Salvini, le strategie dei fedelissimi e l’aria gattopardesca della Lega

«Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». È poco lombardo e molto gattopardesco lo spirito che si respira nell’estate più calda della Lega dai giorni del Papeete del 2019.

Il capo come Don Fabrizio è chiuso nel suo fortino

Matteo Salvini, la cui leadership è stata messa per la prima volta in discussione da alcuni big lombardi, è un Don Fabrizio Salina asserragliato nel suo fortino. La villa del segretario alla Camilluccia è la Donnafugata leghista, con Donna Francesca Verdini che controlla tutto mentre si dedica alla coltivazione dei pomodori dell’orto, e gli ultimi fedelissimi del capo che provano a tirare le fila abbozzando una strategia. Al fianco di Salvini sono rimasti il vice Claudio Durigon, i falchi Claudio Borghi e Armando Siri, gli amici “fratelli”, Alessandro Morelli ed Eugenio Zoffili.

Salvini, le strategie dei fedelissimi e l’aria gattopardesca della Lega
Matteo Salvini e Alessandro Morelli (Imagoeconomica).

Durigon detta la linea della conservazione

L’affondo del duo lombardo composto da Attilio Fontana e Massimiliano Romeo è stato comunque attutito dal cuscinetto della nomenklatura leghista, poco incline ai cambiamenti perché teme di perdere, insieme al capo, le proprie posizioni. Tra i lealisti figurano i veneti Lorenzo Fontana e Alberto Stefani, i lombardi Silvia Sardone, Andrea Crippa e Luca Toccalini, la toscana Susanna Ceccardi. Assordante invece il silenzio di Luca Zaia e Massimiliano Fedriga. Mentre in Trentino Maurizio Fugatti ha avuto il coraggio di evitare la photo opportunity a Pinzolo. Intanto Durigon detta la linea della ‘conservazione’, ovvero la confusa strategia in vista della manovra: sarà concordata con il ministro leghista dell’Economia, Giancarlo Giorgetti? A giudicare dai desiderata irrealizzabili con i vincoli di bilancio parrebbe proprio di no.

Salvini, le strategie dei fedelissimi e l’aria gattopardesca della Lega
Claudio Durigon (Imagoeconomica).

I colonnelli Zoffili e Morelli

Veniamo ai colonnelli-fratelli. Zoffili era presente alla Versiliana proprio nel giorno delle contestazioni a Romeo (in tutto tre persone al grido di «il Capitano non si tocca»), come un tempo era accanto a Salvini quando il leader si aggirava per il Pilastro di Bologna suonando citofoni alla ricerca di spacciatori. Morelli è vice ministro con delega al Cipess ma nell’estate del caos si improvvisa inviato a Ceuta, come ai tempi di Radio Padania, con il microfono/gelato con il simbolo della Lega, per documentare la situazione a un mese dall’«invasione» di migranti nell’exclave spagnola in Marocco.

Torna anche il vecchio lessico a partire da «Finanziaria» (come, appunto, si chiamava 10 anni fa la legge di bilancio), e Salvini rispolvera battaglie classiche, come flat tax e pensioni, mentre festeggia il no dell’Islanda alla riapertura dei negoziati per l’adesione all’Ue definendolo una scelta di «democrazia».

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Eugenio Zoffili tra il pubblico della Versiliana (Lettera43).

Si rispolverano le vecchie battaglie (manca solo il ritorno del no-euro)

Il segretario riprende anche la battaglia contro l’apertura delle moschee, o quella per gli assegni a tutela dei padri separati. Insomma, ci manca solo che Borghi, oltre a chiedere un contributo extra alle banche, torni a sbandierare le sue teorie contro l’euro e siamo tornati al 2014. Intanto, l’atteso incontro di Salvini-Don Fabrizio con Tancredi-Romeo, colui che tutto vuole cambiare per ritornare alla Lega Nord, non è ancora avvenuto. Solo una stretta di mano fugace (col broncio) a Fontana-Angelica Sedara, spasmodicamente rincorso a margine del meeting di Comunione e Liberazione.

Salvini, le strategie dei fedelissimi e l’aria gattopardesca della Lega
La stretta di mano tra il leader della Lega Matteo Salvini e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana al padiglione del Mit al Meeting (Ansa).

La resa dei conti alla vigilia di Pontida?

Il conto alla rovescia per Pontida è partito e ormai il tempo stringe. Fioccano i retroscena diffusi ad arte dai ‘salvinisti’ che pensano così di dividere il fronte dei critici con ricostruzioni di offerte anche un po’ improbabili: la presidenza di una delle Camere a Zaia, un incarico al Csm per Fontana, la segreteria a Fedriga (niente per Romeo, ovviamente). Tutta fuffa – pare – per confondere le acque. Il segretario si è detto disposto ad accogliere il contributo di tutti. Ma allo stato, nulla è cambiato. Se non l’attaccamento al potere. I lombardi hanno chiesto un cambiamento prima del raduno sul sacro prato nelle valli bergamasche del 20 settembre. Se ciò non avverrà, hanno minacciato di dar vita a un‘associazione ‘nordista’. Non tutti i critici sono d’accordo: Zaia da mesi in privato placa i ‘ribelli’ e cerca di prendere tempo, non vuole ‘scope’ ma un passo indietro ‘spontaneo’ di Salvini, costretto dalla discesa dei consensi nei sondaggi. Si vedrà se avranno la meglio i più coraggiosi. O se il peccato che i lombardi non vorranno perdonare sarà il «fare», proprio come i siciliani del Gattopardo, abituati al «sonno», all’oblio e all’inerzia delle dominazioni che hanno subito.