Pur negando qualsiasi illecito, Meta ha accettato di pagare fino a 17,1 miliardi di dollari nell’ambito di un patteggiamento con 29 Stati Usa, che avevano accusato il colosso di Menlo Park di aver progettato Facebook e Instagram con meccanismi capaci di creare dipendenza nei minorenni, pur essendo consapevole dei possibili effetti negativi. Analoghe accuse, peraltro, sono state rivolte a Meta anche dall’Ue.
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Meta ha preferito patteggiare anziché rischiare sentenze più pesanti
L’accordo pone fine a un processo iniziato poco più di una settimana fa a Oakland, in California, nato da causa intentata nel 2023 da 29 Stati Usa, che contestavano numerose violazioni delle leggi federali e statali a tutela dei minori, come il Children’s Online Privacy Protection Act, normativa volta a proteggere gli under 13 anni dal diventare bersaglio delle attività commerciali online. Meta, che continua a respingere ogni addebito, ha preferito pagare e accettare nuove regole federali, piuttosto che rischiare una sentenza potenzialmente devastante: i 29 Stati erano arrivati a prospettare sanzioni nell’ordine delle centinaia di miliardi di dollari.

Il colosso di Menlo Park continua a respingere le accuse
«Respingiamo con decisione queste accuse e siamo certi che le prove dimostreranno il nostro impegno di lunga data a sostegno dei giovani», ha dichiarato una portavoce di Meta. L’azienda di Mark Zuckerberg ha spesso citato numerose misure adottate a tutela dei minorenni, come il parental control, le funzionalità di sicurezza e l’impostazione predefinita degli account degli adolescenti come privati. Nell’ambito del patteggiamento, si è comunque impegnata ad apportare modifiche a Facebook e Instagram a livello nazionale, tra cui l’introduzione di limiti giornalieri e blocchi notturni.
