Conte abbassa i toni, Schlein alza la posta: così cambia la partita nel campo largo

Ci sono dettagli, spifferi, voci di corridoio che però trovano conferma nei modi di fare e negli atteggiamenti. Insomma, la notizia è questa: da qualche giorno Giuseppe Conte appare assai più moderato rispetto al provocatore spiazzante cui siamo abituati. È più soft, meno corrosivo quando parla di Elly Schlein, più dialogante verso il Pd. L’unico contro cui non intende mollare è Matteo Renzi. Sul resto il leader M5s sembra aver indossato l’abito, con tanto di pochette, del perfetto democristiano.

Conte abbassa i toni, Schlein alza la posta: così cambia la partita nel campo largo
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Anche l’intervista di martedì al Corriere della Sera aveva toni garbati, concilianti, quasi accomodanti. Chi conosce bene le dinamiche di Campo Marzio la vede così: da quando Schlein ha iniziato a fare la voce grossa, a rispondere colpo su colpo, a dichiarare apertamente di puntare a Palazzo Chigi, come ha fatto all’assemblea dem di domenica scorsa, l’ex premier ha iniziato a frenare, preferendo la moderazione e il dialogo allo scontro aperto. Tanto per quello ci sarà tempo, alle primarie. Insomma, Conte si è reso conto che pure Schlein è capace di mordere, quindi anche per questo avrebbe deciso di darsi una calmata.

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Elly Schlein all’assemblea Pd (Imagoeconomica).

Alcuni sondaggi riservati darebbero Schlein in vantaggio

Ma non c’è solo questo. Un paio di sondaggi riservati giunti sulla sua scrivania hanno fotografato un vantaggio della segretaria dem alle primarie. Rafforzati anche da una rilevazione che dà il campo largo in vantaggio sul centrodestra sia con Schlein sia con Conte alla guida. Insomma, entrambi avrebbero la possibilità di sconfiggere Giorgia Meloni, facendo cadere la tesi (anche di una parte del Pd) che solo l’ex premier sarebbe davvero competitivo. Ora, i sondaggi sulle primarie valgono quel che valgono, ma quei numeri hanno tolto a Conte la sicurezza di uscirne vincitore che invece aveva fino a qualche tempo fa. Così si giustifica anche la scelta di aprire a un federatore, proposta che Schlein nega di aver ricevuto, e che invece Conte assicura di aver messo sul tavolo, trovando però una porta chiusa. «Ma se fosse sicuro, o quasi, di vincere alle primarie, non avrebbe mai fatto una proposta simile…», spiega a L43 un deputato dem in buoni rapporti coi pentastellati. Da qualche tempo, dunque, l’ex avvocato del popolo sta mettendo in conto anche di perderle, queste benedette primarie. E così svicola. Prima ha proposto di cedere il passo a un terzo nome, ora insiste sul mettere a terra il programma prima della consultazione. Toni diversi rispetto a non troppi mesi fa, quando assicurava che la linea sulle questioni «non negoziabili», a partire dall’Ucraina, sarebbe stata decisa dal vincitore delle primarie. Ora non è più così.  

Conte abbassa i toni, Schlein alza la posta: così cambia la partita nel campo largo
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

L’endorsement ufficiale di AVS non è arrivato

C’è poi un altro elemento che ha tolto sicurezza all’ex premier. Nonostante i buoni rapporti con Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, Conte non ha ricevuto la promessa di endorsement da parte di AVS: se ci saranno più candidati, la sinistra presenterà un proprio nome, se invece i contendenti saranno solo due, non si esprimerà, lasciando ai propri elettori libertà di voto. Conte invece avrebbe voluto un appoggio ufficiale da parte di Alleanza Verdi Sinistra. E questo cambia parecchio le carte in tavola. Infatti martedì pomeriggio l’ex premier si è augurato che alle primarie corrano più nomi. «Mi auguro che partecipino più candidati, così da non diventare un duello rusticano…», le sue parole. È convinto, l’ex premier, che più persone corrono e più penalizzata sarà Schlein, non lui.

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Nicola Fratoianni e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

La segretaria cambia look: dalle sneakers ai tailleur

Ma c’è anche un fattore estetico ad aver rafforzato la leader dem: il cambio di look. Fino a quando Schlein si presentava in ogni occasione in jeans e sneakers, l’avvocato del popolo aveva gioco facile ad apparire come il candidato ideale per Palazzo Chigi: sempre elegantissimo, con abiti sartoriali e perfette camicie bianche. Poi lui a Chigi c’è già stato, affrontando oltretutto una pandemia. Lei, invece, era dipinta dai critici come la studentessa del liceo cui non affidare nemmeno la guida di un condominio. Da qualche tempo, però, Schlein, oltre alla strategia, ha cambiato outfit, presentandosi con impeccabili tailleur pantalone. Non più scarpe da ginnastica, ma calzature eleganti con tacco basso. Eccomi, sono pronta per Palazzo Chigi, con tanto di guardaroba adeguato, sembra voler dire. L’immagine in questo caso conta parecchio. Lo sa bene Conte, che la sua la studia a tavolino per ogni occasione: con la pochette a sei, cinque o quattro punte agli appuntamenti istituzionali; senza pochette nelle occasioni più informali; addirittura senza cravatta se incontra i lavoratori dell’Ilva o va a Trastevere dai ragazzi del Cinema America. Insomma, anche nell’abbigliamento Conte ha capito di avere davanti una nuova Elly Schlein, più agguerrita e meno accomodante, pronta a sfidarlo senza esclusioni di colpi.

Conte abbassa i toni, Schlein alza la posta: così cambia la partita nel campo largo
Giuseppe Conte ed Elly Schlein (Imagoeconomica).

La grana Virginia Raggi

L’ex avvocato del popolo però deve fronteggiare anche un problema interno. Se con Alessandro Di Battista l’ha scampata, poiché la malattia di Dibba ha azzerato le possibilità di una discesa in campo alle Politiche con il suo movimento Schierarsi (che rischiava di rosicchiare parecchi voti ai 5 stelle), Conte si trova ora a gestire il problema Virginia Raggi. L’ex sindaca di Roma si sarebbe stufata di fare la muffa in Campidoglio e ambisce a una candidatura in Parlamento, ma il leader e i suoi fedelissimi la temono, perché Raggi porta avanti posizioni che si rifanno al M5s delle origini e, soprattutto, non vuole alcuna alleanza con Roberto Gualtieri. Insomma, Conte preferirebbe non averla tra i piedi, ma non sarà facile stoppare (con motivazioni valide) una sua eventuale corsa. Un’altra piccola preoccupazione per il capo.

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Virginia Raggi (Ansa).