Dovrebbe essere il leader di un partito di centro, distinto dai due poli, ma Carlo Calenda ormai mena come un fabbro solo da una parte: quella del centrosinistra. Non c’è giorno in cui non attacchi Elly Schlein, Giuseppe Conte e gli altri leader progressisti con parole di fuoco, roba che nemmeno Giovanni Donzelli. «Mai con il campo largo», ripete il capo di Azione, che non vede l’ora, dopo le elezioni, di allearsi con Giorgia Meloni.

Tutto alla luce del sole, ma c’è un piccolo dettaglio: Azione in alcune regioni e città ha appoggiato e sostiene, secondo la logica delle geometrie variabili, il centrosinistra. Non solo: non tutti i potenziali elettori di Azione condividono questo posizionamento a destra di Calenda. E qualcuno esce allo scoperto. È il caso di Giacomo Leonelli, ex segretario regionale di Azione in Umbria, ora amministratore unico di ADiSU Umbria (l’Agenzia per il diritto allo Studio regionale) e di recente ospite alla Leopolda di Matteo Renzi, che su X lancia una proposta: «Il segretario Carlo Calenda dichiara ancora: mai col campo largo. Nella grande maggioranza di città e regioni Azione governa o è stata alleata col Csx. È dunque opportuno interpellare iscritti e amministratori in una consultazione formale su questa linea di chiusura netta». Cosa risponderà Calenda? Naturalmente nulla, almeno per ora.
Il segretario @CarloCalenda dichiara ancora “mai col campo largo”. Nella grande maggioranza di città e regioni @Azione_it governa o è stata alleata col CSX. È dunque opportuno interpellare iscritti e amministratori in una consultazione formale su questa linea di chiusura netta.
— Giacomo Leonelli (@LeonelliG) October 9, 2026
Lo spot del nuovo Report, tra assenze e like pesanti
La Rai lancia lo spot del nuovo Report, sulle pagine social della trasmissione, e si nota qualche assenza: non ci sono Giorgio Mottola, Luca Bertazzoni e Giulia Innocenzi. Quest’ultima si trovava all’estero quando è stato girato il filmatino, gli altri due non si sa: assenti per caso o per scelta?
In questa grottesca vicenda, che ormai ha onestamente stancato, fa notizia pure il “like” al post di Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti Rai, al quale evidentemente si è sbloccato il ditino, considerato che è la prima volta che mostra pubblicamente apprezzamento per la trasmissione condotta fino allo scorso anno da Sigfrido Ranucci. Ps: non siamo esperti della materia, ma da umili osservatori non riusciamo a trattenerci da un giudizio: quello spot, con quegli sguardi cupi, sembra il trailer di un film drammatico. Un po’ di allegria, ragazzi, la vita già è complicata!

Meno male che Silvia c’è
Dopo il salotto domenicale di Fabio Fazio, lunedì mattina la sindaca di Genova Silvia Salis ha aperto il corteo dei lavoratori ex Ilva di Cornigliano in sciopero contro l’arresto temporaneo dello stabilimento. «Con il vicesindaco, Alessandro Terrile, abbiamo portato la solidarietà di tutta la città ai lavoratori e alle loro famiglie», ha scritto sui social Salis. «Ci sono centinaia di lavoratori che vogliono continuare a lavorare e il mercato ha bisogno della produzione dello stabilimento di Genova. Manca la materia prima, che può essere acquistata sul mercato internazionale. Ed è proprio la richiesta che ho fatto ieri al ministro Urso e ai commissari di Acciaierie d’Italia, in una lettera. Siamo pienamente consapevoli delle difficoltà che sta vivendo Taranto, ma lo stabilimento di Genova, così come quelli del Nord, non possono fermarsi». E, ancora: «Chiudere sarebbe uno scenario insostenibile per la nostra città. A Genova non c’è una motivazione industriale per fermare una fabbrica che ha lavoro e che potrebbe continuare a produrre con il materiale necessario. Qui ci sono in ballo le vite delle persone. Siamo vicini ai lavoratori perché ne va del futuro della città: lo stabilimento deve continuare a produrre e loro devono poter continuare a lavorare. È quello che chiedono e noi siamo al loro fianco». Post seguito da migliaia di cuoricini e da messaggi di incoraggiamento. Vedendola in marcia insieme con la Fiom e gli operai, qualcuno spera ancora che l’ex olimpionica scenda in campo per guidare il campo largo.
La diretta interessata però a riguardo a stata chiara: «Io federatrice? Nessuno me lo ha chiesto ma in questo momento non ci sono le condizioni», ha ribadito a Che tempo che fa, dove tra le altre cose ha presentato il suo libro È già domani. «Questo dibattito che va avanti da quasi un anno, mi dice che si è perso il centro della discussione che è il programma da presentate al Paese ma soprattutto ci siamo arrovellati su una discussione che già mesi fa sembrava ridondante. Fare una gara interna rispetto alle istanze che ci vengono poste… Il campo progressista che è enorme non è fatto solo dai nostri elettori ma anche da tanti sfiduciati che non votavano più. Dobbiamo riprendere il punto della situazione ma le condizioni sono lontane dal trovare una sintesi ed è un peccato perché sfiduciano un elettorato che dopo il referendum era gasatissimo». Le primarie potrebbero rinvigorire questi delusi? «Sono evidentemente divisive», ha risposto secca la prima cittadina. «E credo che al popolo progressista non interessi nulla».






