Eboli, chiesti 15 arresti per il clan Esposito

di Antonio Manzo

Clan Esposito, doppia lettura della Procura Antimafia: processo iniziato sei anni fa c’è la richiesta di archiviazione firmata dall’allora procuratore della Repubblica Borrelli, ma per l’inchiesta del 2025 la procura insiste con il gip per quattordici arresti (undici in carcere e tre ai domiciliari) dopo le risultanze investigative con intercettazioni telefoniche, spyware, ambientali e dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia sulla presunta persistente e pervasiva operatività del capoclan Paolo Esposito “il boss di Eboli” – così definito dagli investigatori – con il controllo del tessuto economico locale , con attività di spaccio della droga, conquista di centri della grande distribuzione con i proventi di riciclaggio di danaro, utilizzo dei metodi usurai per il subentro in attività economiche, aste fallimentari, truffa alle aziende di pellame di Solofra, truffe nella valle dell’Irno. LE ARCHIVIAZIONI Cominciamo dalle richieste di archiviazione della Procura della Repubblica. Sono indagini avviate nel 2020 a carico di Pompeo D’Auria, Giuseppe De Lucia, Paolo Esposito, Simona Animali, Cosimo Naponiello, Vito Figlio, Massimo Esposito, Greco Iorio Gaetano, Luciano Ursi, Barbara Bacco. Questo procedimento era già stralcio di un altro procedimento sul clan Esposito, procedimento assegnato ai sostituti procuratori Katia Cardillo e Maria Benincasa. A conferma del clima torbido che vive in questa stagione la città di Eboli, è stato distribuito da “circoli” ben identificati le pagina del provvedimento di archiviazione mancanti, però, di quelle con le motivazioni del procuratore della Repubblica Borrelli, tra fatti prescritti, indicati dai collaboratori di giustizia, e la mancanza di ulteriori elementi alla iniziale ipotesi investigativa investigativo “con elementi inidonei – ha scritto il procuratore Borrelli –a sostenere validamente l’accusa in giudizio e fondare, in chiave di prognosi dibattimentale una sentenza di condanna a carico degli indagati”. In poche parole, archiviamo il processo, che non c’è nulla di penalmente rilevante, e soprattutto, elementi utili che sarebbero potuti essere discussi in giudizi. Naturalmente il decreto di archiviazione è stato giustamente commentato con lo rispetto dei giudici e la dimostrazione di affetto per gli indagati, ma Facevo ha anche ospitato giudizi tutt’altro che teneri sull’attività dell’Antimafia salernitana, tra cui anche quelli di un indagato legato alla pubblica amministrazione locale che da anni lavorerebbe di regime di monopolio. Oltre a quelli inquietanti di chi non avendo argomenti, e ci sono tutti nelle carte d’indagine, preferisce imboccare la strada della gogna. Dimenticando le storie pregresse ma soprattutto per sminuire e beffeggiare il lavoro delll’Antimafia, in concorso con talk show caserecci tra la scomparsa dei fatti e la prevalenza di cosiddette “opinioni” molto di moda nel chiacchiericcio pre-elettorale che mina perfino i più elementari elementi di rispetto del garantismo. Doveroso e giusto per indagati che non avrebbero commesso nulla ma solo inseguiti dall’azione giudiziaria. Il clima torbido è nuovamente sotto osservazione dagli investigatori, da quelli della Squadra Mobile oltre che del Gico della Guardia di Finanza. Tra le carte dell’inchiesta vi sarebbero anche alcuni uomini delle forze dell’ordine che lavoravano per conto del clan spiando i movimenti investigativi per conto degli indagati. I QUATTORDICI ARRESTI I pubblici ministeri Maria Benincasa ed Elena Guarino, hanno prodotto appello contro l’ordinanza di rigetto della misura cautelare per 20 indagati a partire da tutto il gruppo familiare del capoclan Paolo Esposito (sarebbe dovuta essere discussa pe il 28 settembre ma sarà rinviata per lo sciopero dei penalisti) oltre che avvocati, commercialisti, titolari di concessionarie. Bisognerà attendere la valutazione del gip per un gruppo criminale guidato da chi ha sostenuto nelle intercettazioni di essere “il boss di Eboli e qui nessuno può venire a bussarti senza passare da me” segno inequivocabile della pretesa di comandare persino nel settore economico locale attraverso racket e riciclaggio. E’ il clima della nuova criminalità che assedia Eboli. Una realtà del Sud dove non esiste un assedio criminale della serie temporale a.C. e d.C. considerato che è negli anni Ottanta che la città iniziò a essere devastata dalla criminalità (clan Maiale) a braccetto con spezzoni della politica e che pervade ancora la città. Vale per tutti quello che disse il sociologo Amato Lamberti: “con la camorra non ci si siede a parlare, non è possibile discutere, perché mi rifiuto di legittimare politicamente la camorra”.

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