di Erika Noschese
La vendita dei terreni dell’ex Foce Irno continua a sollevare interrogativi sulla legittimità dell’operazione e sulle scelte urbanistiche compiute negli anni dal Comune di Salerno. Al centro della vicenda, ancora una volta, il vincolo previsto dalla normativa del 1986 e la possibilità che successivi provvedimenti amministrativi abbiano modificato la destinazione dell’area, consentendone l’edificabilità e, successivamente, l’alienazione per un importo di circa 12 milioni di euro. La questione è tornata al centro del confronto politico e amministrativo nel corso della seduta della Commissione Trasparenza, presieduta dal consigliere comunale di Fratelli d’Italia Gherardo Maria Marenghi, alla quale ha partecipato l’assessore ai Lavori pubblici Dario Loffredo. Un’audizione particolarmente significativa, dalla quale, secondo quanto emerso, sarebbero emerse posizioni profondamente differenti sulla natura dei vincoli gravanti sull’area e sulla validità degli atti adottati dall’amministrazione comunale. Nel corso dell’incontro, Loffredo avrebbe sostenuto che il vincolo conformativo previsto dalla legge del 1986 sarebbe stato superato da una serie di atti amministrativi intervenuti successivamente. Provvedimenti attraverso i quali il Comune di Salerno avrebbe modificato la destinazione urbanistica dei terreni, trasformandoli da area destinata a parcheggio a superficie edificabile. È proprio su questo passaggio che si concentra il nodo della controversia. La questione, infatti, non riguarda soltanto la possibilità di modificare la destinazione urbanistica di un terreno attraverso gli strumenti di pianificazione comunale, ma anche la natura e la portata del vincolo originario. Qualora quest’ultimo discendesse direttamente da una disposizione legislativa tuttora applicabile, sarebbe necessario chiarire se e in quale misura gli atti amministrativi successivi potessero legittimamente incidere sulla sua efficacia. Un interrogativo tutt’altro che secondario, considerato che dalla risposta dipende anche la valutazione della regolarità del percorso amministrativo che ha condotto alla vendita dei terreni. Secondo quanto emerso dalla seduta, la ricostruzione proposta dall’assessore non avrebbe convinto i rappresentanti della minoranza, che continuano a ritenere vigente il vincolo originario e contestano la possibilità che semplici provvedimenti amministrativi possano superare una prescrizione stabilita dalla legislazione statale. Di diverso avviso la maggioranza, che avrebbe invece ribadito la validità delle successive modifiche urbanistiche, ritenendole sufficienti a determinare un nuovo assetto giuridico dell’area. Due interpretazioni contrapposte che, almeno per il momento, non hanno trovato un punto di incontro. Durante il confronto sarebbe intervenuto anche il consigliere comunale Antonio Cammarota, soffermandosi su un ulteriore aspetto della vicenda: i termini entro i quali l’amministrazione potrebbe eventualmente procedere all’annullamento in autotutela degli atti adottati. Cammarota avrebbe evidenziato come un eventuale intervento di annullamento risulterebbe problematico anche alla luce delle conseguenze economiche per l’ente, chiamato a confrontarsi con la possibile restituzione dei circa 12 milioni di euro incassati attraverso la vendita. Una questione che apre un ulteriore fronte di discussione. L’eventuale decorso dei termini per l’esercizio dell’autotutela, infatti, non equivale di per sé a un riconoscimento dell’illegittimità degli atti, ma impone di distinguere la loro validità dalle condizioni e dai limiti entro i quali l’amministrazione può intervenire per rimuoverli. Resta dunque da chiarire se il percorso amministrativo seguito dal Comune sia stato pienamente conforme alla normativa vigente e quali conseguenze potrebbero derivare da un’eventuale diversa interpretazione dei vincoli originari. Un altro elemento emerso durante l’audizione riguarda la ripartizione delle competenze tra indirizzo politico e gestione amministrativa. L’assessore Loffredo avrebbe ricondotto le scelte operative alla competenza della struttura dirigenziale, facendo riferimento in particolare alla dirigente Del Pozzo, responsabile del settore interessato. Un passaggio che non avrebbe dissipato le perplessità della minoranza, soprattutto rispetto alla necessità di ricostruire il ruolo svolto dagli organi politici e dagli uffici comunali nelle diverse fasi del procedimento. La distinzione tra indirizzo politico e attività gestionale costituisce infatti un principio fondamentale nell’organizzazione degli enti locali, ma sarà necessario esaminare i singoli provvedimenti per individuare le rispettive competenze e comprendere chi abbia assunto le decisioni determinanti per la trasformazione urbanistica e la successiva alienazione dell’area. La Commissione Trasparenza tornerà a occuparsi della vicenda venerdì prossimo, quando è prevista l’audizione della dirigente Del Pozzo. Un appuntamento dal quale potrebbero emergere ulteriori elementi utili a ricostruire l’iter amministrativo e chiarire la natura dei provvedimenti richiamati dall’assessore. L’attenzione resta concentrata soprattutto sul rapporto tra il vincolo originario e le successive modifiche urbanistiche, un aspetto che potrebbe rivelarsi determinante anche per comprendere le implicazioni dell’operazione immobiliare. La vicenda dell’ex Foce Irno, già al centro di accertamenti da parte della Procura di Salerno, continua così ad alimentare interrogativi che vanno oltre il confronto tra maggioranza e opposizione. In discussione ci sono la corretta applicazione delle norme, la trasparenza delle procedure e la tutela degli interessi pubblici connessi alla gestione del patrimonio comunale. La seduta non avrebbe portato a un chiarimento definitivo. Da una parte, la posizione dell’amministrazione, secondo cui gli atti urbanistici successivi avrebbero modificato legittimamente la destinazione dei terreni; dall’altra, i dubbi della minoranza sulla permanenza di un vincolo che potrebbe incidere sulla validità dell’intera operazione. Sarà ora l’esame della documentazione amministrativa, insieme ai successivi approfondimenti della Commissione, a consentire una ricostruzione più precisa della vicenda.
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