Ludovico Aldasio, dai social network all’impegno contro il bullismo

Ludovico, nel 2024 hai fondato il progetto No al Bullismo. Da dove nasce questa iniziativa e quale obiettivo ti sei posto quando hai deciso di impegnarti su un tema così delicato?

Il progetto nasce da un’esperienza personale e dal desiderio di trasformare il mio percorso professionale in qualcosa che potesse essere utile agli altri. Durante l’adolescenza sono stato vittima di episodi di bullismo e cyberbullismo e, proprio per questo, ho sempre sentito il bisogno di fare qualcosa di concreto su questo tema.

Grazie alla mia esperienza all’estero come content creator internazionale ho avuto l’opportunità di conoscere numerose personalità del mondo dello spettacolo, tra cui Carla Bruni, con la quale ho collaborato. A un certo punto ho sentito che era arrivato il momento di mettere insieme queste conoscenze e coinvolgere diverse celebrità in un video dal forte impatto sociale, capace di raggiungere il maggior numero possibile di persone. Il messaggio ha viaggiato in diversi contesti, tra cui palazzetti e spazi pubblici, anche a Dubai, Monte Carlo, Lugano e Lubiana, oltre che in Italia, con iniziative nelle stazioni ferroviarie. Il mio obiettivo è utilizzare la comunicazione per far capire ai ragazzi che nessuno dovrebbe sentirsi solo e che il rispetto degli altri deve essere un valore fondamentale, online e nella vita quotidiana.

Recentemente hai portato il tuo messaggio di sensibilizzazione nelle scuole superiori di Giugliano in Campania, incontrando gli studenti del Liceo Scientifico Statale Andrea Maria De Carlo e del Liceo Pluricomprensivo Renato Cartesio. Come si sono svolti questi incontri e che cosa ti ha colpito maggiormente del confronto con i ragazzi?

Ho trovato ragazzi entusiasti, pieni di energia e con tanta voglia di guardare al futuro. Mi ha fatto piacere vedere che comprendono l’importanza del rispetto reciproco e delle relazioni positive con i propri compagni.

Durante gli incontri abbiamo parlato di bullismo, cyberbullismo e utilizzo responsabile dei social network, ma ho voluto affrontare anche un altro tema per me fondamentale: i sogni e gli obiettivi personali. Credo sia importante incoraggiare i giovani a credere in se stessi, a coltivare le proprie passioni e a non lasciarsi fermare dalle difficoltà o dal giudizio degli altri.

 

Vorrei che i ragazzi comprendessero che ognuno ha il diritto di essere se stesso, di esprimersi e di costruire il proprio futuro senza paura di essere deriso o escluso. Il confronto diretto con loro è prezioso proprio perché permette di ascoltare le loro esperienze e di ricordare che dietro ogni studente c’è una storia che merita attenzione.

Oggi il bullismo non si manifesta soltanto a scuola o nei rapporti quotidiani, ma anche attraverso i social network. Quali sono, secondo te, i comportamenti online più sottovalutati dai giovani e quali conseguenze possono avere sulla vita di chi li subisce?

Penso che uno dei comportamenti più sottovalutati sia la tendenza a considerare un commento offensivo o una presa in giro online come qualcosa di poco importante, magari giustificandoli con la frase «era soltanto uno scherzo». In realtà, dietro uno schermo ci sono persone con emozioni, fragilità e sensibilità che non sempre conosciamo.

Anche la condivisione di fotografie senza consenso, la diffusione di messaggi privati, l’esclusione deliberata da gruppi digitali e gli attacchi ripetuti nei commenti possono provocare sofferenza. Il problema è che i contenuti online possono raggiungere moltissime persone in pochissimo tempo e continuare a circolare anche quando chi li ha pubblicati smette di pensarci. Per questo dobbiamo educare i ragazzi a riflettere prima di scrivere o condividere qualcosa. I social network possono essere strumenti straordinari, ma devono essere utilizzati con responsabilità. Se un comportamento può ferire una persona nella vita reale, non diventa accettabile soltanto perché avviene attraverso uno smartphone.

Il tuo percorso è iniziato come content creator internazionale, attraverso contenuti di comedy, intrattenimento e parodie cinematografiche. Quanto ha influito questa esperienza sul tuo modo di comunicare con le nuove generazioni e sulla scelta di utilizzare la tua visibilità anche per finalità sociali?

La mia esperienza come content creator mi ha insegnato quanto sia importante trovare un linguaggio capace di raggiungere le persone e creare una connessione con loro. Attraverso la comedy, l’intrattenimento e le parodie cinematografiche ho avuto la possibilità di costruire un pubblico internazionale e di comprendere meglio il potenziale della comunicazione digitale.

Ho capito che i social network non servono soltanto a intrattenere, ma possono anche trasmettere valori, raccontare storie e sensibilizzare su questioni importanti. Quando ho deciso di sviluppare No al Bullismo, ho voluto mettere questa esperienza al servizio di una causa in cui credo profondamente.Credo che parlare ai giovani significhi innanzitutto comprenderne il linguaggio, senza giudicarli e senza impartire lezioni dall’alto. Se riusciamo a trasmettere un messaggio importante attraverso una comunicazione autentica, possiamo contribuire a far nascere una riflessione che continui anche dopo un incontro a scuola o dopo aver visto un video sui social.

Attualmente ricopri il ruolo di Tour Manager & Head of Communications per Gloria Gaynor, la leggendaria interprete di I Will Survive, e lavori come Artist PR Manager per Warner Music US. Come sei arrivato a ricoprire questi incarichi nell’industria musicale internazionale e quali sono le principali responsabilità che comportano?

Il mio percorso è iniziato sui social, attraverso contenuti che mi hanno permesso di raggiungere una visibilità internazionale e di entrare progressivamente in contatto con realtà e professionisti di diversi settori. Nel tempo, queste esperienze si sono trasformate in opportunità professionali nell’industria musicale. Oggi lavoro come Tour Manager & Head of Communications per Gloria Gaynor e come Artist PR Manager per Warner Music US. Sono incarichi che richiedono organizzazione, capacità relazionali, attenzione ai dettagli e una gestione attenta della comunicazione, oltre alla capacità di lavorare con professionisti e interlocutori internazionali.

Quando incontro i giovani, cerco di trasmettere proprio questo messaggio: i social network possono aprire opportunità straordinarie se vengono utilizzati bene, con creatività, impegno e senza odio. La mia storia dimostra quanto un percorso possa evolversi nel tempo. Dietro i risultati, però, ci sono responsabilità, lavoro quotidiano e tanta passione.

Il mondo della comunicazione e quello della sensibilizzazione sociale possono sembrare molto diversi, ma entrambi richiedono la capacità di raggiungere le persone attraverso le parole e i messaggi. In che modo le competenze maturate nel settore dell’intrattenimento internazionale possono contribuire alla crescita del progetto No al Bullismo?

Credo che la comunicazione abbia una grande responsabilità, perché può influenzare il modo in cui le persone percepiscono se stesse e gli altri. Lavorare nell’intrattenimento internazionale mi ha permesso di comprendere quanto sia importante costruire messaggi capaci di superare le barriere linguistiche e culturali e di arrivare a pubblici diversi. Con No al Bullismo cerco di applicare questa esperienza a un obiettivo sociale. Il coinvolgimento di personalità conosciute, la realizzazione di contenuti di sensibilizzazione e gli incontri nelle scuole permettono di affrontare un tema delicato utilizzando strumenti e linguaggi vicini alle nuove generazioni.

La notorietà, da sola, non basta: deve essere accompagnata da un messaggio autentico e da un impegno concreto. Vorrei che il progetto continuasse a crescere e diventasse un punto di riferimento per i giovani, coinvolgendo sempre più scuole, famiglie e realtà del territorio. Credo che unendo le competenze della comunicazione all’ascolto e alla collaborazione si possano costruire iniziative capaci di lasciare un segno positivo.

Quando si parla di bullismo, si tende spesso a concentrarsi sulla vittima e su chi compie le prevaricazioni. Quanto è importante, invece, coinvolgere anche chi assiste a questi episodi, affinché i ragazzi imparino a non restare indifferenti e a chiedere aiuto quando necessario?

È fondamentale, perché chi assiste a un episodio di bullismo può fare la differenza. A volte i ragazzi non intervengono per paura di diventare a loro volta bersaglio delle prevaricazioni o perché pensano che non sia una questione che li riguardi. È comprensibile avere timore, ma è importante sapere che non si deve affrontare una situazione del genere da soli. Anche scegliere di non ridere di una presa in giro, non condividere un contenuto umiliante, stare vicino a chi viene escluso o rivolgersi a un insegnante o a un adulto di fiducia sono gesti importanti. Non è necessario mettersi in pericolo per aiutare qualcuno: si può intervenire in modo responsabile chiedendo supporto alle persone che possono agire. Vorrei che i giovani capissero che il rispetto non consiste soltanto nel non fare del male agli altri, ma anche nel non rimanere indifferenti quando qualcuno sta soffrendo. Una scuola più inclusiva nasce proprio dalla capacità di sentirsi parte di una comunità in cui nessuno viene lasciato solo.

Guardando al futuro, quali sono i prossimi obiettivi del progetto No al Bullismo? E quale messaggio vorresti lasciare ai giovani che stanno vivendo una situazione di bullismo o cyberbullismo, ma non trovano ancora il coraggio di parlarne?

Il mio obiettivo è portare avanti il progetto e raggiungere il maggior numero possibile di scuole, incontrando studenti di territori diversi e creando occasioni di confronto sempre più concrete. Vorrei contribuire a costruire una rete di sensibilizzazione e di aiuto per i giovani, affinché sappiano a chi rivolgersi e comprendano che chiedere supporto non è un segno di debolezza. A chi sta vivendo una situazione di bullismo o cyberbullismo vorrei dire di non vergognarsi e di non pensare di essere solo. Parlare con un genitore, un insegnante o un adulto di fiducia può essere il primo passo per affrontare la situazione e trovare aiuto. Nessuno dovrebbe sentirsi costretto a sopportare in silenzio comportamenti che lo fanno stare male.

Infine, vorrei invitare tutti a non smettere di credere nei propri sogni. Le difficoltà non devono definire il nostro futuro e nessuno dovrebbe avere il potere di farci sentire inferiori. Continuerò a impegnarmi per diffondere rispetto, inclusione e consapevolezza, con la speranza di contribuire a una società più solidale. Il mio messaggio è semplice: dobbiamo combattere il bullismo, scegliere il rispetto e lavorare ogni giorno per la pace, partendo dai gesti più piccoli.

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