Furto di fentanyl a Roma: riunione d’urgenza a Palazzo Chigi

Riunione d’urgenza a Palazzo Chigi dopo il furto di 80 fiale di fentanyl avvenuto nella farmacia dell’Ospedale Israelitico di Roma, con cui potrebbero essere confezionate – in teoria – fino a circa 20 mila dosi destinate al consumo illecito del farmaco ad alto potere analgesico, oggi una delle droghe più acquistate sul mercato clandestino. Presenti a Palazzo Chigi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il capo di Gabinetto del Ministero della Salute, il direttore della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, il direttore generale della direzione Salute della Regione Lazio e i dirigenti del Dipartimento per le politiche contro le dipendenze della Presidenza del Consiglio. Da Palazzo Chigi filtra forte allarme: attivati i Carabinieri del Nas per gli accertamenti del caso, mentre il Ministero della Salute ha disposto un’ispezione per verificare eventuali responsabilità e accertare il rispetto dei protocolli vigenti.

Palinsesti Rai: i programmi dell’autunno tra novità e sorprese

Sono stati presentati oggi ad Ancona i nuovi palinsesti Rai per la prossima stagione televisiva. Nessuno stravolgimento, ma comunque diverse la novità annunciate e persino qualche sorpresa. Su tutte il ritorno di Roberto Benigni con una prima serata evento dedicata a San Francesco, in occasione dell’ottavo centenario della morte del patrono d’Italia.

Palinsesti Rai: i programmi dell’autunno tra novità e sorprese
Alberto Angela (Imagoeconomica).

Alberto Angela si fa in cinque

Lo speciale su San Francesco, in onda domenica 4 ottobre alle 21:30 e trasmesso da Assisi, sarà condotto da Alberto Angela, che qualche giorno prima (il 27 settembre) sarà protagonista de Lo spettacolo della conoscenza, serata speciale dal Colosseo. La sera di Natale andrà poi in onda Stanotte a…, con Angela pronto a far scoprire agli italiani i musei, le strade, le piazze e le chiese di una nuova città. Confermati poi nei palinsesti Passaggio a Nord Ovest e Ulisse – Il piacere della scoperta.

Palinsesti Rai: i programmi dell’autunno tra novità e sorprese
Sal Da Vinci (Ansa).

Le serate-evento con Sal Da Vinci

L’offerta musicale non si fermerà al nuovo Festival di Sanremo targato Stefano De Martino. Il 20 e il 27 novembre, su Rai 1, andranno in onda le due puntate di Meravigliosamente, show con Sal Da Vinci che festeggia i 50 anni di carriera. Nel palinsesto anche lo speciale Roma, Baby. Cremonini Live Circo Massimo.

Le novità targate Gomez e Inciocchi

Sul fronte dell’informazione confermati Cinque Minuti con Bruno Vespa (dal 21 settembre, Rai 1) e Il Cavallo e la Torre con Marco Damilano (dal 7 settembre, Rai 3). Tra le principali novità Peter Gomez con L’elefante, in onda su Rai 3 il sabato alle 20:15. Dopo il trasloco di Milo Infante a Mediaset, Salvo Sottile prende il timone di Ore 14 e dello spin-off Ore 14 Sera, su Rai 2. Tra le vere novità di stagione spicca poi Patù, appuntamento di prima serata dedicato ai grandi temi politici, economici e sociali, condotto da Roberto Inciocchi ogni mercoledì su Rai 2 (dal 7 ottobre). Ufficializzato poi Antonino Monteleone alla conduzione delle nove puntate nella prima serata prevista per il martedì in autunno: sostanzialmente sostituirà FarWest di Sottile col suo Filorosso. Da segnalare poi i nuovi editoriali 2 di Picche con Tommaso Cerno, striscia quotidiana a cura della Direzione Approfondimento.

Palinsesti Rai: i programmi dell’autunno tra novità e sorprese
Roberta Bruzzone (Imagoeconomica).

I nuovi programma di Bruzzone e Brumotti

Novità nel prime time di Rai 2, con Dentro la Truffa, programma di Roberta Bruzzone dedicato ai principali meccanismi psicologici delle frodi contemporanee: sei le puntate previste. Si intitolerà poi Ultima chiamata il programma affidato a Vittorio Brumotti, approdato in Rai dopo una lunga militanza a Striscia la Notizia: un viaggio attraverso l’Italia, per raccontare storie di persone, comunità e associazioni che hanno saputo reagire a situazioni di disagio, emarginazione e difficoltà. Oltre a tornare al timone di Storie Italiane, Eleonora Daniele sbarcherà anche nella prima serata di Rai 3 con un nuovo programma: Le cose che non sai, dedicato alle vicende personali delle celebrità. Dal 21 dicembre (alle ore 19) Enzo Miccio condurrà su Rai 2 Il giorno più lungo, accompagnando le coppie che, ancora oggi, scelgono di suggellare il loro amore con un matrimonio. Lorella Boccia sarà poi il nuovo volto di Playlist, in onda su Rai 2 dal 17 ottobre. Confermato Chi l’ha visto?, ancora vuota però la casella della conduzione lasciata vuota da Federica Sciarelli.

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole

I Tavernicoli: sono i presenzialisti di Villa Taverna, la residenza romana dell’ambasciatore degli Stati Uniti. In questa edizione del 2026, tra i Tavernicoli mancano, per una volta, Giorgia Meloni (al suo posto c’è Arianna) e Giuseppe Conte. In compenso, ecco Rocco Casalino con augusta genitrice. Quindi la pattuglia della sicurezza: Gianni De Gennaro, Marco Minniti, Lorenzo Guerini, Guido Crosetto, Carlo Nordio. Non poteva mancare Marco Tronchetti Provera che ha messo ko la compagine cinese presente nella Pirelli, per la gioia di Washington. In “quota generale Vannacci” si presenta Laura Ravetto. Gli hamburger, sussurrano i presenti, sono duri come la suola di una scarpa. Per la delusione di Matteo Salvini, che al profumo della carne non capisce più niente (a proposito, sembra che Tilman Fertitta proprio non riesca a pronunciare il suo nome, storpiato in “Mario”). Matteo Renzi si muove come se fosse il padrone di casa. Al posto di Elly Schlein si presenta Francesco Boccia, ma non è la stessa cosa. Alfredo Mantovano sembra appena uscito da un frigorifero, e circola senza apparente fatica in giacca e cravatta. Francesco Lollobrigida tiene fede al suo compito e da ministro dell’Agricoltura gira con un piatto in mano per testare le pietanze. C’è pure Simona Agnes. Sipario…

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole

Magistrati in riunione nel weekend

Occhio: nelle giornate di sabato 4 e domenica 5 luglio, a Roma, nella Corte di Cassazione, è in programma il comitato direttivo dell’Associazione nazionale magistrati. I temi da discutere sono numerosi, e tutti di grande interesse (per il governo).

Addio a Giovanni Verusio, quanti aneddoti su quei salotti romani…

Se n’è andato Giovanni Verusio. Sul Corriere della sera di venerdì sono apparsi i necrologi per la morte di uno dei più famosi avvocati italiani: era nato il 27 ottobre 1932 ed era iscritto all’albo dal 1957. Nonostante la sua conclamata abilità professionale, la notorietà del cognome era legata a quel salotto romano che era animato dalla moglie Sandra, deceduta nel 2018: era il quartier generale della sinistra, con Massimo D’Alema protagonista. Quando un esponente “rosso” percorreva di sera via dei Coronari, la destinazione poteva essere solo una: l’attico dove a San Salvatore in Lauro potevi trovare Giovanni Sartori, Fausto Bertinotti e Carlo Azeglio Ciampi, quando non era ancora diventato presidente della Repubblica. Il soprannome di Sandra era «la compagna»: lei si arrabbiò in grande stile solo una volta, quando venne a sapere di una cena voluta da Maria Angiolillo per Piero Fassino. Per l’allora sindaco di Torino «fu l’inizio della fine», spiffera una storica frequentatrice del salotto Verusio. L’avvocato aveva clienti di altissimo livello, oltre a rapporti strettissimi con la famiglia Kennedy: quando Pietro Barilla ricomprò l’azienda dagli americani di Grace, il legale della proprietà Usa era Verusio. Il funerale è previsto per la mattina del 4 luglio nella basilica di San Sebastiano fuori le mura, in via Appia Antica.

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole

A Roma bus elettrici già vecchi, viva la burocrazia

I modelli full-electric dei nuovi bus romani hanno problemi: il direttore generale di Atac, Paolo Aielli, si è lamentato pubblicamente dei mezzi a disposizione, puntando il dito contro il sistema degli appalti italiani, caratterizzati da una lentezza esasperante. Cosa ha detto Aielli? Che i mezzi elettrici, immatricolati adesso, si riferivano «a un capitolato di quattro anni fa con le conoscenze disponibili allora sul mercato», mentre «siamo venuti a sapere di una società cinese che produce batterie di capacità doppia a parità di volume». Insomma, con gli appalti italiani compri qualcosa che quando lo utilizzi è già obsoleto. Chissà all’authority competente cos’hanno da dire a proposito…

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
Paolo Aielli, dg di Atac (foto Imagoeconomica).

Il Salemi dell’Avvenire

È stato capo ufficio stampa del ministero del Commercio internazionale, come responsabile dei rapporti con i media italiani ed esteri e della preparazione e della comunicazione delle missioni svolte all’estero per Emma Bonino. Poi ha lavorato per Paolo Romani, il forzista ministro per lo Sviluppo economico. Quindi è stato al servizio del governo Mario Monti e portavoce della vicepresidente del Senato, Linda Lanzillotta. Se avete la copia del 3 luglio del quotidiano cattolico Avvenire in prima pagina c’è Giancarlo Salemi, con il titolone “Enti e imprese sociali al centro delle politiche”. Non c’è dubbio: la Chiesa perdona anche il passato, la parabola del Vangelo di Luca con protagonista il figliol prodigo è sempre attuale.

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
Giancarlo Salemi.

Il genio di Leonardo: così Del Vecchio jr riceve la laura honoris causa

La battaglia sulla holding di famiglia non gli sta giocando a favore, ma Leonardo Maria Del Vecchio può consolarsi. L’Università degli studi di Roma Tor Vergata e il suo magnifico rettore Nathan Levialdi Ghiron hanno deciso di premiarlo addirittura con una laurea honoris causa. Cerimonia in programma giovedì 9 luglio alle ore 11, nella splendida cornice di Villa Mondragone, a circa 20 chilometri a sud-est della Capitale e a breve distanza da Frascati.

Il genio di Leonardo: così Del Vecchio jr riceve la laura honoris causa
Nathan Levialdi Ghiron, magnifico rettore dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata (foto Imagoeconomica).

L’imprenditore innovatore che vuole le dita sporche di nero

Nel dettaglio, la materia del riconoscimento è “Diritto, Innovazione tecnologica e Sostenibilità“, per quella che l’ateneo definisce «una figura di spicco nel panorama industriale e filantropico internazionale». Da nuovo editore del Gruppo Editoriale Nazionale, LMDV alla festa del Giorno di fine maggio aveva rivolto un pensiero ai giovani «che non hanno più la passione e le dita sporche di nero per l’inchiostro del giornale». Insomma non proprio un manifesto di innovazione tecnologica, ma non stiamo a sottilizzare. Alla cerimonia sarà presente anche la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini.

Il genio di Leonardo: così Del Vecchio jr riceve la laura honoris causa
Leonardo Maria Del Vecchio e Anna Maria Bernini (foto Imagoeconomica).

Sulle orme del padre, alla faccia delle battutine sul suo eloquio

Leonardo Maria così può ricalcare le orme del padre, fondatore di Luxottica, che nella sua vita ha ricevuto tre lauree honoris causa: in Economia aziendale dall’Università Ca’ Foscari di Venezia (nel 1995), in Ingegneria gestionale dall’Università di Udine (2002) e in Ingegneria dei materiali dal Politecnico di Milano (2006), oltre ad aver conseguito un Master ad honorem in International Business dalla MIB School of Management di Trieste (1999). Una grande rivincita per il rampollo che si è buttato nell’editoria senza una grande visione e che, dall’ospitata da Lilli Gruber in poi, non aveva dimostrato molta dimestichezza con le parole…

Il genio di Leonardo: così Del Vecchio jr riceve la laura honoris causa
Leonardo Maria Del Vecchio mentre prova a sporcarsi le dita col nero della stampa (foto Imagoeconomica).

La rivelazione dagli Usa: Israele voleva uccidere i negoziatori iraniani

Per mesi Israele ha pianificato di uccidere il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, ovvero i due principali negoziatori di Teheran: a evitare che ciò accadesse sono stati gli Stati Uniti, che hanno avvertito la Repubblica Islamica del pericolo tramite altri Paesi della regione. Lo riportano il New York Times e il Washington Post, citando funzionari statunitensi. Secondo le due prestigiose testate americane, in una circostanza un jet governativo iraniano sarebbe stato costretto a un atterraggio d’emergenza per il timore concreto di un raid da parte dell’IDF.

Israele non ha mai nascosto il malcontento per gli accordi Usa-Iran

Il New York Times e il Washington Post scrivono che la possibilità di raid mirati contro Araghchi e Ghalibaf, almeno secondo l’intelligence Usa, è aumentata durante i vari round di negoziati ospitati dal Pakistan a partire da aprile. Tel Aviv non ha mai nascosto il malcontento per gli accordi tra Washington e Teheran: lo Stato ebraico continua a essere preoccupato per il programma missilistico dell’Iran e per il sostegno fornito dai pasdaran ai proxy come Hezbollah.

L’atterraggio d’emergenza del jet che stava riportando Ghalibaf in Iran

I due giornali americani hanno poi ricostruito quanto successo a Ghalibaf durante un volo di ritorno da Islamabad, scortato all’aviazione pachistana fino al confine. A un certo punto, due caccia israeliani sono entrati nello spazio aereo iraniano, facendo scattare l’allarme: da qui la decisione di procedere con un atterraggio d’emergenza a Mashhad, appena oltre il confine con il Pakistan. Da lì i negoziatori hanno poi viaggiato via terra per oltre otto ore fino a Teheran.

Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?

A Milano è in corso una Candidate Week che pare non avere fine. Ogni giorno, nel centrosinistra e nel centrodestra, spunta un nome nuovo per Palazzo Marino. Ai papabili lanciati (o bruciati) dai partiti, va aggiunta la truppa di autonominati. L’ultimo è il pediatra Luca Bernardo, capogruppo azzurro in Consiglio comunale, che dopo la batosta contro Beppe Sala di cinque anni fa, si è messo nuovamente a disposizione della coalizione. «Non è più il 2021», ha assicurato. «Ora conosco la macchina amministrativa, sono diventato un politico a tutti gli effetti».

Le presunte ambizioni politiche del direttore di Libero

In questa giostra, ha fatto rumore l’editoriale firmato da Alessandro Sallusti sul “suo” Libero: «Tra Di Pietro e Cottarelli scelgo Guidesi», assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia, «leghista della prima ora, 50 anni, bella presenza, persona per bene, iper competente». Un’uscita che, fuori da Milano, a qualcuno è suonata come il solito tentativo di bruciare un nome ‘forte’. Anche perché Sallusti, ricordano i soliti mal pensanti, accarezzerebbe l’idea di essere il frontrunner della coalizione all’ombra della Madonnina. Del resto quella di Sallusti è una candidatura ciclica: il suo nome era stato il primo a circolare – era dicembre 2024 – in ambienti del centrodestra, lo stesso era accaduto nelle tornate del 2015 e del 2021. Insomma questa potrebbe essere la volta buona.

Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Guido Guidesi (Imagoeconomica).

Un messaggio al centrodestra?

Al di là delle presunte ambizioni sallustiane, chi mastica di politica milanese e lombarda legge l’editoriale del direttore di Libero con una lente diversa. Sallusti in realtà avrebbe voluto mandare un messaggio al centrodestra (locale e nazionale) che pare non prendere troppo seriamente la partita ambrosiana. A Daniela Santanchè (sua ex compagna oltre che ex ministra del Turismo) che ha lanciato la candidatura lunare o forse provocatoria di Antonio Di Pietro (il quale saggiamente ha risposto picche). A Forza Italia che, con l’appoggio di Calenda, punta su Carlo Cottarelli in ticket con i due ex Letizia Moratti e Gabriele Albertini: la prima come «assessora al Sociale e ai Rapporti internazionali» e il secondo alla Sicurezza, ha sparato il coordinatore lombardo Alessandro Sorte. Ma anche a Ignazio La Russa che invece da tempo scommette su Maurizio Lupi. E forse, proprio dalle colonne di un giornale della galassia Angelucci, anche alla Lega di Salvini che come candidatura politica si gioca la carta di Silvia Sardone (completano la rosa i due civici Alessandro Spada e Giovanni Terzi). Non esattamente un profilo assimilabile a quello di Guidesi. Sallusti in altre parole indicando l’assessore avrebbe solo tracciato l’identikit del suo candidato ideale, senza fare troppi danni visto che Guidesi non è della partita. Almeno per ora.

Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?

Massimiliano Allegri è il nuovo allenatore del Napoli

Massimiliano Allegri è ufficialmente il nuovo allenatore del Napoli. Ad annunciarlo è stato il presidente azzurro Aurelio De Laurentiis che, con un tweet su X, ha salutato il nuovo tecnico: «Benvenuto Max!». L’ex allenatore del Milan ha firmato un contratto di tre anni fino al 30 giugno 2029.

Il comunicato del Napoli

Questo il comunicato del club azzurro: «La SSC Napoli dà il benvenuto a Massimiliano Allegri, che assume l’incarico di allenatore della prima squadra. Il tecnico ha firmato un contratto che lo legherà al Club fino al 30 giugno 2029. Dopo una lunga carriera da calciatore, in cui ha indossato anche la maglia del Napoli nel ’97/98, Max Allegri intraprende il percorso da allenatore a partire dalla stagione 2003/04. Nel 2007/08 conduce il Sassuolo alla prima storica promozione in Serie B, vincendo nella medesima annata anche la Supercoppa di Serie C1. Qualche mese più tardi fa il suo debutto in Serie A con il Cagliari, chiudendo il campionato al nono posto e vincendo la Panchina d’oro. Nel 2010 approda al Milan, riuscendo a vincere il diciottesimo scudetto e la sesta Supercoppa Italiana della storia rossonera. Dal 2014 al 2019 è il tecnico della Juventus, con cui conquista cinque scudetti consecutivi, quattro coppe Italia di seguito e due Supercoppe. Nello stesso periodo conduce per due volte i bianconeri alla finale della Champions League. Dopo due anni torna alla guida della Juventus vincendo la sua quinta Coppa Italia nel 2024. Nella scorsa stagione ha allenato nuovamente il Milan, terminando il campionato al quinto posto. Benvenuto, mister Allegri!».

Lagarde punta all’Eliseo: può lasciare la Bce prima del 2027

Intervistata dal quotidiano Les Echos, la presidente della Bce Christine Lagarde non ha escluso la possibilità di lasciare Francoforte prima della scadenza del suo mandato, che terminerà a ottobre del 2027, facendo intendere di volersi candidare alle Presidenziali francesi, in programma nella primavera dello stesso anno.

Lagarde punta all’Eliseo: può lasciare la Bce prima del 2027
Emmanuel Macron e Christine Lagarde (Imagoeconomica).

Ha ammesso che un addio anticipato «è possibile»

«È possibile. Penso che nel dibattito presidenziale francese debba essere ascoltata una voce europea», ha detto Lagarde nel corso dell’intervista concessa al principale quotidiano economico-finanziario transalpino. «Se il dibattito dovesse presentare una visione riduttiva del ruolo della Francia in Europa, credo sarebbero necessarie spiegazioni», ha aggiunto la presidente della Bce, spiegando che c’è il rischio di un «percorso doloroso» per Paese e i suoi cittadini.

Lagarde finora aveva escluso di lasciare prima del 2027

A parlare per primo del possibile passo indietro di Lagarde era stato il Financial Times a febbraio: la diretta interessata aveva smentito, affermando che «il capitano della barca della Bce deve rimanere a bordo in questo periodo turbolento», caratterizzato da un’accelerazione dell’inflazione e dall’impennata del prezzo dell’energia a causa della crisi in Medio Oriente.

Lagarde punta all’Eliseo: può lasciare la Bce prima del 2027
Christine Lagarde (Imagoeconomica).

È in sella dal 2019: prese il posto di Draghi

Già alla guida del Fondo Monetario Internazionale e prima ancora ministra in Francia sotto Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy, Lagarde è al timone della Banca Centrale Europea dal 2019, quando fu designata per succedere a Mario Draghi. La carica di presidente della Bce ha una durata di otto anni non rinnovabile.

Chi è l’attentatrice del Principato di Monaco, fuggita in Italia

L’attentatrice che ha piazzato una bomba nell’abitazione dell’oligarca ucraino Vadim Ermolaev nel Principato di Monaco è stata identificata: secondo quanto ricostruito dagli inquirenti si tratta di Anastasia B., ucraina di 39 anni, nota «per i suoi legami con la criminalità organizzata». In base alle indagini, inoltre, dopo l’azione compiuta a Monaco la donna (che si era camuffata in modo da sembrare un uomo) è fuggita in Italia. Come stabilito dagli inquirenti monegaschi e francesi, l’attentatrice ha raggiunto la Francia a piedi e, una volta varcato il confine, ha recuperato un’automobile a Beausoleil: al volante della vettura, immatricolata e noleggiata in Germania (dove risiede), si è successivamente diretta verso l’Italia. Si sospetta il coinvolgimento dei servizi segreti di Kyiv.

Chi è l’attentatrice del Principato di Monaco, fuggita in Italia
L’edificio dove è scoppiato l’ordigno nel Principato di Monaco (Ansa).

Teheran, per i funerali di Khamenei riappare il capo dei pasdaran

In vista dei funerali, che si terranno il 4 luglio, le bare contenenti i corpi della Guida Suprema Ali Khamenei – ucciso nelle fasi iniziali della guerra contro Stati Uniti e Israele – e di diversi membri della sua famiglia sono state esposte nella Grande Moschea di Teheran: quelle del genero Mesbah-ol-Hoda Bagheri, della figlia maggiore Seyyedeh Boshra Hosseini Khamenei, della nuora Zahra Haddad Adel e della nipote di appena 14 mesi, Zahra Mohammadi Golpaygani.

Teheran, per i funerali di Khamenei riappare il capo dei pasdaran
Un enorme ritratto di Ali Khamenei all’esterno della Grande Moschea di Teheran (Ansa).

Prevista la partecipazione di almeno 15 milioni di persone

Le autorità prevedono la partecipazione di almeno 15 milioni di persone di persone nella capitale iraniana per la tre giorni di tributo nazionale, che inizierà appunto domani. Il complesso della Grande Moschea rimarrà aperto giorno e notte fino a lunedì 6 luglio. Poi una processione con la salma di Khamenei sfilerà per le strade di Teheran, prima di raggiungere la città santa di Qom il 7 luglio.

Teheran, per i funerali di Khamenei riappare il capo dei pasdaran
Le bare di Ali Khamenei e dei suoi familiari (Ansa).

Le delegazioni straniere: per la Russia ci sarà Medvedev

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha dichiarato che «quasi 100 Paesi, tra delegazioni ufficiali e personalità di rilievo» parteciperanno ai funerali di Khamenei, tra cui alcuni dell’Europa orientale. Tra le personalità attese ci sono l’ex presidente russo Dmitry Medvedev e il primo ministro pakistano Shebaz Sharif. La Cina sarà rappresentata dall’alto funzionario parlamentare He Wei. La Turchia dal vicepresidente Cevdet Yilmaz. Irib, la tv pubblica iraniana, riporta che tra i primi a recarsi alla Grande Moschea figuravano personalità religiose provenienti dall’Afghanistan e dall’Indonesia. L’agenzia Isna racconta di «intellettuali provenienti da Malesia, Libano, Afghanistan, Norvegia, Pakistan, Russia, Tunisia, Senegal, India, alcuni paesi dell’America Latina, Argentina e Messico che stanno rendendo omaggio al leader martire della rivoluzione».

Il capo dei pasdaran alla cerimonia funebre in forma ridotta

Tra le persone che hanno già reso omaggio a Khamenei c’è Ahmad Vahidi, ovvero il capo dei Guardiani della rivoluzione, che ha partecipato a una cerimonia funebre in forma ridotta per l’ayatollah, celebrata ieri sera vicino all’ex residenza della Guida Suprema. Si tratta della sua prima apparizione pubblica dall’inizio della guerra a febbraio: da allora, probabilmente per evitare di essere assassinato come il suo predecessore, non si era più fatto vedere, mantenendo un basso profilo.

Tre condanne all’ergastolo per la strage di Altavilla

La corte d’assise di Palermo ha condannato all’ergastolo Giovanni Barreca, muratore di Altavilla Milicia, Sabrina Fina e Massimo Carandente per la strage di Altavilla Milicia di febbraio 2024 costata la vita alla moglie di Barreca, Antonella Salamone, e ai figli Kevin di 16 anni ed Emanuel di cinque. Le vittime furono seviziate e uccise durante un folle rito di purificazione dal demonio. Coinvolta anche Miriam, la figlia 17enne della coppia, processata separatamente. Condannata in primo grado a 12 anni e otto mesi, è stata assolta in Appello perché giudicata incapace e costretta a partecipare al rito sotto la minaccia di morte. La corte ha anche riconosciuto un risarcimento di un milione di euro per i familiari delle vittime.

La dinamica dell’accaduto

L’orrore venne alla luce nella notte dell’11 febbraio 2024, quando Barreca stesso chiamò il 112 ammettendo: «Ho ucciso tutta la mia famiglia, venite a prendermi». I carabinieri scoprirono i corpi senza vita dei due ragazzini e trovarono Miriam in stato di shock. I resti parzialmente carbonizzati della madre furono trovati ore dopo in una buca in giardino. Secondo la sequenza del massacro delineata dalla figlia 17enne, la donna fu uccisa per prima, il 9 febbraio, e i figli vennero in seguito strangolati con delle catene.

Quirinale, perché un presidente di destra dovrebbe essere un tabù?

È grande la preoccupazione dalle parti del campo largo (anche nella extended version con Matteo Renzi dentro, per quanto l’ipotesi di un allargamento al momento sia più remota, basti vedere il sussiego quotidiano di Giuseppe Conte verso l’ex rottamatore). La sortita di Giorgia Meloni sul Quirinale («Non è detto che non si possa superare questo altro grande tabù e avere un presidente della Repubblica che non sia di centrosinistra») ha fatto risuonare l’allarme antifascismo della sinistra. Renzi stesso ripete, per accreditarsi nel campo largo, dove non lo amano molto, di volersi battere perché non diventi Capo dello Stato un (o una) sovranista. Persino Elly Schlein ha messo a fuoco la questione: «È un problema se non si individua la figura più adatta a ricoprire quel ruolo, che quello di garante dell’unità nazionale. Non può essere un capo politico, tanto più se ha appena fatto il presidente del Consiglio per cinque anni». Schlein sembra insomma essere fra quelli che credono che Meloni voglia diventare capo dello Stato nel 2029, dopo Sergio Mattarella.

Quirinale, perché un presidente di destra dovrebbe essere un tabù?
Elly Schlein (Imagoeconomica).

Il totonomi della destra per il Colle

Il totonomi ha già svoltato l’estate del 2026, mentre ancora non si sa con quale legge elettorale voteremo nel 2027, visto che il centrodestra s’accapiglia sulle preferenze, e non solo. Gli alfieri della Repubblica si rianimano (citofonare Pier Ferdinando Casini, ma non è e non sarà l’unico), i giornali sono pieni di cognomi da bruciare o da usare come depistaggio per nascondere “quelli veri”. Tra questi, con sommo scandalo della sinistra, anche diversi del destra-centro. Dal ministro della Difesa Guido Crosetto al presidente del Senato Ignazio La Russa. Eppure lo disse anche l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel 2006 in un’intervista a Bruno Vespa per uno dei suoi libri (L’Italia spezzata, un paese a metà tra Prodi e Berlusconi); alla domanda se troverebbe strano se il suo posto fosse occupato un giorno da un uomo della destra, Napolitano rispose: «Assolutamente no, lo troverei assolutamente fisiologico. Quel che conta per chi sia eletto presidente è saper rappresentare tutto il Paese».

Quirinale, perché un presidente di destra dovrebbe essere un tabù?
Giorgio Napolitano (Imagoeconomica).

Eppure per Conte, pater familias degli italiani, anche solo l’ipotesi è motivo di scandalo: «Meloni e il governo hanno trasformato le istituzioni in un palco da campagna elettorale», ha detto questa settimana. «Di fronte alle priorità degli italiani che sono il caro energia, il caro bollette, il caro alimentare, loro si concentrano sulla legge elettorale e mirano al Quirinale. Abbiamo capito che significava: siamo pronti a tutto. Significava pronti anche a trasformare le istituzioni democratiche e a cercare tutte le modalità per rimanere al potere tradendo l’interesse nazionale».

Quirinale, perché un presidente di destra dovrebbe essere un tabù?
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Meloni pronta a raccogliere i frutti della dédiabolisation

Per la verità una maggioranza politica adulta può fare entrambe le cose: governare e fare campagna elettorale, anche per il Quirinale. Conte, non governando, per ora è concentrato sul secondo aspetto, in attesa di vedere se gli riuscirà di conquistare almeno la leadership del campo largo. Il centrosinistra però rischia di commettere un errore strategico nel mettere paletti ideologico-retorici allo sbarco di “uno di destra” al Colle: c’è qualcosa che lo vieta? Il centrodestra non può essere garante dell’unità nazionale al Quirinale? Solo la sinistra può ambire a ricoprire quel ruolo in maniera rispettabile? Sono alcune domande che ci domandiamo mentre gli allarmi democratici scampanellano con insistenza. Il barrage viene usato da anni in Francia contro Marine Le Pen e le sue formazioni politiche (merito anche del sistema istituzionale che permette al secondo turno di frustrare, almeno fin qui così è stato, le ambizioni presidenziali dell’estrema destra francese). Il risultato è che l’anno prossimo Jordan Bardella o la signora Le Pen, sempre che la Corte d’appello di Parigi non le imponga di indossare un braccialetto elettronico, potrebbero tentare il colpo grosso. Sono quattro anni che Meloni pratica ogni giorno la dédiabolisation nei confronti della destra italiana, a partire dalla riscoperta della parola Nazione con cui ha costruito un chiaro messaggio identitario. L’elettorato, come accade in certi casi, potrebbe anche infischiarsene delle sirene dell’antifascismo avendone ormai viste e provate di tutte. Insomma l’Italia non si è fatta mancare niente: ora manca solo uno di destra come presidente della Repubblica. 

Quirinale, perché un presidente di destra dovrebbe essere un tabù?
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Editoria: I fantasmi nella macchina di Robert Sawyer

I fantasmi nella macchina di Robert Sawyer

Una nuova avventura dell’astronauta Jürgen Haas e del capitano Letitia Garvey dopo una criogenesi davvero sfortunata.

Dopo decenni di letture fantascientifiche ho maturato la convinzione che farsi criogenizzare sia una pessima idea, quasi sempre qualcosa va storto. Anche l'equipaggio della nave spaziale Hokule’a fa una brutta esperienza in merito: quando si risveglia dal sonno criogenico si ritrovano ancora sulla Terra e sono passati 500 anni dalla loro era. Questo succedeva nel romanzo Gli scaricati, pubblicato su Urania 1726, che raccontava la lotta degli astronauti per e dei loro mal assortiti compagni di sventura, un gruppo di criminali, per sopravvivere. Nel seguito I... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - NARRATIVA - Editoria - 3 luglio 2026 - articolo di Giampaolo Rai

Televisione: Silo: il primo episodio della terza stagione arriva oggi su Apple TV+

Silo: il primo episodio della terza stagione arriva oggi su Apple TV+

Penultima stagione della serie tratta dai romanzi di Hugh Howey, Silo accompagnerà il pubblico per tutta l'estate

Il primo episodio della terza stagione di Silo, acclamata serie Apple TV che adatta la trilogia distopica di Hugh Howey composta dai romanzi Wool, Shift e Dust, arriva oggi sulla piattaforma di streaming, con una nuova puntata disponibile ogni venerdì fino al finale di stagione del 4 settembre. La serie, creata da Graham Yost, è già stata rinnovata per una quarta e ultima stagione, di cui sono già state completate le riprese. Protagonista del mondo post-apocalittico di Silo è Rebecca Ferguson nei panni dell'ingegnera Juliette, accompagnata anche in questa... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 3 luglio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Televisione: Nuovo teaser trailer per la serie Apple TV Neuromancer

Nuovo teaser trailer per la serie Apple TV Neuromancer

Nella breve clip si vede il colore della televisione sintonizzata su un canale morto

Apple TV ha appena pubblicato 22 secondi di teaser trailer della serie Neuromancer, ispirata al romanzo del 1984 di William Gibson. Considerato una delle pietre miliari della letteratura fantascientifica e il capolavoro del cyberpunk, Neuromante è una di quelle storie che è stata in grado di anticipare il nostro presente, peculiarità che potrebbe complicare il lavoro di adattamento dell'opera. Guarda il video: Neuromancer Season 1 Teaser 2 | The Next Chapter Is Loading' Nel breve teaser, che gioca sull'effetto nostalgia di chi conosce bene l'opera, vediamo infatti un... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 3 luglio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Appuntamenti: RJ Barker primo ospite annunciato per Stranimondi

RJ Barker primo ospite annunciato per Stranimondi

Vincitore del British Fantasy Award e del Premio Italia per La nave delle ossa, in Italia è pubblicato da Elara Libri. Sarà ospite il 17 e 18 ottobre a Milano a Stranimondi 2026.

È stato comunicato il primo ospite d'onore per l'edizione 2026 di Stranimondi, e gli appassionati sono già entusiasti. Autore britannico di fantasy epico, RJ Barker è una delle voci più originali e riconoscibili del panorama fantastico internazionale. Vincitore del Premio Robert Holdstock 2020 (British Fantasy Award) e del Premio Italia 2024 per il Miglior Romanzo Internazionale, è stato capace di conquistare critica e pubblico con mondi costruiti con rara coerenza e intensità. Con la trilogia d'esordio The Wounded Kingdom (di... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Appuntamenti - 3 luglio 2026 - articolo di S*

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano

Trumpery, in un inglese un po’ vecchiotto, sono i fronzoli vistosi oppure le sciocchezze e gli imbrogli e sembra la parola adatta a descrivere l’ossessione di Donald Trump per il restyling della Casa Bianca. Tutti i presidenti, quando si insediano, fanno dei lavoretti: Barack Obama mise nello Studio Ovale qualche ceramica indigena sugli scaffali e appese al muro alcuni quadri di artisti afroamericani, l’ex first lady Michelle piantò un orto biologico e Joe Biden rimosse il ritratto di Andrew Jackson (settimo presidente Usa e figura controversa per questioni di deportazione dei nativi americani e schiavismo) voluto da Trump. Niente in confronto alla mania di Donald di lasciare un segno sfarzoso del suo passaggio.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
Tutto l’oro dello Studio Ovale luccica durante un incontro tra Donald Trump e Mark Rutte (foto Ansa).

Come Silvio col dipinto di Tiepolo (censurato)

Uguale, in questo, a Silvio Berlusconi, che fece intervenire a Palazzo Chigi il suo architetto di fiducia Mario Catalano, lasciandogli mano libera sull’introduzione di colonne con capitelli corinzi, specchi, stucchi bianchi, marmi pregiati, la riproduzione fotografica di un dipinto di Tiepolo (l’originale, affrescato sul soffitto di una villa vicentina, è conservato in un museo di Vicenza) appesa alle spalle del premier in modo che «le tivù lo inquadrino durante le conferenze stampa e le immagini di una bella opera d’arte vadano in tutto il mondo». Ma con un seno censurato, per carità, qui mica siamo alle cene eleganti del bunga bunga. Nei bagni della sala stampa fece installare luci al quarzo, lavabi con fotocellula, water in ceramica nera e beige, rubinetti d’oro, marmi di travertino oniciato e nero del Belgio. Quando arrivò Mario Draghi, fece ripristinare pareti bianche e rubinetti tradizionali: la sobrietà come atto politico.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
Silvio Berlusconi nel 2011 a Palazzo Chigi, con alle spalle la riproduzione fotografica di un dipinto di Tiepolo (foto Ansa).

Lavori che hanno superato i 350 milioni di dollari

Durante il primo mandato, Trump fece una ristrutturazione completa della Casa Bianca costata 1,75 milioni di dollari. Ma nel secondo mandato la differenza di scala è enorme: ha demolito l’intera East Wing per costruire una Ball Room che, tra stime iniziali e rialzi successivi, ha ormai superato i 350 milioni di dollari; ha pavimentato il Rose Garden, ha ricoperto l’Oval Office di una patina dorata. Ogni giorno Trump fornisce ai media americani la sua deflection strategy, tutta una serie di diversivi necessari per far sognare un po’ le masse dell’America profonda, desiderose di saperne di più sul colore delle tende, sulla morbidezza dei tappeti e sui mobili che arredano l’appartamento presidenziale e dimenticare così l’Iran, i dazi, le guerre.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
Il Rose Garden trasformato in una terrazza con tavolini e ombrelloni a strisce bianche e gialle (foto Ansa).

Tra un negoziato con l’Iran e l’altro…

All’inizio di giugno – ha riferito la Cnn – mentre lasciava lo Studio Ovale lo hanno sentito redarguire un collaboratore: sosteneva che alcune parti della nuova Ball Room mancassero negli ultimi rendering e chiedeva chiarimenti sulle sue numerose colonne. Il breve scambio di battute si sarebbe svolto nei corridoi dell’Ala Ovest e sarebbe avvenuto lo stesso giorno in cui gli Stati Uniti si scambiavano proposte per una soluzione alla guerra con l’Iran, giusto per dimostrare quanto il presidente sia profondamente coinvolto in ogni dettaglio di questo suo faraonico progetto e quanto tempo prezioso gli sottragga.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
Trump mostra un rendering della sala da ballo (foto Ansa).

La costruzione va avanti nonostante le battaglie legali: un giudice ha stabilito che i lavori potevano proseguire fino al 5 giugno, in attesa della decisione della corte d’appello sul fatto che il Congresso doveva approvare o meno il progetto. Nonostante sei senatori repubblicani abbiano poi votato per bloccare i finanziamenti, i lavori del cantiere proseguono tuttora indisturbati. Pare che l’amministrazione avesse inizialmente concordato 11,9 milioni di dollari con l’impresa Clark Construction, poi saliti a 17,4 milioni per costi aggiuntivi.

La caduta di stile della rimozione del quadro di Biden

Perché non è più solo la Ball Room: si tratta di un’operazione che coinvolge il rifacimento del colonnato dell’ala Ovest con marmo nero e della walk of fame presidenziale – la galleria dei ritratti dei presidenti Usa – quanto meno fuori dal protocollo, poiché Trump ha fatto sostituire quello di Joe Biden con la fotografia di un “autopen“, il meccanismo usato per replicare automaticamente le firme, per alludere al fatto che, secondo Trump, Biden non era cosciente di ciò che firmava durante il suo mandato.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
La foto di Joe Biden sostituita con un “autopen” (foto Ansa).

Inoltre non solo ha voluto pavimentare il Rose Garden, trasformandolo in una terrazza con tavolini e ombrelloni a strisce bianche e gialle, come quelli del suo club a Mar-a-Lago, ma ha inserito due enormi bandiere americane sui prati Nord e Sud, con un restauro completo del Lafayette Park.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
I lavori sotto la statua di Andrew Jackson al Lafayette Park (foto Ansa).

Sulla doratura dello Studio Ovale, Trump ha assicurato che è tutta «foglia d’oro, niente di finto». Sul nuovo eliporto che ha fatto costruire a South Lawn, annunciato all’improvviso per risolvere il problema degli scarichi dei nuovi elicotteri Sikorsky che bruciano l’erba, Trump ha provocatoriamente detto che lo ha fatto «per gli ambientalisti».

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L’eliporto fatto costruire a South Lawn (foto Ansa).

L’Arc de Trump per celebrare il 250esimo anniversario dell’indipendenza

Contemporaneamente ha ribattezzato il Kennedy Center con il suo nome (scritta poi rimossa dopo che un giudice federale l’ha dichiarata illegittima), ha dato il via alla costruzione di un colossale Triumphal Arch, subito ribattezzato dai media «Arc de Trump», per celebrare il 250esimo anniversario dell’indipendenza. L’architetto incaricato, Nicolas Leo Charbonneau, deve fondere lo stile neoclassico monumentale con elementi patriottici massicci voluti da Trump, come le due aquile dorate giganti e la statua alata di Lady Liberty in cima.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano

Trump ha avuto la balzana idea di dipingere di blu la celeberrima Memorial Reflecting Pool, la gigantesca vasca d’acqua rettangolare situata proprio davanti al monumento a Lincoln, famosa in tutto il mondo per aver fatto da sfondo al discorso «I have a dream» di Martin Luther King. I lavori sono stati affidati senza gara d’appalto a un’azienda che aveva già lavorato sui campi da golf di Trump, e i costi sono lievitati dai circa 1,5 milioni stimati inizialmente a ben 14,7 milioni di dollari.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
Trump annuncia la fine dei lavori di rinnovo della Lincoln Memorial Reflecting Pool (foto Ansa).

Le alghe e il verde fangoso che hanno rovinato i piani di Trump

Subito dopo la riapertura, il progetto è andato incontro a un clamoroso fallimento tecnico: l’acqua è diventata verde acceso, invece del blu-bandiera americana che voleva Donald: essendo una vasca enorme, poco profonda e colpita dal sole estivo, il fondale blu ha assorbito molto più calore. Questo ha surriscaldato l’acqua, creando l’ambiente perfetto per una fioritura record di alghe, che hanno trasformato il blu bandiera in un verde fangoso. La vernice ha iniziato a staccarsi e, nel giro di due settimane, forse a causa del calore o dei prodotti chimici usati in fretta e furia dagli addetti nel tentativo di uccidere le alghe, il rivestimento blu ha iniziato a scrostarsi, con enormi lembi di gomma e vernice blu che galleggiano sulla superficie.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
Le alghe che hanno rovinato la Memorial Reflecting Pool (foto Ansa).

Di fronte alle ironie sul web, Trump ha rifiutato la spiegazione scientifica degli esperti, denunciando pubblicamente sul suo social Truth una cospirazione da parte degli attivisti di sinistra. Ha sostenuto che dei vandali si fossero introdotti nella vasca di notte «tagliando il rivestimento con dei coltelli» e gettando fertilizzante nell’acqua per nutrire le alghe e sabotare il compleanno dell’America.

In competizione con la moglie Melania, ognuno con i suoi decoratori

La Versailles a cui sta pensando questo ex immobiliarista eletto dagli americani loro presidente per ben due volte vede anche una sorta di competizione tra lui e la moglie Melania, ognuno con i suoi decoratori di fiducia. Lei si fa consigliare da Tham Kannalikham, una designer specializzata nel rispolverare la tradizione, per tentare di tenere a bada il kitsch appariscente prediletto da Donald, e ha abbandonato Angelo Donghia, adorato dalla prima moglie di Trump, Ivana, e che aveva curato anche le case di Ralph Lauren e Diana Ross.

Per i nuovi interni della Casa Bianca Trump ha invece chiamato Henry Conversano, un industrial designer che ha rifatto tutti i più importanti casinò di Las Vegas e il famoso Golden Nugget di Atlantic City. Secondo i biografi della coppia, mentre Melania lavorava con la Kannalikham sul comfort borghese, Trump scatenava Conversano sugli specchi, i cristalli, i lampadari e le dorature. Alla corte dei due, raccontano scandalizzati i siti americani, è una processione continua di tessutai, tappezzieri, antiquari, posatori di moquette, piastrellisti, stuccatori, marmisti, ebanisti, vetrai.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
Dettagli dello Studio Ovale (foto Ansa).

Sembra l’era Berlusconi da noi, con il continuo travaso di artigiani di fiducia da Arcore a Palazzo Chigi. Luigi XIV riempì Versailles di specchi per abbagliare i nobili e ricordare a tutti chi comandava. Trump fa la stessa cosa, guidato dal suo fiuto di ex palazzinaro ma con in mano il catalogo di un contractor del New Jersey: l’oro e gli specchi non gli servono per dire «sono ricco», gli servono per riaffermare che è intoccabile e che è lui il boss, come ha detto quando è arrivato in ritardo a Evian, al summit del G7.

Vigilanza Rai, lasciano anche i componenti di centrodestra

Dopo il passo indietro della presidente Barbara Floridia e degli altri componenti provenienti dall’opposizione, si sono dimessi dalla Commissione parlamentare di Vigilanza Rai anche i componenti di centrodestra. La senatrice del M5s ha parlato di un organo di garanzia «tenuto in ostaggio da chi governa»: ebbene, i membri provenienti dalla maggioranza denunciano qualcosa di analogo. Ma da parte del centrosinistra.

I componenti di centrodestra: «Commissione occupata dalla sinistra»

«Anche noi, come le opposizioni, ci dimettiamo dalla commissione di Vigilanza Rai che è stata occupata, sequestrata e strumentalizzata in maniera irresponsabile dalla sinistra. Questa ha sfruttato cinicamente la legge sulla Rai, che prevede una maggioranza a 2/3 per eleggere il presidente, che noi in questi mesi stiamo cercando di cambiare». È quanto hanno dichiarato i membri del centrodestra dimissionari, definendo «anomalo» che «il presidente della Rai dopo un certo numero di votazioni non possa essere eletto a maggioranza, eventualità che invece è prevista perfino per la carica di Presidente della Repubblica». L’opposizione, spiegano, ha «sfruttato in maniera vergognosa» questa legge, impedendo alla tv di Stato di avere un presidente nonostante sia stato designato già da tempo» dal suo cda.

«Siamo dinanzi a una vergognosa pantomima inscenata dalle opposizioni che hanno la smania di continuare a monopolizzare il Servizio pubblico, dopo aver perso il governo della Nazione per volontà degli italiani. E proprio l’avidità di poltrone della sinistra ha prodotto lo stallo in Commissione», affermano poi i componenti della maggioranza: «Per quanto ci riguarda siamo disponibili a dare vita a una nuova Commissione con un nuovo Presidente, a dare in tempi rapidi un presidente alla Rai e riprendere il ciclo di audizioni che le dimissioni della presidente Floridia e dei componenti delle opposizioni in Vigilanza hanno interrotto. Non sarà questa messa in scena ad impedire che la Rai possa tornare finalmente ad essere libera e pluralista».

Il caldo è il nuovo dazio europeo (su cui non si può negoziare)

Per anni il caldo è stato raccontato come un’emergenza ambientale. Oggi però è diventato anche una variabile economica. L’ondata di calore che a fine giugno ha investito gran parte dell’Europa, con temperature superiori ai 40 gradi in Francia e nuovi record nel Regno Unito e in Svizzera, ha messo sotto pressione gli ospedali e rallentato cantieri, logistica, agricoltura, industria e trasporti, mostrando quanto il cambiamento climatico possa influenzare la competitività europea.

Il caldo è il nuovo dazio europeo (su cui non si può negoziare)
Temperature estreme in Italia (foto Ansa).

Un tema che – appunto – si scalda nel momento meno favorevole per Bruxelles. L’Unione europea è impegnata a difendere la sua industria dalla concorrenza cinese, a negoziare il futuro dei dazi con gli Stati Uniti e a rilanciare una politica capace di recuperare terreno rispetto alle altre grandi economie. Ma mentre il dibattito resta concentrato su commercio e sussidi, un altro fattore sta già entrando nei bilanci delle imprese: il costo del caldo.

Cool box distribuite e turni anticipati al mattino

L’impatto è ormai visibile sul campo. In Germania per esempio DHL ha distribuito oltre 111 mila cool box ai portalettere, complete di asciugamani refrigeranti, polsini rinfrescanti e protezioni contro i raggi UV. Diverse aziende del settore delle costruzioni hanno anticipato l’inizio dei turni alle prime ore del mattino per evitare le ore più calde della giornata, mentre Thyssenkrupp Steel Europe ha rafforzato le misure di protezione dei lavoratori negli impianti siderurgici con acqua e pause supplementari.

Vietato il lavoro all’aperto nelle ore centrali

Altro che interventi straordinari, stanno diventando parte dell’organizzazione ordinaria del lavoro. Anche i governi iniziano a cambiare approccio. In Italia diverse Regioni hanno introdotto ordinanze che vietano il lavoro all’aperto nelle ore centrali della giornata durante gli episodi di caldo estremo. La misura nasce per tutelare la salute dei lavoratori, ma ha inevitabilmente effetti sulla produzione, soprattutto nei comparti dell’edilizia, dell’agricoltura e della logistica. La questione, però, è più profonda. Per la prima volta il caldo viene analizzato non soltanto dai climatologi, ma anche da economisti, assicurazioni, banche e investitori.

Il caldo è il nuovo dazio europeo (su cui non si può negoziare)
Operai al lavoro sotto il sole cocente a Torino (foto Ansa).

Oltre i 30 gradi la produttività inizia a crollare

Secondo un’analisi di Allianz Trade dedicata all’economia tedesca, oltre i 30 gradi la produttività del lavoro diminuisce mediamente di circa il 3 per cento per ogni grado aggiuntivo, mentre il fabbisogno energetico cresce di circa l’1,2 per cento per alimentare sistemi di climatizzazione e raffrescamento.

Entro il 2030 l’Italia potrebbe perdere 147 miliardi di Pil

Sono numeri che fanno cambiare la prospettiva. Il caldo, oltre a un rischio sanitario o ambientale, diventa un costo di produzione. Nello scenario elaborato da Allianz Trade, se le ondate di calore degli ultimi anni dovessero trasformarsi nella nuova normalità, entro il 2030 la Germania potrebbe perdere fino a 131 miliardi di dollari di prodotto interno lordo. Le stime diventano ancora più pesanti per il resto d’Europa: fino a 240 miliardi per la Francia, 147 miliardi per l’Italia e 120 miliardi per la Spagna. Per alcune economie particolarmente esposte il costo complessivo potrebbe arrivare a valere tra il 5 e il 7 per cento del Pil nel corso del decennio.

Il caldo è il nuovo dazio europeo (su cui non si può negoziare)
Flash mob contro la “cooling poverty” a Napoli (foto Ansa).

Per questo Allianz Trade definisce ormai il caldo estremo un rischio economico strutturale. La questione non riguarda più soltanto la frequenza delle ondate di calore, ma anche la capacità delle economie di adattarsi a condizioni climatiche che stanno diventando permanenti.

Il nostro Paese parte da una posizione più fragile

L’Italia è tra le economie europee più esposte agli effetti economici del caldo estremo. Non solo perché il Mediterraneo è uno degli hotspot del cambiamento climatico, ma perché una parte rilevante del sistema produttivo nazionale continua a dipendere da attività svolte all’aperto o in ambienti difficili da climatizzare.

Il caldo è il nuovo dazio europeo (su cui non si può negoziare)
Il famoso bar Baratti & Milano in piazza Castello chiuso per un blackout dovuto al grande caldo estivo (foto Ansa).

Edilizia, agricoltura, turismo, logistica e piccola manifattura rappresentano ancora una quota significativa del valore aggiunto italiano. Sono comparti nei quali il caldo incide sul benessere dei lavoratori oltre che sulla riduzione delle ore effettivamente lavorabili, sull’aumento dei consumi energetici e sulla compressione dei margini aziendali. Secondo una stima citata da Reuters, durante l’ondata di calore di fine giugno un milione e mezzo di lavoratori italiani poteva essere esposto a condizioni di rischio, tra operai, agricoltori e corrieri.

La tutela dei lavoratori è necessaria, ma non basta

La risposta dei governi si concentra, per ora, soprattutto sulla tutela dei lavoratori. È una scelta necessaria, ma non sufficiente. Le ordinanze che sospendono le attività nelle ore più calde limitano il rischio sanitario, senza eliminare quello economico. Ogni ora di lavoro persa, ogni cantiere rallentato e ogni raccolto rinviato incidono sulla produttività complessiva del sistema.

La stessa conformazione delle città contribuisce ad aggravare il problema. Gran parte del patrimonio edilizio europeo è stato progettato per trattenere il calore durante l’inverno, non per disperderlo in estate. Le ondate di caldo degli ultimi anni hanno così evidenziato un limite infrastrutturale che fino a poco tempo fa appariva secondario.

Reuters, citando l’International Energy Agency, ricorda che la diffusione dei climatizzatori in Europa resta nettamente inferiore rispetto alle altre grandi economie avanzate. A seconda dell’indicatore utilizzato, gli impianti sono presenti in circa un quinto del patrimonio edilizio europeo oppure in circa un quarto delle abitazioni, contro livelli vicini al 90 per cento negli Stati Uniti e in Giappone (Reuters, 25 e 26 giugno 2026).

Forte aumento di domanda per i climatizzatori in Europa

Questo ritardo si traduce in un doppio costo. Da una parte rende più difficile mantenere livelli elevati di produttività durante le ondate di calore; dall’altra obbliga famiglie e imprese ad accelerare investimenti che avrebbero potuto distribuire su un periodo molto più lungo. Non a caso, nelle ultime settimane, i maggiori produttori mondiali di climatizzatori hanno registrato un forte incremento della domanda in Italia, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito. Per aziende come Samsung, LG, Midea e Mitsubishi Electric il mercato europeo rappresenta ormai una delle principali aree di crescita.

Il caldo è il nuovo dazio europeo (su cui non si può negoziare)
Emergenza caldo a Milano (foto Ansa).

La capacità di adattarsi al clima diventa un vantaggio competitivo

Per decenni la competitività industriale è stata misurata attraverso indicatori ormai consolidati: costo del lavoro, prezzo dell’energia, pressione fiscale, innovazione, produttività e accesso ai mercati internazionali. Oggi bisogna aggiungere una nuova variabile. La capacità di adattarsi alle temperature estreme sta diventando un vantaggio competitivo tanto quanto la digitalizzazione o l’efficienza energetica. Le imprese che investiranno in edifici più efficienti, reti elettriche resilienti, impianti meno energivori e una diversa organizzazione dei turni potranno limitare le perdite di produttività e contenere l’aumento dei costi. Chi rimarrà fermo rischia invece di subire un progressivo deterioramento dei margini proprio mentre cresce la concorrenza internazionale. È il motivo per cui Allianz Trade parla sempre più spesso di economia dell’adattamento. Adeguarsi al clima diventa una componente della politica industriale e della competitività nazionale.

Un dazio che nessuno può ridurre attraverso accordi commerciali…

La metafora del dazio non è soltanto giornalistica. Un dazio aumenta il costo di produrre e vendere un bene, riduce i margini delle imprese e rende meno competitiva un’economia rispetto ai concorrenti. Il caldo produce effetti sorprendentemente simili. Riduce le ore lavorabili, rallenta la produzione, aumenta il consumo di energia, impone nuovi investimenti e modifica l’organizzazione del lavoro. Con una differenza sostanziale. I dazi possono essere negoziati, ridotti o eliminati attraverso accordi commerciali. Le temperature record no.

Il caldo è il nuovo dazio europeo (su cui non si può negoziare)
Il cartello dei dazi (Ansa).

Per questo la sfida europea non consiste solo nel gestire l’emergenza dell’estate 2026. La vera partita si giocherà nei prossimi anni, quando gli investimenti destinati all’adattamento climatico determineranno una parte crescente della capacità produttiva dei Paesi. Se l’Europa continuerà a considerare il caldo come un semplice fenomeno meteorologico, rischierà di affrontare il prossimo decennio con uno svantaggio competitivo destinato ad ampliarsi anno dopo anno. Il cambiamento climatico sta già riscrivendo il costo di fare impresa.

Usa-Iran, quando riprenderanno i colloqui indiretti

Il prossimo round di negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran inizierà il 18 luglio. Lo riferisce l’emittente saudita Al-Hadath, citando una fonte di alto livello. Al momento non è stato indicato dove si terranno i nuovi colloqui. Ma è altamente probabile che la sede sia ancora Doha, in Qatar. In alternativa c’è il Pakistan, l’altro Paese mediatore. Come riferito dal portavoce del ministero degli Esteri qatariota, Majed al-Ansari, le discussioni indirette tra Usa e Iran, che proseguiranno dopo i funerali di Ali Khamenei, hanno permesso alle due parti di avanzare su alcune questioni relative al memorandum d’intesa di Islamabad, basandosi sui risultati del vertice del Lago di Lucerna.

Legge elettorale, maggioranza ancora divisa e opposizioni all’attacco

Poco meno di due settimane. È il tempo che le forze di maggioranza hanno a disposizione per riuscire a trovare l’intesa sul tema delle preferenze, prima che la proposta di legge elettorale passi all’esame della Camera.

Il centrodestra ancora diviso sulle preferenze

La data da cerchiare sul calendario è quella del 14 luglio, una settimana dopo rispetto all’iniziale ipotesi del 7 luglio prevista per l’avvio delle votazioni. Un rinvio che dai banchi del centrodestra dicono essere logistico, dovuto alle difficoltà nel raggiungere il Parlamento a causa dei lavori sulla tratta ferroviaria verso Roma, ha ribadito il ministro meloniano Luca Ciriani, ma che in realtà appare come un tentativo di guadagnare ancora qualche giorno per riuscire a sciogliere il nodo dell’accordo. E infatti Matteo Salvini ha messo in chiaro, piccato, che non ci sono cantieri programmati e che i deputati e i senatori non avranno difficoltà a raggiungere la capitale. La verità è che il vertice degli sherpa di questa settimana non ha prodotto i risultati sperati. Fratelli d’Italia punta i piedi sulle preferenze, Forza Italia e Lega sono contrari a modificare un testo già frutto di compromessi. Nonostante le divergenze ancora non appianate, «non c’è alcuna intenzione da parte nostra di spaccare il centrodestra», assicurano dalle file del partito di Meloni. Anche in questo caso «un punto di equilibrio si troverà», con l’obiettivo di arrivare all’approvazione della proposta alla Camera entro la fine del mese. 

Legge elettorale, maggioranza ancora divisa e opposizioni all’attacco
Matteo Salvini (foto Ansa).

Il muro delle opposizioni contro lo spettro del premierato

Non ci stanno le opposizioni, per le quali anche se venissero inserite le preferenze non si risolverebbe l’impianto di una legge considerata sbagliata nel principio, a partire dal punto che andrebbe a sancire l’indicazione del nome del premier sulla scheda. Il presidente del M5s Giuseppe Conte lo ha detto a chiare lettere: «La loro proposta nasconde un premierato, siamo pronti al ricorso alla Corte Costituzionale». Dello stesso avviso il leader di Avs Nicola Fratoianni, che in una recente intervista televisiva ha parlato di tentativo di «introdurre in Italia il premierato senza fare la riforma della Costituzione». E così anche i dem, con la capogruppo in commissione Affari Costituzionali alla Camera Simona Bonafè che in una nota ha rimarcato: «Non hanno avuto il coraggio di portare avanti il premierato perché erano consapevoli che i cittadini l’avrebbero bocciato e ora tentano di raggiungere lo stesso obiettivo attraverso una legge ordinaria, modificando la legge elettorale».

Legge elettorale, maggioranza ancora divisa e opposizioni all’attacco
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Lo spettro della batosta referendaria

«Qualsiasi riforma non c’entra con le elezioni dell’anno prossimo, una cosa non nega l’altra», tiene a precisare a Lettera43 un senatore di Fratelli d’Italia, convinto che «la riforma si farà». Quando? Ancora presto per dirlo. Dopo l’approvazione in Senato nel giugno 2024, il disegno di legge sul premierato è attualmente assegnato in commissione Affari costituzionali alla Camera. Di un’ipotesi di calendarizzazione nemmeno l’ombra. La frenata, secondo l’opinione diffusa tra i partiti di minoranza, sarebbe dovuta al colpo politico subito dal governo con la sconfitta al referendum sulla giustizia dello scorso marzo. Motivo per cui, ha spiegato la capogruppo Pd alla Camera Chiara Braga in un’intervista a La Repubblica, «il disegno di riforme istituzionali della destra è fallito» e si tenta ora di «far passare un premierato di fatto». Una narrazione, questa, respinta dai meloniani. «Se c’è una cosa che non ci spaventa è il confronto con l’elettorato», ha spiegato ancora il parlamentare FdI, pur ammettendo che sulla cosiddetta madre di tutte le riforme «c’è un iter complesso, soprattutto se i tempi sono quelli che abbiamo visto per la riforma della giustizia dove abbiamo dovuto affrontare un ostruzionismo pesantissimo». Il ragionamento da fare per il centrodestra, comunque, è un altro: se è vero che l’esito del referendum sulla giustizia «ha dimostrato che il centrosinistra è competitivo», allora «non si capisce perché non si appoggi questa proposta di legge elettorale. Siamo a fine legislatura e ci poniamo il tema di garantire alla futura legislatura altrettanti anni di governo». Insomma, le priorità sono evidenti: prima si cambiano le regole del gioco, poi si fa il resto. Sempre che ce ne sia il tempo. 

Sondaggi politici, la Supermedia: Vannacci continua a correre

L’ultima Supermedia Agi/Youtrend, realizzata sulla base di nove sondaggi sulle intenzioni di voto condotti dal 18 giugno al primo luglio da sei istituti, evidenzia un ulteriore balzo di Futuro Nazionale, che ha guadagnato un punto netto in due settimane, portandosi così al 5,9 per cento. Bene anche il Movimento 5 stelle, mentre perdono consensi Fratelli d’Italia e Partito democratico.

Sondaggi politici, la Supermedia: Vannacci continua a correre
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Stavolta a perdere terreno è soprattutto Fratelli d’Italia

A differenza delle indagini precedenti, a fare le spese dell’ascesa di Roberto Vannacci non è principalmente la Lega, bensì FdI: il partito di Giorgia Meloni perde infatti lo 0,6 e scende a 27,6 per cento. Male anche il Pd, che cala al 21,3 per cento (-0,4). Buona la performance del M5s, che sale al 13,4 per cento (+0,7). Forza Italia è stabile al 7,9 per cento. Lieve calo (-0,1) per Alleanza Verdi e Sinistra, data al 6,3 per cento. Appena sotto la Lega (6,2 per cento, -0,3). Oltre a FI sono stabili anche Azione (3 per cento) e Italia Viva (2,3 per cento). Seguono +Europa all’1,5 per cento (+0,1) e Noi Moderati all’1,1 per cento (-0,1). Da prendere con le molle il dato del Partito Liberal Democratico, rilevato solo da due istituti sui sei e dato all’1,5 per cento.

Sondaggi politici, la Supermedia: Vannacci continua a correre
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Per quanto riguarda le coalizioni, il centrodestra cala al 42,8 per cento (record negativo dall’insediamento del governo), mentre continua ad aumentare il vantaggio il campo largo, dato avanti di due punti (44,8 per cento).

Mastella: «Pregate per me, sono malato»

Davanti ai fedeli che assiepavano la basilica gremita per la ricorrenza della festività della Madonna delle Grazie, patrona del Sannio, il sindaco di Benevento Clemente Mastella ha annunciato di essere malato, chiedendo ai presenti a pregare per lui. «Spero di farcela», ha detto con la voce rotta per l’emozione. Dopo qualche attimo di silenzio è scoppiato un applauso di incoraggiamento per l’ex ministro.

Trump torna ad attaccare la Nato: «Usa spendono più di tutti»

Donald Trump torna ad attaccare la Nato. «Gli Stati Uniti spendono più di qualsiasi altro Paese, e con un ampio margine, per garantirne la protezione, senza trarne alcun vantaggio», ha affermato il presidente sul suo social Truth elencano le spese per gli Stati Uniti e alcuni altri Paesi, fra cui l’Italia. «Stati Uniti 999 miliardi di dollari, Regno Unito 90,5 miliardi, Francia 66,5 miliardi, Italia 48,8 miliardi, Polonia 44,3 miliardi. Le cifre degli altri Paesi, inclusa la Germania, sono molte più basse», ha evidenziato.

Vigilanza Rai, dimissioni della presidente Floridia e di tutti i membri di opposizione

Tutti i componenti di opposizione, compresa la presidente Barbara Floridia, si sono dimessi dalla Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. «È una decisione sofferta ma necessaria e inevitabile. Ho dovuto prendere atto che restare e denunciare non è servito. Non mi resta che dare un segnale forte dinanzi all’arroganza e all’uso spregiudicato che questa maggioranza fa delle istituzioni e delle Commissioni parlamentari», ha scritto su Facebook Floridia, senatrice del M5s.

«Ho lottato con tutte le mie forze per consentire a un organo di garanzia del Parlamento di svolgere le proprie funzioni. Ho tentato in ogni modo di difendere il diritto dei cittadini ad avere una Commissione che si occupasse davvero del servizio pubblico. Ho denunciato anche pubblicamente con molto ardore», ha aggiunto Floridia. «Ma è ormai evidente che a questa maggioranza mancano alcuni presupposti molto importanti: il rispetto delle prerogative della minoranza, il rispetto delle istituzioni più in generale e delle regole che disciplinano il funzionamento degli organi parlamentari».

Vigilanza Rai, dimissioni della presidente Floridia e di tutti i membri di opposizione
Barbara Floridia (Imagoeconomica).

Floridia: «Vigilanza Rai ostaggio dal governo»

Nel suo lungo post, la senatrice pentastellata ha scritto anche di «boicottaggio sistematico» della commissione di vigilanza, «tenuta in ostaggio da chi governa» e «artificialmente in vita dalla maggioranza solo per fornire una foglia di fico a decisioni che vengono prese altrove, dal Governo, sulle spalle di milioni di cittadini che ogni anno pagano il canone». E poi: «La misura è colma. Manca un anno alle elezioni e servirebbe una Commissione attiva e vigile sul servizio pubblico, perché manca persino il pudore di nascondere ciò che sta accadendo. Io non sono disposta a trascorrere l’ultimo anno di questa legislatura assistendo impotente alle richieste di audizioni da parte delle opposizioni sistematicamente bocciate dalla maggioranza per impedire di fare domande, di pretendere risposte, di chiedere conto a chi sta gestendo la Rai».

La dichiarazione dei capigruppo di opposizione

«Le anticipazioni dei nuovi palinsesti confermano il progressivo declino del servizio pubblico: calano ascolti e credibilità, si riducono il pluralismo e il merito, aumentano i costosi contratti esterni e viene disatteso il Media Freedom Act. Riteniamo che la Commissione non sia più nelle condizioni di esercitare la propria funzione istituzionale di vigilanza». Lo dichiarano i capigruppo di opposizione nella Commissione di Vigilanza Rai Stefano Graziano (Pd), Dario Carotenuto (M5s), Maria Elena Boschi (Iv), Angelo Bonelli e Giuseppe De Cristofaro (Avs): «Restare al suo interno significherebbe abdicare alla funzione di controllo democratico e avallare un uso sempre più partitico del servizio pubblico. Le nostre dimissioni chiedono di restituire ai cittadini una Rai libera, autonoma e realmente pluralista».

La marcia dei tifosi laziali contro Lotito e le altre pillole del giorno

Giovedì pomeriggio lo zoccolo duro dei tifosi della Lazio torna a scendere in piazza contro la gestione Lotito. L’appuntamento è alle 17.30 a Ponte Milvio. Il corteo si dirigerà verso piazzale Ankara, proprio sotto la curva Sud dello Stadio Flaminio, al grido dello slogan: «La libertà è una conquista». La giornata si concluderà con interventi e musica fino a notte inoltrata. Chissà se sul palco o in strada si scorgerà qualche tifoso vip oltre a Tommaso Paradiso, la cui presenza è già stata confermata – come Angelo Mellone o Pino Insegno. L’obiettivo degli organizzatori è superare le 20 mila presenze per quella che si preannuncia come la più grande manifestazione di dissenso della storia delle tifoserie italiane.

LEGGI ANCHE: Le mire di Lotito sulla Reggina, un’operazione più politica che calcistica

Lotito ha di che preoccuparsi, perché si sa il consenso dei tifosi è strettamente legato a quello elettorale. E lui eletto al Senato con Forza Italia (e per di più in vista delle Politiche del 2027) dovrebbe saperlo bene…

A Villa Taverna Giorgia Meloni manda Arianna

L’unica brutta sorpresa potrebbe arrivare dal cielo. Nel senso di rovesci. Dopo il gelo tra Palazzo Chigi e Donald Trump, al ricevimento per l’Independence Day organizzato a Villa Taverna, residenza ufficiale dell’ambasciatore Usa Tilman Fertitta, alla fine parteciperà mezzo governo: i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il titolare del Mef Giancarlo Giorgetti, il ministro della Difesa Guido Crosetto e quello del Made in Italy Adolfo Urso. Giorgia Meloni no, non è attesa. Qualcuno però scommette che potrebbe affacciarsi al party con il favore delle tenebre, al ritorno da Padova dove interverrà al congresso della Uil. La premier però ha inviato la sorella Arianna e da Palazzo Chigi il sottosegretario Alfredo Mantovano. Diserteranno invece il barbecue a stelle e strisce i leader delle opposizioni, a partire da Elly Schlein (ci sarà però una mini-delegazione del Pd) che nella tarda mattinata di giovedì si è presentata al convegno di Federmanager. Forfait anche per Giuseppe Conte, Bonelli & Fratoianni, Carlo Calenda e pure Roberto Vannacci. Matteo Renzi deve ancora sciogliere la riserva. Vedremo…

La marcia dei tifosi laziali contro Lotito e le altre pillole del giorno
La festa dell’Independence Day del 2025 (Ansa).

Al convegno Aepi c’è Alma Manera, e alla cena il marito Petrecca

Mercoledì, nella cornice della Terrazza Caffarelli in Campidoglio, sontuosa serata della Confederazione Aepi (Associazioni Europee di Professionisti e Imprese), guidata da Mino Dinoi, per il premio Le Eccellenze del Made in Italy. Iniziativa nata «con l’obiettivo di valorizzare personalità, professionisti, rappresentanti delle istituzioni e protagonisti del mondo produttivo che, nei rispettivi ambiti, contribuiscono a diffondere i valori del Made in Italy, simbolo riconosciuto di qualità, cultura, innovazione e tradizione».

La cerimonia di premiazione è stata condotta da Alma Manera, attrice, cantante e conduttrice di Rai Radio 1. Presente anche il marito Paolo Petrecca, ex direttore di Rai Sport.

La marcia dei tifosi laziali contro Lotito e le altre pillole del giorno
Paolo Petrecca e Alma Manera (da Instagram).

Colosseo, si ride da morire con Dario Argento

Ridere con Dario Argento. L’idea è venuta a Csc – Cineteca Nazionale e Parco archeologico del Colosseo, con la rassegna “Morire dal ridere. Classici dell’orrore tra paura e parodia”. Ecco il vampiro scheletrico e perturbante di Nosferatu (1922) di Friedrich Wilhelm Murnau, la creatura tragica di Frankenstein (1931) di James Whale e poi Freaks (1932) di Tod Browning. A chiudere questo itinerario sarà Opera (1987) di Dario Argento, definito come «vertice visionario del thriller horror italiano, dove lo sguardo stesso diventa strumento di ossessione e violenza». E Argento introdurrà la proiezione nella serata di martedì 14 luglio.

A Cinevillage c’è Rocco Siffredi

Parlare di cultura con Rocco Siffredi? A Roma si può: dal 6 luglio al 6 settembre Villa Lazzaroni ospita la terza edizione di Cinevillage, la rassegna estiva organizzata da Agis Lazio che, anno dopo anno, si è ritagliata un ruolo sempre più centrale nella programmazione culturale della Capitale. Nel parco del VII Municipio la manifestazione sarà aperta da un incontro con Rocco Siffredi, in occasione della proiezione di Blue, film di Eleonora Puglia.

Nuovi guai per Bandecchi, accusato di corruzione e perquisito

Perquisizioni personali, informatiche e locali tra Terni, Roma e Orvieto a carico di Stefano Bandecchi, sindaco del capoluogo umbro e della relativa Provincia, dell’imprenditore Roberto Biagioli e di un funzionario provinciale. Ipotizzati i reati di corruzione propria e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente: le perquisizioni avvengono nel contesto di un’indagine riguardante un appalto per la manutenzione stradale e la compravendita dell’Orvietana Calcio.

L’affidamento dei lavori e la vendita dell’Orvietana

Nello specifico, le perquisizioni di cui sono stati oggetto il fondatore di Alternativa Popolare e le altre due persone riguardano la procedura di affidamento dei lavori pubblici di messa in sicurezza e ripristino della strada provinciale n. 12-Bagnorese, che era stata interessata da una frana. I lavori sono stati concessi dalla Provincia di Terni in affidamento diretto al Gruppo Biagioli perché l’importo (150 mila euro) è inferiore alla soglia oltre la quale il codice degli appalti impone lo svolgimento di una gara.

Nuovi guai per Bandecchi, accusato di corruzione e perquisito
Stefano Bandecchi (Imagoeconomica).

A distanza di quattro giorni dall’affidamento dell’appalto, Biagioli ha ceduto l’Orvietana Calcio a Unicusano (dunque a Bandecchi). Una circostanza ritenuta sospetta, considerata anche la tempistica. L’ipotesi è che, in sostanza, la ditta di Biagioli abbia ottenuto i lavori in cambio della cessione della società calcistica a Bandecchi: l’Orvietana è stata poi fusa con Ternana Futsal per la creazione della Nuova Ternana 1925, club che chiederà alla Figc l’iscrizione al campionato di Serie D.

Bandecchi è già a processo per evasione fiscale

Nuovi guai quindi per Bandecchi, già a processo a Roma per evasione fiscale in quanto accusato di non avere pagato imposte per circa 20 milioni di euro come amministratore di fatto dell’università telematica Unicusano. Il mancato versamento risalirebbe al periodo 2018-2022. Sfruttando le tariffe agevolate riservate agli istituti didattici, avrebbero fatto acquisti non esattamente riconducibili all’attività universitaria, tra cui quelli di una Ferrari e una Rolls Royce, comprate per 550 mila euro.

Come la Russia ha sorvegliato con droni i siti nucleari e militari europei

Utilizzando droni lanciati da navi della cosiddetta flotta ombra, negli ultimi 18 mesi la Russia ha condotto una campagna di sorveglianza dei siti nucleari e militari di diversi Paesi europei, tra cui Regno Unito e Francia. È quanto emerge da un’analisi condotta dall’International Institute for Strategic Studies, che ha rilevato 144 episodi verificatisi a partire dalla fine del 2024.

La Russia ha agito con «sostanziale impunità»

Secondo i ricercatori del think tank, Mosca ha agito con «sostanziale impunità», cogliendo alla sprovvista e disorientando le autorità di tutta Europa. Droni russi sono stati ripetutamente avvistati droni sopra numerose basi militari del Vecchio Continente, tuttavia nessun velivolo a pilotaggio remoto è stato catturato o abbattuto dalle forze armate occidentali, rivelando una falla strategica nelle difese aeree della Nato.

Regno Unito, Francia e non solo: i principali episodi

Tra i siti che sono stati sorvegliati dai droni russi figurano la base britannica della Raf a Lakenheath, nel Suffolk (che si stava predisponendo per ospitare armi nucleari statunitensi), e la base francese per sottomarini nucleari di Île Longue, in Bretagna. Incursioni di droni si sono verificate poi nei mesi di novembre e dicembre 2025 sopra le basi aeree di Kleine-Brogel, in Belgio, e di Volkel, nei Paesi Bassi, dove sono stoccate armi nucleari Usa aviolanciabili. Altri incidenti includono una serie di avvistamenti di droni avvenuta in Danimarca nel settembre 2025, che hanno costretto alla chiusura dell’aeroporto di Copenaghen e di altri scali del Paese. A dicembre del 2025 quattro droni sono stati avvistati mentre sorvolavano una nave della Marina irlandese in direzione della costa del Paese, la sera successiva alla visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Numerosi gli incidenti registrati in Germania. Come sottolinea l’International Institute for Strategic Studies, gli avvistamenti sono diminuiti da quando, nel corso di quest’anno, le marine europee hanno iniziato a sequestrare le navi della flotta ombra di Mosca.

La Corte Ue respinge il ricorso e conferma la maxi multa da 4,1 miliardi a Google

La Corte di giustizia dell’Ue (Curia) ha respinto l’impugnazione proposta da Google e dalla sua società madre Alphabet contro la maxi multa di circa 4,1 miliardi di euro per abuso di posizione dominante del motore di ricerca Google Search nell’ambito del sistema operativo Android.

Perché Google è stata multata

Nel 2018, la Commissione aveva adottato una decisione in cui aveva concluso che la società aveva imposto, segnatamente con accordi di preinstallazione e condizioni di licenza di talune applicazioni, la precedenza del suo motore di ricerca Google Search e del suo browser Chrome sui dispositivi mobili funzionanti con il sistema operativo Android, anch’esso proposto da Google. La società aveva quindi presentato ricorso, che ora la Curia ha respinto stabilendo che il tribunale che ha comminato l’ammenda non ha commesso alcun errore di diritto nel valutare gli effetti anti concorrenziali delle condizioni di preinstallazione previste dagli accordi Android.

Lefebvriani, il papa scomunica i quattro neo-vescovi e i consacranti

Il Vaticano ha scomunicato latae sententiae i quattro vescovi lefebvriani Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier e Alfonso de Galarreta, che li ha consacrati a Écône, in Svizzera, in assenza di mandato pontificio e «contro la volontà del Sommo Pontefice», così come Bernard Fellay, che ha partecipato direttamente alla celebrazione liturgica come co-consacrante.

La nota del Dicastero per la Dottrina della Fede

«Nonostante le ammonizioni rivolte al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il vescovo Alfonso de Galarreta, avendo compiuto un atto di natura scismatica mediante la consacrazione episcopale di quattro presbiteri, senza mandato pontificio e contro la volontà del Sommo Pontefice, è incorso ipso facto nelle pene previste dal can. 1387 e dal can. 1364 1 CIC 2021», si legge in una nota del Dicastero per la Dottrina della Fede, firmato dal cardinale Víctor Manuel Fernández. Fellay, avendo aderito pubblicamente all’atto scismatico, è incorso nella scomunica prevista dal can. 1364 1 CIC 2021. Il Vaticano poi avverte: «Per quanto concerne i fedeli laici, sono da ritenersi scismatici e scomunicati coloro che aderiscono formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X». Questo vale anche per i chierici. La nota sottolinea inoltre che i sacramenti amministrati «illecitamente», penitenza e matrimonio «sono invalidi». Nella comunicato si legge anche: «La Chiesa, come madre premurosa, accoglierà con sincero affetto e viva sollecitudine tutti coloro che desiderano tornare alla piena comunione. I Nunzi Apostolici disporranno delle procedure che gli Ordinari potranno utilizzare nei diversi casi. Si esortano, infine, tutti i fedeli a rimanere saldi nella comunione con il Romano Pontefice, con i Vescovi in comunione con lui e con tutta la Chiesa e ad astenersi dal partecipare alle celebrazioni e attività promosse dalla suddetta Fraternità Sacerdotale San Pio X».