Qual è la causa che fa rima con Ucraina e con Palestina e mobilita trasversalmente i cuori degli italiani, compresi quelli che non darebbero né un uomo né un soldo per difendere Kyiv o Gaza? Facile: la vetrina. Per tutelare la sua fragile incolumità, minacciata dai giovani delle periferie, la destra non ci pensa due volte a schierare i parà della Folgore. Impedire il furto di scarpe da ginnastica dal prezzo ipertrofico e dal valore oggettivo di pochi euro: ecco una missione per cui vale mettere in campo i nostri militari, altro il peacekeeping per proteggere vite umane all’estero.

I casseur e la condanna maculata del campo largo
Ma anche nel campo largo l’olocausto delle vetrine milanesi del 17 ottobre ha suscitato ampia riprovazione. Non compatta e unanime, sarebbe chiedere troppo a uno schieramento coeso come una sbrisolona. È piuttosto una condanna maculata di se e di ma, una specie di fantasia leopardata, ravvivata da tocchi più bruni che rossi, come la «manganellata educativa» invocata da Vincenzo De Luca, sindaco-sceriffo di Salerno e poster-boy dell’ultima Leopolda.
Avanti con la coalizione Verisure
Quel diavolo di Renzi, con la sgradevole chiaroveggenza che gli dei gli hanno inflitto come punizione per le sue smodate ambizioni, forse vede in De Luca il federatore ideale, non del campo largo, ma del campo larghissimo e trasversale dei pro-vetrina e degli impauriti cui si rivolgono gli onnipresenti spot dei sistemi d’allarme. Possiamo chiamarla coalizione Verisure. Stiamo parlando del De Luca che nel 2020, ai tempi della pandemia, bullizzava col suo vocione enfatico una bambina disperata per la chiusura della sua scuola. Per lui non era credibile che una bambina fosse felice di stare fra i banchi, che ci tenesse a studiare. Doveva essere un’Ogm. Sua mamma le dava il latte al plutonio.
È stato uno dei punti più bassi mai toccati da un politico di sinistra, anzi, forse da un politico italiano in generale. Prima che volgare e prepotente ai limiti dell’abuso, quell’uscita era dettata da una spaventosa incomprensione dei veri bisogni di bambini e ragazzi, la cui formazione cognitiva ed emotiva avrebbe subito un colpo durissimo dalla serrata scolastica più lunga e ingiustificata d’Europa (341 giorni contro una media Ue di 138). Sei anni dopo, la bambina che piangeva per la chiusura della sua scuola forse è una dei tanti studenti delle medie che si uniscono alle proteste dei più grandi, e fra poco avrà l’età per poter essere accusata di partecipazione violenta a manifestazione, la new entry dell’ultimo decreto sicurezza emanato dal destrissimo governo Meloni. Ma se guardiamo a sinistra, vediamo che che il tizio che l’ha insultata da piccola e ora agli insulti aggiungerebbe le manganellate, è membro del Pd. Non basta: il presidente del Consiglio che ai tempi del Covid ha chiuso in casa per due anni scolastici una generazione di ragazzi è indicato dai sondaggi come il leader più gradito del campo largo.

I giovani usati come propellente per la campagna elettorale
Giuseppe Conte e Vincenzo De Luca sono due star di quella stessa sinistra che in questi giorni esplora nuove frontiere del funambolismo, cercando da un lato di ripudiare gli spaccavetrine di seconda generazione e al tempo stesso di «ascoltare i giovani». Il fatto che per il correntone Pd e la segretaria Elly Schlein il punto migliore per ascoltare i giovani manifestanti di Roma, Milano e Bologna, lo scorso weekend, fosse una tensostruttura in quel di Montepulciano dice tutto sulla buona fede dell’intenzione. Una difesa dei ragazzi che sembra più dettata dalla speranza di attingere dal mare agitato e politicamente inafferrabile della protesta giovanile un po’ di propellente per una campagna elettorale catatonica, che da una reale comprensione dei problemi dei giovani, il vero Terzo Stato del nostro ancien régime – o, per meglio dire, del nostro régime des anciens, nel senso di boomer e Gen X attempati, privilegiati e intoccabili. «Ascoltare i giovani», in buona sostanza, significa non picchiarli, soprattutto se non spaccano le vetrine, e intanto fare sì con la testa, con un’espressione compunta e senza capirci molto. Augurandosi che basti sembrare quelli meno stronzi per convincere i millennials ad andare alle urne a votare per Schlein, Conte o Fratoianni, anziché investire gli ultimi euro in un biglietto di sola andata per l’estero.

