Scarichi a mare, condannato il sindaco di Camerota Giuseppe Mario Scarpitta ad un atto e otto mesi di reclusione. Il sindaco per effetto della legge Severino potrebbe essere sospeso dall’incarico aprendo così una pesante falla sul paese costiero. Il processo sugli scarichi a mare si chiude con tre condanne, una assoluzione piena il procedimento giudiziario sulla gestione del sistema fognario e dei depuratori del Comune di Camerota, al centro di un’inchiesta su scarichi non adeguatamente trattati in mare e nei corsi d’acqua del territorio cilentano. Il tribunale di Vallo della Lucania con sentenza emessa ieri ha condannato l’attuale sindaco Mario Giuseppe Salvatore Scarpitta alla pena di un anno e otto mesi per omissione di atti d’ufficio. Condanna anche per l’ex sindaco Antonio Romano cui sono stati inflitti un anno e sei mesi. Stessa pena, un anno e sei mesi, per il responsabile dell’area tecnica Alessandro Di Rosario, difeso dagli avvocati Enrico Giovine e Donato Mennella. Assoluzione piena invece per la tecnica comunale Antonietta Coraggio, difesa dagli avvocati Franco Maldonato e Celestino Sansone per la quale il Tribunale ha stabilito la formula “per non aver commesso il fatto” per il reato di inquinamento ambientale e per il reato di alterazione di beni naturali protetti per legge. Per alcuni capi d’imputazione legati ai reati ambientali è intervenuta inoltre la dichiarazione di prescrizione, che ha estinto una parte delle contestazioni prima della decisione nel merito. L’inchiesta riguardava la gestione degli scarichi fognari delle frazioni di Marina di Camerota, Lentiscosa e Licusati, con particolare riferimento al funzionamento degli impianti di pretrattamento e alle condotte sottomarine che convogliano i reflui in mare. Determinanti, nel quadro investigativo, gli accertamenti tecnici dell’Arpac, che avrebbero evidenziato in più occasioni il superamento dei limiti tabellari previsti dalla normativa sugli scarichi idrici. Contestata anche la mancata manutenzione e l’assenza o insufficienza delle autorizzazioni per alcune infrastrutture, oltre al funzionamento irregolare delle vasche di pretrattamento e delle stazioni di sollevamento. Il procedimento ha riguardato condotte e omissioni contestate in un arco temporale pluriennale, durante il quale si sono succedute diverse amministrazioni comunali. Il Ministero dell’Ambiente e il Comune di Camerota risultano parti offese nel processo. La sentenza arriva a distanza di anni dai primi accertamenti e dopo una lunga attività investigativa che aveva portato alla richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Vallo della Lucania. Per il sindaco Giuseppe Scarpitta la condanna arriva dopo il processo per la falesia. a.m.
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