Pisano, scontro tra azienda e sindacati al Mimit

Si fa sempre più delicata la vertenza delle Fonderie Pisano di Salerno. Il futuro dello stabilimento di Fratte e dei suoi lavoratori resta appeso alle decisioni della Regione Campania e ai tempi delle procedure autorizzative, mentre si avvicina una scadenza che rischia di trasformarsi in un vero e proprio spartiacque per l’azienda. Dal 1° novembre, infatti, potrebbero scattare i licenziamenti per i dipendenti legati alla produzione, qualora non fosse possibile riprendere almeno parzialmente l’attività. È quanto emerso dall’incontro che si è tenuto a Roma, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla presenza dei rappresentanti aziendali, delle organizzazioni sindacali e delle istituzioni. Al tavolo ministeriale hanno partecipato l’amministratore delegato delle Fonderie Pisano, Ciro Pisano, e l’advisor strategico Dino Giordano. Presenti anche le delegazioni della Fiom-Cgil di Salerno e Avellino, insieme ai rappresentanti regionali e nazionali delle organizzazioni sindacali. Collegati da remoto l’assessore regionale alle Attività produttive, Fulvio Bonavitacola, e Confindustria Salerno. Nel corso della riunione, la proprietà ha ribadito la volontà di non interrompere definitivamente l’attività dello stabilimento e di utilizzare tutti gli strumenti tecnico-giuridici disponibili per ottenere la ripresa della produzione. Una posizione accompagnata, tuttavia, dalla preoccupazione per il progressivo allungamento dei tempi necessari al rilascio delle autorizzazioni. L’amministratore delegato ha ricordato che il progetto di decarbonizzazione dello stabilimento è stato presentato alla Regione Campania lo scorso 19 giugno, ma che, a distanza di mesi, non esiste ancora una data certa per la sua eventuale approvazione. Un’incertezza che, secondo l’azienda, rischia di compromettere definitivamente la continuità produttiva e occupazionale. Il progetto prevede, tra le altre cose, l’utilizzo del forno elettrico già installato e autorizzato, che consentirebbe una ripresa parziale della produzione e il conseguente impiego, attraverso un sistema di rotazione, di una parte dei dipendenti. Per accelerare l’iter, la società ha confermato di aver presentato un ricorso al Tribunale amministrativo regionale, con l’obiettivo di ottenere dalla Regione la convocazione urgente della Conferenza dei servizi necessaria ad autorizzare la ripresa dell’attività attraverso il forno elettrico. Una scelta che apre un ulteriore fronte di confronto tra azienda e istituzioni regionali, proprio mentre si avvicina la scadenza degli ammortizzatori sociali ordinari, prevista per il prossimo 31 ottobre. In assenza di una ripresa, anche parziale, della produzione o di strumenti alternativi di sostegno al reddito, la proprietà ha annunciato che dal 1° novembre potrebbe procedere alla messa in mobilità dei lavoratori impiegati nelle attività produttive. Una prospettiva che ha immediatamente provocato la dura reazione delle organizzazioni sindacali, contrarie all’ipotesi che siano ancora una volta i dipendenti a pagare le conseguenze di una vertenza che si trascina da tempo. «I lavoratori non possono essere ostaggio di un contenzioso amministrativo prima e giudiziario poi tra azienda e istituzioni», denuncia la Fiom-Cgil, attraverso una nota della segreteria provinciale di Salerno, guidata da Francesca D’Elia. Il sindacato contesta duramente l’ipotesi dei licenziamenti e richiama le responsabilità accumulate negli anni nella gestione della vicenda industriale e ambientale. «Ancora una volta si scarica su di loro il peso di investimenti mancati negli anni, di scelte che nessuno vuole assumere, di un conflitto tra ambiente e lavoro che si poteva e si doveva evitare intervenendo in tempo», sottolinea la Fiom. Secondo l’organizzazione sindacale, il tavolo ministeriale era stato richiesto già nella scorsa primavera proprio per affrontare con anticipo le criticità dello stabilimento e individuare soluzioni capaci di garantire la tutela occupazionale e una prospettiva industriale sostenibile. A distanza di mesi, invece, la vertenza sembra essere arrivata a un punto di svolta, con conseguenze potenzialmente pesanti per i lavoratori. «Ora siamo al momento di svolta, purtroppo in negativo, e che pesa solo sulle spalle dei lavoratori», evidenzia il sindacato, chiedendo chiarezza sulle responsabilità e sulle effettive possibilità di superare lo stallo. Di segno diverso la posizione della proprietà, che rivendica gli investimenti programmati per la riconversione dello stabilimento e sollecita un’accelerazione delle procedure regionali. «Abbiamo a cuore i nostri lavoratori oltre che la nostra azienda. Non abbiamo mai perso tempo, anzi, ci siamo attivati fin da subito per presentare un progetto green di riconversione dello stabilimento in grado di ridurre significativamente l’impatto ambientale», dichiara Ciro Pisano, amministratore delegato di Pisano & C. S.p.A. L’imprenditore insiste soprattutto sulla possibilità di riavviare almeno una parte dell’attività produttiva attraverso il forno elettrico già disponibile. «Abbiamo un forno elettrico pronto per entrare in funzione che consentirebbe di riprendere l’attività e di salvaguardare i posti di lavoro. La Regione ci permetta di ripartire in tempi rapidi per poter dare ancora un futuro ai nostri dipendenti», aggiunge Pisano. Il confronto si sposta ora sul piano istituzionale, con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy chiamato a favorire una soluzione che consenta di evitare l’interruzione definitiva delle attività e, soprattutto, le conseguenze occupazionali annunciate dalla proprietà. Il Mimit ha infatti aggiornato il tavolo al prossimo 21 ottobre, alle ore 16, prevedendo una nuova riunione alla quale sarà richiesta la partecipazione in presenza di tutti i soggetti coinvolti. L’invito sarà esteso agli assessorati regionali competenti e ai ministeri interessati dalla vertenza. Particolare attenzione sarà riservata alla presenza di un rappresentante dell’assessorato regionale all’Ambiente, assente all’incontro, per chiarire lo stato delle procedure e verificare tempi e possibilità di rilascio delle autorizzazioni necessarie alla ripresa della produzione. Il Ministero si è inoltre impegnato a coinvolgere i rappresentanti istituzionali competenti in materia di lavoro e politiche sociali, con l’obiettivo di valutare la possibilità di ricorrere ad ammortizzatori sociali in deroga rispetto a quelli ordinari, così da scongiurare l’avvio delle procedure di licenziamento. Il prossimo incontro potrebbe dunque rappresentare un passaggio decisivo per il futuro dello stabilimento di Fratte. Da una parte l’azienda, che chiede di poter riprendere la produzione e rivendica il progetto di riconversione ambientale; dall’altra i sindacati, che respingono l’ipotesi dei licenziamenti e chiedono garanzie concrete per i dipendenti. Sul tavolo resta una vertenza nella quale si intrecciano questioni ambientali, industriali e occupazionali, con la necessità di individuare una soluzione capace di coniugare il rispetto delle prescrizioni autorizzative con la salvaguardia dei posti di lavoro. Il tempo, però, stringe. Mancano poco più di due settimane alla scadenza degli ammortizzatori ordinari e, senza una svolta, il rischio è che a pagare il prezzo più alto dell’ennesimo stallo siano proprio i lavoratori delle Fonderie Pisano.

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