agnese Sperduti e Giuseppina Sassano Bonanni. Cinquantanove anni la prima, era docente di Greco e Latino in un liceo classico, settantasettenne la seconda.
Continua a leggere

Parola d’ordine: fare le cose in fretta e possibilmente con riservatezza. Queste le intenzioni con cui giovedì 20 luglio il Mef aveva convocato un’assemblea straordinaria per cambiare il consiglio d’amministrazione di Ita Airways, la compagnia nata dalle ceneri di Alitalia. Con un obiettivo che il ministero e il suo titolare, Giancarlo Giorgetti, avevano chiaro: allontanare Fabio Lazzerini togliendogli non solo la carica di ad ma anche quella di direttore generale. Cosa che di fatto ha portato al commissariamento dell’azienda, con la nomina di un cda di tre membri, che è stato tutt’altro che facile comporre. L’espressione «risoluzione consensuale» con Lazzerini utilizzata nel comunicato stampa serviva principalmente a limitare possibili ulteriori strascichi giudiziari da parte della compagna nei confronti dell’ex ad, sparito dai radar mediatici da diversi giorni dopo aver ammesso lo scorso 13 luglio, nell’ultimo incontro con la stampa, che «i conti di Ita non sono ancora in ordine». Lazzerini ha cercato di ritardare il più possibile l’assemblea, ma ormai la situazione si era talmente deteriorata che il suo intento non ha trovato sponde neanche tra i suoi storici supporter del Pd, da Dario Franceschini a Paola De Micheli fino al sindaco di Roma Roberto Gualtieri (da sempre sostenitori del matrimonio tra Ita e Air France) che lo nominarono alla guida di Ita quando erano rispettivamente ministri dei Trasporti e delle Finanza sotto il governo Conte, nonostante le discutibili competenze sugli aspetti finanziari. E dopo che erano venuti meno anche i legami forti col Mef, dopo l’addio del direttore generale Alessandro Rivera e del responsabile della valorizzazione del patrimonio pubblico Filippo Giansante, nonché dei sei consiglieri di Ita dimissionari che lo avevano sempre spalleggiato nella gestione.

A Lazzerini nei mesi scorsi sono state contestate molte operazioni che rischiano di configurarsi danno erariale alle casse dello Stato. Come il contratto da 4 milioni di euro con TIE, True Italian Experience, una società fondata nel giugno 2020 con sede a San Polo d’Enza, che nasce per promuovere l’Italia nel mondo, gestita da Gianni Prandi, grande amico del segretario della Cgil Maurizio Landini; l’attribuzione del Premio di Risultato di 300 mila euro che si sommano ai 400 mila euro di stipendio annuo pur avendo chiuso il bilancio 2022 con circa 500 milioni di perdite; le numerose cause legali; i viaggi in Sardegna al Forte Village con ospiti mai resi noti pubblicamente a spese di Ita Airways; e ultimo ma non meno importante, l’attività di ostacolo a Lufthansa-MSC prima, e a Lufthansa dopo, che ha causato il rallentamento enorme alla trattativa facendo perdere quel miliardo di euro che a gennaio 2022 avrebbe sollevato le tasche dei contribuenti privatizzando la compagnia.

Alla fine dopo svariate ipotesi il Mef ha scelto per un cda a tre, giusto il tempo di traghettare Ita nelle braccia di Lufthansa. Gli accordi con i tedeschi prevedono la nomina di altri due consiglieri scelti da loro, tra cui il nuovo capo azienda. Cosa che ci si aspetta avvenga nei prossimi mesi, dopo all’approvazione dell’Antitrust europeo alla cessione. Inizialmente la terna scelta da via XX Settembre era formata da Antonino Turicchi, confermato alla presidenza, Ugo Arrigo, noto professore universitario di Milano Bicocca esperto di trasporto aereo, e da Olga Cuccurullo, una dirigente di seconda fascia del Mef, con forti competenze amministrative, molto vicina a Turicchi. Ma qualcosa è andato storto. All’ultimo momento infatti Arrigo, che in questi mesi si era spesso scontrato con Lazzerini senza peraltro trovare una decisa sponda in Turicchi il cui comprensibile obiettivo era chiudere prima possibile l’accordo con Lufthansa, si è chiamato fuori. C’è chi sostiene perché comunque si sarebbe sempre trovato in minoranza nel cda, chi perché, visti i conti di Ita sul quale aveva sempre mostrato preoccupazione, temeva il rischio di possibili future azioni di responsabilità. Ecco che allora il Mef ha dovuto cambiare in corsa gli uomini indirizzandosi verso due nuovi consiglieri: Valeria Vaccaro e Francesco Spada, provenienti, rispettivamente dal Mef e da Palazzo Chigi, elementi di controllo della gestione amministrativa della compagnia. La certificazione dunque di un’Ita Airways commissariata, con tre membri tutti espressione delle istituzioni. Una dimostrazione della volontà di non permettere che se ne abbatta ulteriormente il valore, garantendosi così dal rischio che gli accordi presi con Lufthansa non vengano rimessi in discussione. In questo contesto è ancora mistero sui 250 milioni che il Mef deve iniettare nelle casse dell’azienda, ultima tranche di quei 1.350 milioni autorizzati dall’Unione europea.

A completare il quadro è arrivata poi la nomina di un nuovo direttore generale, Andrea Benassi, l’ennesimo ex Alitalia, una soluzione di passaggio che ci si auspica non depotenzi ancora di più la struttura data la sua scarsa esperienza in ruoli apicali di responsabilità. Come accountable Manager, Francesco Presicce, ex generale dell’aeronautica militare, attualmente responsabile dell’Information Technology di Ita, tanto per capire colui che ha fatto il sito della compagnia dove si fa fatica ancora a cambiare il biglietto.
Ma Lazzerini ora che farà ora? L’indiscrezione che Lettera43 aveva riportato lo scorso 27 giugno trova sempre più conferme. Si parla di un suo sbarco in Uvet, partecipata da American Express, azionista di quel fondo Certares entrato e uscito come una meteora dal cielo della vicenda. E proprio con Uvet-American Express la settimana scorsa l’ex ad Lazzerini ha fatto siglare una partnership a Ita attraverso la solita Direzione commerciale guidata dalla sua fedelissima Emiliana Limosani, colei che aveva già fatto l’accordo con la TIE di Prandi, ora nel mirino. Un altro conflitto di interessi?







Alberto D’Anniballe è morto all’età di 98 anni. Era l’ultimo partigiano in vita della Banda Paloscia, la formazione di giovani resistenti che ha operato nel Pescarese dopo l’8 settembre fino alla liberazione del giugno 1944. L’uomo era tra i componenti più giovani del gruppo formato da Tommaso Paloscia, che nel dopoguerra divenne un famoso giornalista a La Nazione di Firenze. D’Anniballe è stato nominato presidente onorario della sezione Anpi di Spoltore, appena costituita nel novembre 2022.
D’Anniballe è stato in gioventù uno stimato fotografo. Negli anni ’60 è poi diventato il capo dei vigili urbani di Spoltore. Adesso nel Pescarese, dopo la sua scomparsa, resta un ultimo partigiano. Si tratta di Adolfo Ceccherini, che il prossimo novembre compirà 102 anni. L’ultra centenario ha militato nella formazione che operava nella zona di Loreto Aprutino.
Come raccontato da ilPescara.it, l’Anpi Banda Partigiana Paloscia di Spoltore ha incontrato Alberto D’Annibale il 21 gennaio 2023. L’obiettivo è stato quello di consegnargli la tessere ad honorem dell’associazioni. Ma in una nota si sottolineava che l’incontro è nato dall’esigenza di contrastare «un’epidemia di smemoratezza». L’Anpi scriveva che al contrario serviva «un segno sempre vivo di una Resistenza antifascista in difesa dei diritti civili e sociali, una Resistenza antifascista che dia voce ai valori democratici e di libertà e, in un momento come l’attuale, rappresenti un appello alla Pace».
La Sezione Anpi “Banda Partigiana Paloscia” #Spoltore ha consegnato la tessera ad honorem al #partigiano spoltorese Alberto D’Anniballe, 98 anni. D’Anniballe fu uno dei componenti della Banda Paloscia, giovani che si riunirono nel settembre 1943 nel Comune di Spoltore (PE).
— NuovaRadio603AM (@nuovaradio603) January 22, 2023

Sfruttare positivamente gli scarti, alleggerire le discariche e generare nuova energia: è questo l’intento dei termovalorizzatori, impianti di incenerimento dei rifiuti in grado di recuperare l’energia prodotta dalla combustione per trasformarla in elettricità e calore da destinare all’uso civile o industriale. Una soluzione che ha il doppio beneficio di consentire la chiusura del ciclo di gestione dei rifiuti, alleggerendo così la pressione sulle discariche, e di originare energia pulita – investibile, per esempio, nella rete del teleriscaldamento delle città. In Francia ce ne sono 126, in Germania 96, in Italia solo 37 e in prevalenza al Nord.
La scarsità degli impianti costringe il nostro Paese a esportare, ogni anno, ingenti quantitativi di rifiuti che all’estero vengono trasformati in nuove materie prime e in energia. Secondo il report Ambiente, Energia, Lavoro – La centralità dei rifiuti da attività economiche redatto da Assoambiente, nel 2019 l’Italia ha prodotto quasi 111 milioni di tonnellate di rifiuti speciali (escludendo quelli del comparto costruzioni e demolizioni) di cui oltre 4 milioni di tonnellate conferiti oltre confine. Il 23 per cento degli scarti esportati è stato destinato a impianti di incenerimento o recupero energetico, andando così a generare un valore che avrebbe potuto essere prodotto nel nostro Paese se ce ne fossero state le condizioni.

Con la mancata gestione interna di così tanti rifiuti, sempre secondo Assoambiente, ogni anno si cede all’estero un valore economico pari a 1 miliardo di euro (al netto delle perdite in termini occupazionali, di produzione di materie prime ed energia e di gettito fiscale). Di qui l’importanza di investire sempre di più sullo smaltimento dei rifiuti e su soluzioni, come la termovalorizzazione, che rappresentano anche fonti energetiche alternative per un paese ad alta dipendenza energetica come il nostro (in Italia oltre il 70 per cento del fabbisogno nazionale di energia è soddisfatto dalle importazioni).
In dettaglio, spiegando in maniera semplice, la termovalorizzazione avviene secondo questo processo:
Passaggi che puntano a essere sempre più efficienti anche dal punto di vista ambientale, per ridurre l’impatto dell’attività: durante la combustione, per esempio, i fumi prodotti vengono trattati più volte per ridurre al minimo le emissioni inquinanti.
Come accennato in precedenza, i pochi termovalorizzatori presenti in Italia sono concentrati al Nord (26 su 37), mentre Centro e Sud ne hanno solo 11 (rispettivamente 5 e 6) pur essendo le zone in cui il problema rifiuti è più impellente. Una carenza che, secondo Utilitalia (la federazione che unisce le «aziende speciali operanti nei servizi pubblici dell’acqua, dell’ambiente, dell’energia elettrica e del gas»), impedisce di trattare 5,7 milioni di tonnellate di spazzatura in più all’anno – quantità che viene smaltita in discarica o inviata all’estero, allontanando l’obiettivo fissato dall’Unione Europea di riciclare il 65 per cento degli scarti e ricorrere agli stoccaggi per meno del 10 per cento. Basti pensare che nel Lazio, seconda regione più abitata del Paese dopo la Lombardia, è attivo un solo termovalorizzatore localizzato nel comune di San Vittore.

Gestito da Acea Ambiente, società del gruppo Acea, l’impianto di San Vittore rappresenta un esempio virtuoso nella gestione dei rifiuti urbani sia per le avanzate tecnologie utilizzate per la costruzione sia per le considerevoli potenzialità di trattamento di cui dispone. L’impianto è incluso nel piano regionale di gestione dei rifiuti e rientra tra gli insediamenti strategici di preminente interesse nazionale ai fini della tutela della salute e dell’ambiente. Con 83 persone impiegate e tre linee di termovalorizzazione indipendenti tra loro, ha una capacità annuale massima di trattamento pari a 397.200 tonnellate di rifiuti.
Acea Ambiente ha in programma di realizzare una quarta linea, opera fondamentale per chiudere il ciclo di rifiuti. La società ha già ottenuto dalla Regione il provvedimento autorizzatorio unico regionale (PAUR) che comprende l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e la Valutazione Impatto Ambientale (VIA) per la sua realizzazione, per cui è stata esperita una gara europea. Questa linea avrà una capacità di 186 mila tonnellate annue e prevede un investimento di circa 200 milioni di euro: grazie a questo fondi, la capacità di trattamento dell’intero impianto salirà a 447.200 tonnellate annue.
Acea Ambiente, inoltre, ha presentato la propria manifestazione di interesse all’avviso pubblico indetto dal Comune di Roma per la ricerca di operatori economici interessati alla costruzione e gestione di un impianto di termovalorizzazione a Santa Palomba, al confine con Ardea e Pomezia e Albano Laziale. Il 7 giugno 2023 il sindaco Roberto Gualtieri ha dichiarato di aver ricevuto i pareri dei tecnici sulla proposta ricevuta: «Sul termovalorizzatore ho potuto, secondo i tempi e le procedure, ricevere la relazione preparata dai tecnici che hanno esaminato la proposta di Acea. La relazione è positiva: dal punto di vista tecnico sarà un impianto all’avanguardia, oltre i migliori livelli esistenti, forse l’impianto più avanzato del mondo. Ora la gara dovremmo farla ad agosto e Roma avrà il suo impianto per trasformare i rifiuti in energia e non mandarli in giro per l’Europa». Secondo il cronoprogramma dell’amministrazione capitolina, ad agosto verrà pubblicato il bando di gara, il 31 ottobre scadrà il termine per presentare le offerte e i cantieri verranno aperti entro luglio 2024. L’entrata in funzione dell’impianto è invece prevista per il secondo semestre 2026.




È morta a 71 anni Francesca Gobbi, detta Chicca, la moglie di Francesco De Gregori. La donna, con cui il cantante era sposato dal 1978, lottava da tempo con una malattia incurabile. Le sue condizioni di salute si sono ulteriormente aggravate negli ultimi giorni. I funerali saranno il 22 luglio a Roma.

Francesca Gobbi è stata una presenza fissa nella vita di Francesco De Gregori. L’amore tra i due è nato tra i banchi di scuola ed è sfociato definitivamente nel matrimonio, celebrato il 10 marzo del 1978. Uno dei testimoni di nozze è stato Walter Veltroni, allora segretario della FGCI, Federazione Giovanile Comunista Italiana. Poco tempo dopo, la famiglia è cresciuta con l’arrivo dei figli, i gemelli Marco e Federico. I due hanno condiviso anche il palco. I due hanno cantato insieme il brano Anema e Core, e lei stessa, in un’intervista al Corriere della Sera, aveva sottolineato la grande emozione di stare al fianco del marito davanti al pubblico.
In un’intervista a La Sicilia, Francesco De Gregori aveva riservato alla moglie parole dolci: «Lei è sempre più brava e non lo dico da sposo, ma da musicista. A lei piace moltissimo ed è diventata molto più espressiva e compiacente verso il pubblico. Al punto che adesso suona anche il tamburello e fa i coretti su Rimmel, che peraltro è una canzone che ho scritto quando Chicca ancora non stava con me, cosa che l’ha divertita ancora di più».

Cocco bello, cocco “salato”. Può costare caro vendere il frutto in spiaggia. A Lido Adriano, sul litorale ravennate, la polizia locale ha fatto un sequestro a un ambulante, staccando un verbale complessivo di quasi 10 mila euro. Il venditore, già noto per un episodio analogo in passato, è stato sorpreso con i secchi pieni di cocco tra i bagnanti. Oltre al sequestro sono scattate le multe per la vendita di merce senza la prescritta autorizzazione (5.164 euro), per la mancata tracciabilità dei prodotti alimentari (1.500 euro) e per la conservazione non corretta degli alimenti e senza la necessaria notifica sanitaria (3.000 euro). Per l’uomo è infine scattato un verbale di allontanamento.



Rischio di blocco per l’inizio dei campionati di calcio di Serie C. È ormai guerra infatti tra il Tar della Lombardia e la prefettura di Milano per l’iscrizione di una squadra. Il motivo è legato all’Arena Civica di Milano. Sì, proprio il più antico impianto sportivo milanese inaugurato nel 1807 come Anfiteatro di Milano, che nel 1870 divenne Arena Civica a seguito dell’acquisizione da parte del Comune. Nel 1910 tenne a battesimo la prima partita della Nazionale italiana contro la Francia. Da allora, ininterrottamente fino allo scorso campionato, ha ospitato partite di calcio tra cui, a cavallo degli Anni 30 e 40, quelle dell’Inter e del Milan. E negli ultimi due anni dell’Alcione, in Serie D. Insomma uno stadio, intitolato al giornalista Gianni Brera dal 2002, certificato dalla Federazione e considerato un fiore all’occhiello del Coni. Un impianto di cui anche il sindaco Beppe Sala va orgoglios, e dove è appena stato organizzato un concerto con più di 10 mila persone. Ebbene, per il prefetto di Milano Renato Saccone l’Arena Civica non è un luogo adeguato a ospitare la domenica le poche centinaia di persone che andrebbero a vedere giocare l’Alcione calcio. Ossia la terza squadra di Milano che, a pieno diritto sportivo, dopo i playoff potrebbe essere promossa al campionato di Serie C.

La prefettura non ha trovato il tempo per andare a controllare se le richieste di adeguamento (sorveglianza e illuminazione) erano state messe a norma. Di fronte al diniego è intervenuto il Tar, ma tutto il mondo sportivo si chiede come mai questo atteggiamento di chiusura: qualcuno è arrivato addirittura a paventare che la squadra stessa garantisca la viabilità attorno allo stadio, come se i dirigenti calcistici dovessero mettersi a fare i vigili urbani al termine delle partite. La vicenda si è colorata di giallo quando all’Alcione calcio è stato contestato, con un provvedimento discutibile (un parere che però non esprime un parere) che l’Arena Civica non sarebbe idonea al campionato di Serie C, sancendo una condanna (quasi) definitiva del club.

Lettera43 ha voluto capirci di più parlando anche con i dirigenti di Milan e Inter, tutti felici per la promozione dell’Alcione e l’utilizzo dell’Arena. Non sarà allora, è stata la battuta che qualcuno ha simpaticamente avanzato, che nel petto del “prefetto tifoso” Renato Saccone, integerrimo e bravo funzionario dello Stato nato a Santa Maria Capua Vetere, batta un cuore campano? Se venisse escluso l’Alcione dal campionato, infatti, a beneficiarne potrebbero essere la Casertana o il Fano (anche quest’ultima ha “interessi” campani: il presidente infatti è casertano). Già, perché nel campo della tifoseria nessuno può dirsi “terzo” (vi ricordate il pm dell’inchiesta Prisma sulla Juventus, Ciro Santoriello, che aveva dichiarato pubblicamente di essere anti-juventino?): chi valuta i requisiti per la promozione è (o potrebbe essere) anche un tifoso.

Possibile? Intanto il Tar della Lombardia ha in extremis sospeso il “non parere” negativo rilasciato dalla Commissione provinciale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo in merito all’agibilità dell’Arena, ma la prefettura non scioglie la riserva. Ora sembra che la Federazione per dar via ai campionati stia predisponendo una deroga, così come è già stato fatto in altre occasioni, affinché l’Alcione giochi le prime partite fuori sede in attesa che il prefetto trovi il tempo di mandare qualche funzionario a vedere se l’Arena può o meno ospitare partite di calcio. Si eviterebbe così che, in attesa dei vari gradi di giudizio della magistratura, il campionato di Serie C non possa prendere avvio. La storia quindi non è ancora finita.


A Villa Santa Maria, un piccolo comune in provincia di Chieti, è comparsa una grande scritta sulla roccia. Una sola parola: Dux. E non si tratta della prima volta perché già nel 2019, dopo una polemica finita in Parlamento, l’iscrizione che richiama la propaganda fascista era stata cancellata. A denunciare il ritorno della scritta è stato Camillo D’Alessandro, coordinatore regionale di Italia Viva, che quattro anni fa aveva presentato l’interrogazione finita alla Camera, quando era deputato. L’accusa è contro il sindaco: «È stato lui».
Il coordinatore regionale di IV attacca: «Nel luglio del 2019 il sindaco fece la stessa cosa, lo stesso sindaco. Ciò provocò una grande eco nazionale sollevando polemiche arrivate in Parlamento e nelle cronache nazionali. Siamo a Villa Santa Maria, nel Sangro dei patrioti della Brigata Maiella, a uno sguardo dal loro sacrario. Per la seconda volta, il sindaco ha deciso di fare riemergere la scritta Dux impressa sulla roccia dalla propaganda fascista, cioè di un criminale che firmò le leggi razziali e condannò alla morte milioni di italiani. Il tempo e il disonore nel tempo hanno cancellato quella scritta, il sindaco la fa riemergere per la seconda volta».

D’Alessandro non si ferma e insiste parlando anche delle risorse utilizzate: «Non vorrei che per farlo siano addirittura stati impiegati fondi pubblici. Libero di farlo proprio perché non c’è più un Dux che domina ormai solo sulla pietra». L’ex deputato infine si chiede perché il sindaco abbia scelto, ancora una volta, di far riemergere la scritta: «Può darsi che non ci si renda conto che proprio quel nome, proprio nel Sangro, proprio anche a Villa Santa Maria ha rappresentato dittatura, morte, dolore e fame? Quando si normalizza la vergogna che è stata, la vergogna continua a vivere».
Camillo #DAlessandro (#IV): "Per la seconda volta il sindaco ha deciso di far riemergere sulla roccia la scritta Dux a Villa Santa Maria (Chieti), nel Sangro dei patrioti della Brigata Majella. Non vorrei che per farlo siano addirittura stati impiegati fondi pubblici. Ma la… pic.twitter.com/LdhDSoqb5I
— Ultimora.net – POLITICS (@ultimora_pol) July 21, 2023



