TeleMeloni fa anche cose buone? Le ragioni dietro il blitz di Fiorello su Rai1

TeleMeloni fa anche cose buone? Dipende. Sicuramente sì, se la guardi con gli occhi disincantati di chi ha capito che la tivù di Stato non è più un servizio pubblico, ma un affare di famiglia regolato a colpi di Lego e scatole di cartone. La risposta definitiva è nel blitz domenicale di Rosario Fiorello su Rai1, il 18 ottobre, un capolavoro di manovra politica che riporta a casa il figliol prodigo. Non chiamatelo scontro fratricida, ma staffetta d’oro: da una parte c’è lo scugnizzo dell’89 Stefano De Martino, svezzato a latte e Auditel nell’access prime time per rifilare a suon di pacchi un paio di sberle alle “vecchie” glorie del Biscione; dall’altra il fuoriclasse assoluto, l’ex codino d’Italia, che si riprende le chiavi nella stessa ora dopo 15 anni di finta pensione notturna. Sarà un nuovo show o solo uno spot della prossima stagione de La Pennicanza?

TeleMeloni fa anche cose buone? Le ragioni dietro il blitz di Fiorello su Rai1
Rosario Fiorello (foto Imagoeconomica).

Un pezzo da novanta come scudo spaziale contro le accuse di censura

La strategia dei piani alti segue una logica precisa: per ogni testa eccellente che rotola nei corridoi serve un pezzo da novanta da esibire come risarcimento danni e scudo spaziale contro le accuse di censura. Quando passi intere stagioni a far fuggire i pesi massimi sul Nove e a silenziare i monologhi sul fascismo degli scrittori scomodi, hai un disperato bisogno di un paio di miracoli generalisti. Quindi, prima si rischia il tutto per tutto con l’ex ballerino e prossimo monarca di Sanremo, trasformando le accuse di raccomandazione in un trionfo di numeri. Poi si punta dritto a poppa, direzione “arancini e cassatine”. 

TeleMeloni fa anche cose buone? Le ragioni dietro il blitz di Fiorello su Rai1
Fiorello e Fabrizio Biggio nello studio di Rai Radio2 della trasmissione La pennicanza.

Ce la farà a rianimare il varietà, un genere considerato clinicamente morto?

Da tempo la dirigenza corteggiava il reuccio del risveglio per riaverlo in prima serata. Sebbene il varietà sia un genere considerato clinicamente morto, l’ex animatore ha già ampiamente dimostrato di saper compiere miracoli aziendali capaci di far resuscitare persino le fasce orarie più desertiche, portando l’alba a share da capogiro. E allora chi meglio dell’ex re del karaoke per riportare in vita il cadavere eccellente? Lui che è l’unico rimasto sulla piazza che può permettersi il lusso di prendere per i fondelli l’esecutivo senza rischiare il posto fisso.

Una 18enne militante della Garbatella era la babysitter della figlia…

Il motivo? Sembra uscito da una sceneggiatura di B-movie Anni 90: la capa del governo, quando era solo una 18enne militante della Garbatella, sbarcava il lunario facendo la babysitter a domicilio per Olivia, la figlia maggiore dello showman. Un “aneddoto di Stato” raccontato con orgoglio nei salotti televisivi e cavalcato nelle conferenze stampa di inizio anno, dove la stessa Giorgia Meloni ironizzava sulla voglia di essere pagata per lavorare al fianco di Fiorello. Oggi quel passato si trasforma in una polizza assicurativa sulla vita catodica.

Oltre a Biggio arriva l’aiuto del vecchio sodale Amadeus?

Il “patto della tata” garantisce al mattatore siculo l’immunità totale dal bavaglio. Ma per fare il grande miracolo ed evitare il flop del genere, Fiorello potrebbe usare come Cavallo di Troia, in surplus alla spalla Fabrizio Biggio, il vecchio sodale di Sanremo. Parliamo di Amadeus, reduce dal disastro d’ascolti sulle frequenze di Discovery e rifugiato a fare il commissario tecnico alla corte di Maria De Filippi. I vertici Rai probabilmente storceranno il naso davanti a un fuggiasco che aveva osato tradire la patria. Ma un Fiorello blindato su Rai1 vale bene una tazza di brodo caldo per l’amico pentito.

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Amadeus e Fiorello (foto Ansa).