Sigfrido Ranucci rischia di diventare un grosso problema per Report. Il programma ripartirà infatti con una spada di Damocle sulla testa: quella del ritorno del conduttore. Venerdì prossimo il tribunale del lavoro deciderà sul reintegro d’urgenza chiesto dagli avvocati del giornalista. Al momento nessuno azzarda previsioni, ma se Ranucci dovesse spuntarla per Report non sarebbe esattamente una bella notizia. Ormai la trasmissione di Rai3 sta andando avanti senza di lui preparandosi all’esordio di domenica 8 novembre.

Redazione e autori al lavoro «con serenità»
Piccolo ma significativo indizio: nei post di settembre della pagina X di Report, il nome di Sigfrido Ranucci non compare mai, né si fa mai cenno al caso Lavitola. Il lavoro in redazione è ripreso da almeno due settimane, si stanno portando avanti le inchieste già programmate prima dell’estate e anche nuovi servizi, sotto la supervisione dei due capiautori Giulio Valesini e Bernardo Iovene. Con il coinvolgimento della conduttrice, Claudia Di Pasquale. E nella lunga informativa che giovedì scorso il direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini ha tenuto davanti al consiglio di amministrazione dell’azienda, un passaggio corrisponde alla realtà: «In redazione ora si è tornati a lavorare con serenità».
Salvare Report o immolarsi per Ranucci?
Dopo un’estate passata nella tempesta, infatti, ora con i ruoli definiti il lavoro è ripreso, senza il “peso” del caso Ranucci. Anche Daniele Piervincenzi alla fine è stato accolto e si è messo a disposizione della redazione. Ancora non si sa se condurrà solo Report Lab o anche un pezzo di trasmissione, ma comunque è stato accettato. Intendiamoci, tra i 60 giornalisti tra interni e inviati sottotraccia un filo di tensione resta. Una piccolissima parte, per esempio – Giulia Innocenzi ma non solo – è ancora molto legata a Ranucci e spera in un suo ritorno.

Mentre altri, tra cui Giorgio Mottola, preferiscono non sentirne più parlare. «Noi dovevamo fare una scelta: salvare il programma o immolarci per Sigfrido. Alla fine è prevalso il buon senso e abbiamo scelto di combattere solo per Report…», racconta a L43 una fonte dalla redazione. «Se Sigfrido dovesse essere reintegrato, per noi ora sarebbe un problema, perché la notizia continuerebbe a essere lui e non le nostre inchieste. A questo punto sarebbe meglio andare avanti senza di lui…», sussurra un’altra voce da Via Teulada. Insomma, a luglio e agosto la battaglia anche interna alla redazione è stata durissima, con gruppi contrapposti, ma ora c’è una gran voglia di lasciarsi tutto alle spalle e dedicarsi totalmente al lavoro. Insomma, per la stragrande maggioranza dei giornalisti di Report, e al netto della riconoscenza nei confronti di Ranucci, l’ex conduttore ormai rappresenta il passato, mentre ora si vuole solo guardare avanti. «Sembra paradossale, ma Report è una macchina che ha sempre funzionato da sola, può andare avanti anche cambiando conduttore, come del resto è già accaduto e magari in futuro succederà ancora…», aggiunge un’altra voce da Teulada.

Nessuna inchiesta sul caso Lavitola
Resta però da chiarire un nodo non secondario: quando ci saranno da prendere decisioni importanti su un servizio o un’inchiesta, chi avrà l’ultima parola? Prima a decidere era sempre Ranucci, che intorno a Report aveva costruito un’autonomia gestionale e finanziaria che non sarebbe ammessa in nessun canale televisivo al mondo. Ma ora, dopo l’uomo solo al comando, chi deciderà? I capi autori? Il capostruttura? O il direttore dell’approfondimento (e qualcuno fa notare che Corsini tecnicamente non è un direttore di testata)? Staremo a vedere. Viene esclusa, invece, la voce circolata negli ultimi giorni: non si sta lavorando a un’inchiesta sul caso Ranucci-Lavitola.

Il rischio licenziamento e l’ultima vera exit strategy
Dunque, non resta che aspettare venerdì la decisione del giudice per il lavoro. Ma dal possibile reintegro si potrebbe arrivare addirittura al licenziamento. A Ranucci, infatti, sono state fatte tre proposte e il mese di tempo per decidere è quasi scaduto. Tutte le opzioni, secondo gli esperti, sono da considerare consone al suo ruolo: vicedirettore del Tg3, stesso incarico a RaiNews o corrispondente da Il Cairo. Se non dovesse accettarne nessuna, secondo il regolamento aziendale, il giornalista rischierebbe il licenziamento. E su questo fronte pesano anche le accuse che la Rai ha formulato al conduttore, specialmente la rivelazione a terzi di mail interne e gli attacchi che più volte l’ex conduttore ha rivolto alla sua stessa azienda e ai suoi dirigenti. Insomma, tutto potrebbe pesare in un possibile provvedimento disciplinare. Dal vertice aziendale si fa sapere che non si vuole arrivare a misure estreme, ma al momento non si esclude nulla. «Se non lavorerà in Rai, nel panorama televisivo italiano non c’è nessuno disposto ad accoglierlo. A meno che non si butti in politica…», ragiona un dirigente della tv pubblica. E quella potrebbe essere davvero la sua exit strategy, anche perché nelle presentazioni del suo ultimo libro in giro per l’Italia l’ex conduttore sembra già in campagna elettorale. Anche se la stessa Di Pasquale, nell’unica intervista fin qui rilasciata, glielo ha caldamente sconsigliato.

