Attacca i cronisti che scrivono dei suoi debiti, poi annuncia di voler comprare il loro giornale e giura di amarne la libertà. Il titolo azionario vola, e Il Fatto da oggi è sospettato di ritorsione qualunque cosa scriva. Mentre l’arbitro della Borsa tace.
La holding non risulta aver depositato il bilancio del 2025
Per sgomberare i pregiudizi dal ragionamento si può provare a togliere il cognome dalla storia. Un imprenditore ha una società piena di debiti, che a oggi non risulta aver depositato il bilancio del 2025: una domenica sera annuncia che vuole comprare un giornale quotato in Borsa. Dice il prezzo, le condizioni, però tace sui soldi. Il lunedì il titolo sale del 18 per cento, il mercoledì supera il prezzo che lui stesso ha offerto. Intanto va in radio, scrive sui social, e il podcast di Fedez rilancia l’annuncio in tempo reale. Quanto ci metterebbe la Consob, l’arbitro della Borsa, a chiedergli: scusi, che cosa intendeva? Ecco, quell’imprenditore – come si sarà capito – si chiama Leonardo Maria Del Vecchio. La Consob qualche domanda se la sarà fatta?

Ricapitolando, il 14 settembre Il Fatto ha pubblicato un’inchiesta sui debiti di Del Vecchio. Il 23 ottobre ha rilanciato le intercettazioni di alcuni suoi manager, e lui ha risposto con un tweet, chiamando i cronisti «ratti del giornalismo». Due giorni dopo, la sua società Lmdv Media ha annunciato un’offerta per comprare tutta la Seif, casa editrice del Fatto: 7,15 milioni di euro. In poche ore i fondatori, che hanno la maggioranza, hanno risposto di non avere intenzione di vendere. Del resto lo statuto vieta a chiunque di avere più del 17 per cento delle azioni, e senza i fondatori quella regola resta dov’è. L’offerta non può andare in porto. Il titolo in Borsa si è messo a correre: 0,22 euro venerdì, 0,32 mercoledì mattina, +45 per cento in tre giorni.

Restano alcune parole scelte con cura: «due diligence confermatoria». La due diligence è il controllo dei conti che fa chi vuole comprare un’azienda; confermatoria vuol dire che serve a confermare quello che si sa già. I conti della Seif sono pubblici e li ha già controllati un revisore, Kpmg. Dicono cose scomode e note a tutti: perdite, patrimonio sotto zero, un richiamo sulla capacità di andare avanti senza nuovi capitali. Del Vecchio stesso ha detto in radio che con i soci non c’è stato alcun dialogo, quindi non ha visto un solo documento riservato. Che cosa resta da confermare? Detta così, la frase lascia intendere che dietro quei numeri ci sia altro. L’effetto si è visto subito: per tre giorni giornali e televisioni hanno parlato dei debiti del Fatto, mentre di quelli di chi lo voleva comprare non ha parlato più nessuno.
Del Vecchio dichiara 950 milioni di debiti tra personali e societari
Eppure i conti da guardare «con franchezza», per usare l’espressione della sua società, sono anche altri. Del Vecchio dichiara 950 milioni di debiti tra personali e societari. L’ultimo bilancio depositato dalla sua holding, Lmdv Capital, è quello del 2024: approvato 10 mesi dopo la chiusura dell’anno, quattro mesi oltre il termine massimo, senza che alcun revisore lo controllasse.

Dei suoi 156 milioni di patrimonio, 146 vengono da una rivalutazione delle partecipazioni. Gli interessi sul debito, a seconda delle stime, valgono fra 80 e 110 milioni l’anno. Delfin, la cassaforte di famiglia, nel 2025 gli ha versato 18,75 milioni di dividendi: per ogni euro di dividendo, da quattro a sei euro di interessi. Le azioni di Lmdv Media, la società che dovrebbe comprare Il Fatto, sono già in pegno a una banca.
Sotto gli 8 milioni l’offerta non deve superare l’esame della Consob
Dunque con quali soldi avrebbe eventualmente pagato? I comunicati non lo dicono. C’è un dettaglio, però, che potrebbe aiutare a capire. Sotto gli 8 milioni un’offerta su questo listino non passa dall’esame della Consob: nessun documento da far approvare, nessuna garanzia bancaria da mostrare. L’offerta di Del Vecchio era di 7,15 milioni. Adesso però il titolo vale più del prezzo offerto, e per fare sul serio bisognerebbe alzare la cifra oltre gli 8 milioni. A quel punto i soldi andrebbero mostrati.

Del Vecchio sostiene di voler proteggere il giornalismo del Fatto, e di conseguenza di voler mantenere Marco Travaglio alla direzione. Insomma crede nel pluralismo, ha perfino chiesto scusa per le parole che hanno ferito la redazione, cancellando il tweet incriminato. Ma se crede sul serio nella libertà d’informazione dovrebbe rispondere alle domande sui propri debiti.

Maurizio Belpietro, su La Verità, ha scritto che Del Vecchio punta a strangolare il giornale e ha ipotizzato che acquisti azioni per contestare dall’interno amministratori e revisori. Eppure anche così i cassetti restano chiusi: in una società per azioni infatti il piccolo socio vede giusto l’elenco dei soci e i verbali delle assemblee, nient’altro.
In un giorno sono passate di mano azioni Seif per un valore pari a due mesi
Capitolo sull’arbitro. La Seif è quotata, e in Borsa valgono regole europee precise: cioè è vietato diffondere notizie capaci di dare segnali falsi o fuorvianti sul prezzo di un titolo. Martedì 27 ottobre, in un solo giorno, sono passate di mano azioni Seif per un valore pari a circa due mesi di scambi normali. Chi le ha comprate? Nel 2023, per esempio, la Consob fermò nel giro di poche settimane un’offerta su Piaggio lanciata su LinkedIn da un gruppo che nessuno conosceva.
Riassumendo, rimangono sul tavolo alcune domande. Dottor Del Vecchio, con quali soldi avrebbe comprato Il Fatto? Che cosa c’è da confermare in conti già certificati? E alla Consob: qualcuno gli ha chiesto che cosa intendeva? Se fosse l’imprenditore senza nome dell’inizio, la risposta sarebbe già arrivata. Con quel cognome, per ora, sentiamo solo il silenzio.
