I tecnocrati dell’ingiustizia

Salvatore Memoli

Sono in tanti che subiscono una condanna definitiva e ingiusta dai Tribunali italiani, con uno scarto evidente tra fatto e prova. Quasi sempre il pensiero del cittadino tira in gioco la responsabilità del giudice che ha valutato male le prove. Si chiama errore giudiziario ciò che causa un danno nella vita delle persone, della collettività e delle finanze dello Stato. In particolare le conseguenze sono a carico di chi subisce l’ingiusta condanna, perché trasforma la vita di un innocente in un inferno. Ma le conseguenze altrettanto dannose si riflettono sulla vita sociale: costi per lo Stato, perdita di fiducia, responsabilità della giustizia. In questi giorni si sente parlare sempre dell’errore giudiziario, a proposito del processo Garlasco, con un vasto richiamo di commenti che mettono in discussione la giustizia e il processo italiano. L’attenzione torna sui giudici, attribuendo a loro le responsabilità del giudicato. La vis polemica non permette una visione corretta della formazione della prova, della valutazione della stessa e della decisione del giudice. Sfugge ai più che molti errori giudiziari sono causati dai periti e dai CTU. Occorre, quindi, soffermarsi di più sulla qualità degli ‘ organi collaboratori ‘ del giudice che sono figure esterne per lo più alla magistratura che assistono il magistrato nel compimento delle sue funzioni, con compiti di natura tecnica, esecutiva,di documentazione o di garanzia. Questi errori compiuti dai periti o consulenti sono la causa frequente e impattante dell’alterazione del corso della giustizia. Il giudice, solo in astratto é il peritus peritorum, nella realtà si fida ciecamente dei propri esperti tecnocrati, facendo assurgere la perizia a “regina delle prove”. Quando questa é viziata, l’errore del giudice diventa quasi inevitabile. Perché una perizia può essere errata? Il perito può essere influenzato dalle tesi dell’accusa o dalle prime ipotesi intuitive ( con tendenza ad essere influenzato dalle presunzioni di colpevolezza e a ignorare le prove a favore dell’imputato). Ovviamente può avere un ruolo la malafede o la corruzione nel formare la ‘ falsa perizia’. Una riflessione a parte merita la statistica del processo italiano che vede in percentuali elevate i processi indiziari. Non meno rilevante é l’altra verità che abbiamo raggiunto nella maturazione valutativa di un processo: le verità del processo sono due, una reale ed una processuale! Sarebbe anche interessante approfondire la posizione critica sul processo di un grande giudice ( Imposimato) che metteva in guardia sull’attuale processo italiano che può disabituare dall’ idea di trovare la verità che qualifica una condotta e, pertanto, condurre a false conoscenze nella valutazione. L’errore giudiziario fa paura e condiziona il cittadino nell’avere fiducia nella Giustizia. Sta agli addetti ai lavori isolare l’errore valutativo del giudice dall’errore con tutte le declinazioni enunciate degli organi che collaborano col giudice. La differenza è utile ad individuare le responsabilità e le aree d’intervento per salvare il processo italiano.

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