A Salerno ha lasciato un pezzo di cuore pur essendo rimasto in sella per poche settimane. Giusto il tempo per apprezzare le potenzialità della piazza e per vivere suo malgrado una delle più grandi ingiustizie della storia del calcio italiano. Una retrocessione che ha lasciato il segno e che, per come è maturata, gli ha fatto perdere un po’ di passione per questo lavoro. Ai microfoni di Cronache ha parlato in esclusiva il tecnico Pasquale Marino, ecco le sue dichiarazioni:
Cosa pensa della Salernitana attuale e ritiene questa rosa superiore a quella della passata stagione?
“Ho seguito la partita col Bari e dico subito che una sfida del genere dovrebbe disputarsi in serie A e non in questa categoria. Fatta questa premessa ritengo che possa essere la vittoria della svolta per la Salernitana, un match che sembrava compromesso fino all’ottantesimo, ma che la squadra ha voluto fortemente vincere per dare un segnale all’ambiente e risalire la china in classifica. Quanto al paragone tra le due rose, io credo che un anno fa i granata abbiano comunque fatto un buon percorso. Paradossalmente, dopo una retrocessione, c’è un campionato d’assestamento e poi si tenta il tutto per tutto per tagliare il traguardo della B diretta nella stagione successiva. Forse è accaduto il contrario, basti pensare che la Salernitana del passato è stata prima per quasi un intero girone e che se l’è giocata bene negli spareggi. La scorsa estate, invece, è stato cambiato tanto e questo non rende semplice il lavoro di un allenatore. Ritengo però che la Bersagliera resti una delle favorite”.
Che idea si è fatto di questo campionato?
“Mi soffermerei sul Catania: dal centrocampo in avanti ha calciatori di categoria superiore che possono risolvere le partite in ogni momento. Coda forse non ha raggiunto ancora il top della condizione fisica, ma sono convinto che potrà segnare una marea di reti. Le squadre di Longo sono sempre organizzate e hanno idee, nel tempo i valori emergono e i rossoblu sono tra i favoriti. Penso invece che Potenza e Sorrento non abbiano una panchina lunga e questo inciderà sul piazzamento finale. Sarà una corsa sostanzialmente a tre, con Bari, Salernitana e Catania pur senza sottovalutare qualche potenziale sorpresa”.
Riapriamo una vecchia ferita e parliamo di Salernitana-Sampdoria…
“Negli anni ho espresso tante volte la mia idea e, a distanza di tempo, avverto la medesima rabbia. Diciamo che non siamo retrocessi soltanto per demeriti nostri ma che sono accadute una serie di cose che puntualmente danneggiavano la Salernitana. Se stai fermo 40 giorni e poi non ti concedono 48 ore di stop su indicazione delle autorità sanitarie per una grave intossicazione alimentare è evidente che qualcosa non quadri. Cosa sarebbe cambiato alla Federazione? Abbiamo atteso un mese e mezzo senza conoscere avversari e date e poi sottovalutiamo il malessere fisico di atleti che, di fatto, si allenarono soltanto a due giorni dalla partita della vita? Poi magari avremmo perso lo stesso, ma non ci hanno messo in condizione di essere alla pari”.
E poi l’arbitraggio di Doveri…
“Eravamo fortemente convinti di poter ribaltare il risultato in casa. Dateci quel rigore dopo 10 minuti su Soriano! Se fai gol l’Arechi viene giù e ci sarebbero state 20mila persone virtualmente in campo con noi. Ci avrebbero trascinato come accade in pochi stadi d’ Italia, il 2-0 poteva essere logica conseguenza. Con i se e con i ma non si scrive la storia, ma riteniamo di non aver avuto quanto ci spettava e questa cosa mi dà tanta rabbia. Soprattutto perché ricordo la sofferenza nei volti della gente di Salerno”.
Stringerebbe la mano a Grosso se lo ritrovasse da avversario?
“Beh…sì! E’ passato un po’ di tempo, bisogna accettare quello che è successo. Certo, se Sassuolo-Frosinone si fosse giocata ad aprire senza slittamenti e regolamenti rivisitati probabilmente il risultato sarebbe stato diverso e la Salernitana si sarebbe salvata senza passare dagli spareggi”.
E’ vero che la squadra non voleva scendere in campo per il secondo tempo?
“Nella rabbia si dissero tante cose. I ragazzi erano nel tunnel degli spogliatoi, c’era amarezza per un rigore netto che non ci fu assegnato e per un gol annullato a Ferrari. Si paventò questa ipotesi, poi provammo a ripristinare un clima di serenità sperando di poter fare l’impresa nei secondi 45 minuti. Non ci riuscimmo…”.
C’è chi proponeva di presentarsi in campo provocatoriamente il giorno dopo l’annullamento della sfida col Frosinone e di disertare la trasferta di Genova…
“Ricordo anche io che tanti tifosi non volevano si giocasse quel doppio confronto, alcuni gruppi rimasero all’esterno dello stadio. Noi però siamo tesserati e dobbiamo attenerci a quello che fu deciso, seppur a malincuore e con un minimo di incredulità. Ripeto: se tutto fosse andato nel modo più giusto e logico, la Salernitana sarebbe ancora in B. Invece il destino ha voluto che il Frosinone si salvasse per le disgrazie del Brescia e senza scendere in campo. Oggi fanno la serie A…com’è strano questo sport!”.
Nel Frosinone gioca quel Raimondo che a Salerno ha fatto malissimo…
“Credo che la componente psicologica faccia sempre la differenza. Era reduce da una stagione importante a Terni e forse, inconsciamente, pensava di aver già raggiunto un livello importante e che la strada fosse in discesa. Poi i sei mesi negativi a Venezia incisero sul suo stato d’animo e a Salerno ebbe un impatto non entusiasmante pur sotto la guida di Breda che lo aveva valorizzato 12 mesi prima. Con me ha fatto fatica e non ha sfruttato le occasioni che gli ho concesso. Ho letto che Alvini lo ha elogiato sostenendo che si allena a mille tutti i giorni. Ecco, evidentemente quanto non ha funzionato a Salerno lo ha aiutato a migliorare sotto tanti aspetti. Io mi arrabbiavo perché forse non si rende nemmeno conto del suo reale potenziale”.
Valentini, a Cronache, ha detto che la salvezza della Salernitana avrebbe permesso anche a Marino di aprire un ciclo vincente a Salerno. Del resto, con lei in panchina, sono arrivate 4 vittorie in sei gare…
“Lo ringrazio e mi fanno piacere le sue parole. Io dico solo che sono ancora rammaricato per quanto accaduto. La tifoseria fu ferita, ci furono episodi nel secondo tempo che vanno condannati ma che permisero alla piazza di rappresentare lo sdegno per quello che ritenevano un torto palese. Abbiamo visto tutti quanto accaduto in quelle settimane, non siamo ciechi. E manca un rigore su Soriano che la storia avrebbe potuto cambiarla”.
Una persona navigata come lei, che ha vissuto il calcio vero, quanto è infastidita rispetto a vicende così spiacevoli?
“Devo essere sincero: dopo Salerno ho ricevuto alcune chiamate da società anche importanti, ma non ho mai avvertito il desiderio di accettare. In alcuni casi non ci fu proprio la possibilità di sedersi attorno al tavolo delle trattative perché giocammo gli spareggi a fine giugno e non potevano certo aspettare me per programmare. In altri casi, invece, sono stato io a non entusiasmarmi. Quella retrocessione, per come è maturata, ha cambiato qualcosa nel mio cuore. Certo, il calcio è la mia vita e un giorno non escludo di ripartire. Ma dopo quello spareggio vivo ogni cosa con maggiore distacco. Forse accontenterò la mia famiglia e sarò più presente in casa. Quella Salernitana aveva ritrovato identità, anima e organizzazione di gioco, vincemmo 4 partite ed eravamo virtualmente salvi. Non doveva finire così”.
Gaetano Ferraiuolo
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