Riaprire i termini del condono del 2003 e allargare il periodo entro il quale gli interventi possono essere ammessi alla sanatoria, escludendo gli immobili interessati da vincoli paesaggistici o da rischio idrogeologico. È la proposta di Massimo Pelliccia, capogruppo di Forza Italia nel Consiglio regionale della Campania, che interviene dopo la notizia dell’emendamento alla manovra finanziaria. Per l’esponente azzurro, l’iniziativa conferma il lavoro avviato dal gruppo regionale già dallo scorso gennaio. Al centro della sua posizione c’è la richiesta di superare le disparità che, sostiene, hanno penalizzato per oltre vent’anni i cittadini campani rispetto ai residenti delle altre regioni. «È ora di dire basta alle disparità tra i residenti in Campania e chi vive a Foggia, Milano o in Veneto». Pelliccia chiede però di andare oltre la riapertura dei termini. «Sul condono edilizio serve una svolta: basta ipocrisia. Riaprire le finestre del 2003 è un atto di giustizia, ma occorre fare un passo in avanti ed estendere la sanatoria anche sotto il profilo temporale, laddove non sussistano vincoli paesaggistici o di rischio idrogeologico». Il capogruppo di Forza Italia mette in discussione il limite temporale previsto per accedere alla regolarizzazione. «Non ha senso consentire la regolarizzazione a chi ha completato l’opera il 31 marzo 2003 e negarla a chi ha realizzato il medesimo intervento il giorno dopo, il primo aprile». Alla richiesta di una sanatoria più ampia, Pelliccia affianca una considerazione sulle difficoltà delle amministrazioni nell’eseguire le demolizioni e sulla condizione delle famiglie che continuano a vivere negli immobili abusivi. «Guardiamo in faccia la realtà: le istituzioni non hanno i fondi necessari per demolire migliaia di immobili, che continuano a essere occupati dalle famiglie. Consentire di sanare ciò che è compatibile con la tutela del territorio significa anche fare cassa, mettendo a disposizione degli enti pubblici risorse preziose». L’obiettivo dichiarato è chiudere le pendenze del passato, mantenendo i limiti a tutela del territorio e accompagnando la regolarizzazione con sanzioni più dure per i nuovi abusi. «Ribadiamo un punto fermo: i vincoli del condono del 2003 restano inviolabili per fermare speculazioni e mostri di cemento. Ma sanare l’esistente privo di rischio ci permette di chiudere i conti con il passato e di ripartire con regole ferree: da domani mattina servono pene più severe, fino al carcere, per chiunque commetta nuovi abusi». «È l’unica strada seria per mettere una pietra tombale sull’abusivismo edilizio in Campania», conclude Pelliccia.
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