La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per una dipendente dell’Inps che il 7 febbraio del 2025, senza averne alcun motivo di servizio, consultò i dati personali di Giorgia Meloni. Gli accessi contestati, emersi dopo accertamenti interni dell’Istituto, furono tre: due all’Arca, l’archivio anagrafico dell’Inps in cui sono riportati i dati identificativi associati a una persona (come codice fiscale e luogo di residenza), e uno all’estratto contributivo, dove è registrata la storia previdenziale dei cittadini.

La donna, interrogata a metà aprile, è accusata di accesso abusivo a un sistema informatico. Un reato che, già di per sé, sarebbe sufficiente per un processo. Nel caso specifico c’è pure l’aggravante di aver agito nella veste di dipendente dell’Inps (in particolare del Coordinamento generale medico legale), violando dunque i poteri connessi alla sua funzione. L’impiegata non ha fornito alcuna spiegazione per gli accessi indebiti. Nel procedimento risultano indicate come persone offese sia Meloni che l’Inps, titolare del sistema informatico utilizzato per gli accessi contestati. Per la premier, tra l’altro, c’è già un precedente di dati indebitamente consultati. Nel 2024 venne infatti alla luce che un impiegato di Intesa Sanpaolo aveva consultato senza autorizzazione migliaia di rapporti appartenenti ai clienti dell’istituto, tra cui appunto anche la presidente del Consiglio.
