Nicola Russomando
Il 6 ottobre nell’unità pastorale di Giffoni Valle Piana si è tenuta la presa di possesso del nuovo parroco Don Paolo Castaldi. Succede a Don Alessandro Bottiglieri il quale per tredici anni è stato titolare dell’unità pastorale, circoscrizione ecclesiastica voluta dal precedente arcivescovo Moretti e convalidata, nell’avvicendamento dei parroci, dall’attuale presule salernitano Andrea Bellandi. L’unità pastorale rappresenta in effetti una finzione giuridica in nome della quale parrocchie di fatto distinte vengono raggruppate sotto la giurisdizione di un unico parroco. È il caso di Giffoni dove la parrocchia della SS. Annunziata e di S. Giorgio Martire è aggregata a S. Lorenzo in Calabrano sulla base di una semplice contiguità territoriale. Un esempio anche questo di “razionalizzazione” che non tiene conto però delle specificità delle singole comunità parrocchiali con la conseguenza che, a distanza di tredici anni, non è fuor di luogo parlare di fallimento dell’operazione sulla scorta dell’evidenza dei fatti. Infatti, l’unità pastorale ha segnato la subalternità della parrocchia di S. Lorenzo all’Annunziata con il risultato che la prima è frequentata in genere nella messa domenicale da uno sparuto numero di fedeli per lo più attempati. Non vi è traccia di presenza di giovani sebbene l’operazione fosse stata lanciata da Moretti proprio all’insegna della pastorale giovanile. Benché il parroco sia stato coadiuvato da vicari parrocchiali in funzione di vice, la riconduzione di ogni attività pastorale in capo all’Annunziata ha finito per deprimere ogni altra realtà. Allo stesso modo, la nuova “provvista di chiesa” vede il parroco Castaldi coadiuvato da due vicari parrocchiali, Don Francesco Paolo Castaldi, nipote del titolare, e Don Emmanuel Intartaglia, entrambi però “a mezzo servizio”, in quanto il primo impegnato nel perfezionamento degli studi ecclesiastici a Roma, il secondo disponibile solo la domenica. Il prevedibile risultato di tali disposizioni è che sul parroco finirà per gravare la maggior mole del lavoro senza la concreta possibilità di ricondurre ad autonomia le singole realtà pastorali. Perché, a voler restare sul solo terreno sociologico, la parrocchia, “determinata comunità di fedeli costituita stabilmente nell’ambito di una Chiesa particolare”, come recita il Codice di diritto canonico, non è una realtà astratta, ma vive in una comunità a sua volta alimentata da persone in carne e ossa con la loro individualità. E tra l’Annunziata, che coincide con il centro urbano della cittadina, e S. Lorenzo, il cui territorio è costituito dal borgo antico di Vassi, le differenze anche sociali sono marcate. Nella cerimonia della presa di possesso, con la tipica ossequiosità ecclesiastica, è stata presentata una realtà aliena da contraddizioni nello scrosciare di applausi dei numerosi fedeli intervenuti alla messa presieduta dall’arcivescovo Bellandi e con la folta partecipazione del clero di Battipaglia, da cui proviene lo stesso Don Paolo, già titolare della parrocchia di S. Antonio di Padova. Per una singolare circostanza, sottolineata proprio da Bellandi che l’ha predisposta, Don Alessandro Bottiglieri subentra nella titolarità dell’ex parrocchia di Don Castaldi in uno scambio reciproco. Nell’omelia Bellandi, al centro di varie polemiche che lo investono direttamente, non ultime quelle legate agli avvicendamenti dei parroci, è apparso con voce spezzata di commozione al ricordo della “peregrinatio” della Spina Santa, custodita a Giffoni, al tempo del Covid, quando, in pick-up e con la mascherina, percorreva il tratto dall’ospedale di S. Leonardo alla Cattedrale per un atto di affidamento della città e della diocesi all’insigne reliquia. Don Paolo, di rimando, nell’indirizzo di saluto alla sua nuova comunità parrocchiale, ripercorrendo a titolo di presentazione il suo curriculum vitae, ha rivendicato la sua filiazione all’Opera del Gregge di Gesù Bambino, da lui indicata come esperienza decisiva della sua formazione cristiana e sacerdotale. L’Opera, come è noto, è anch’essa al centro di polemiche decennali nel dibattito del clero diocesano, tra commissariamenti e approvazioni statutarie “ad experimentum” nella riconosciuta natura di “associazione privata di fedeli”. E alcuni di questi fedeli sono stati presenti alla celebrazione, facilmente riconoscibili nel loro stile partecipativo, assorto e compunto. Don Paolo, peraltro, ha esplicitamente dichiarato di non avere programmi pastorali, ma di fondarsi esclusivamente sulla centralità di Cristo nella sua azione. In questa dichiarazione è stato naturalmente supportato dalla pericope evangelica di Marta e Maria proclamata nella messa, che indica nello “unum necessarium”, ovvero nell’ascolto delle parole di Gesù, l’essenza vera della fede, contemplazione da tradursi poi in azione pastorale. Senza contemplazione il rischio frequente e comprovato è di scadere in puro attivismo parrocchiale, disancorato da ogni matrice spirituale, non dissimile da molte realtà profane.
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