Il trumpismo perde pezzi: cosa c’è dietro la crisi di influencer e creator MAGA

Uno dei motori più importanti del consenso trumpiano sembra essersi rotto. Il vasto ecosistema mediatico che ha contribuito al successo elettorale di The Donald nel 2024 sta perdendo visualizzazioni, iscritti, ma soprattutto si sta frammentando in tanti piccoli universi in guerra l’uno con l’altro. Il New York Times ha fatto i conti della grande macchina comunicativa MAGA fatta di creator e influencer, scoprendo che negli ultimi mesi i numeri sono da incubo, o quasi. Il pubblico vorace di contenuti pro-Trump si è assottigliato in particolare verso la fine del 2025, con un calo costante durante i primi sei mesi del 2026. Un fenomeno che preoccupa non tanto il presidente quanto il Partito repubblicano, che si prepara ad affrontare elezioni di metà mandato complesse. Il fronte unito dei creator conservatori in passato si è rivelato molto efficace per il partito nel pungolare gli elettori e spingerli alle urne.

Il trumpismo perde pezzi: cosa c’è dietro la crisi di influencer e creator MAGA
Donald Trump (Ansa).

La galassia MAGA perde appeal

Il Times ha analizzato i numeri di alcuni dei creator di destra più noti come Tucker Carlson, Candace Owens, Steve Bannon, Nicholas Fuentes, Dan Bongino e Ben Shapiro. Il caso di quest’ultimo aiuta a farsi un’idea del clima che si respira. Il cofondatore e volto di The Daily Wire, tra i grandi sostenitori di Trump, di Israele e della guerra contro l’Iran, ha perso circa 60 mila iscritti al canale YouTube solo tra aprile e giugno di quest’anno, rileva la newsletter Chaotic Era. Le visualizzazioni seguono un trend analogo e sono passate dai 27 milioni a settimana del 2024 a circa quattro milioni a settimana negli ultimi mesi. Il calo si nota anche fuori da YouTube. Sul web, ad esempio, The Daily Wire ha perso metà del suo traffico rispetto al 2025.

Il trumpismo perde pezzi: cosa c’è dietro la crisi di influencer e creator MAGA
Ben Shapiro (da Instagram).

Giusto per avere un termine di paragone, nel periodo compreso tra giugno 2025 e giugno 2026, Truth Social, il social di Donald Trump, ha perso il 48 per cento del traffico, la CNN il 35 per cento e il New York Times solo il 10 per cento. In casa Shapiro regge meglio il podcast, trainato da un aumento del 50 per cento dei contenuti pubblicati. Dan Bongino, noto creator pro-Trump nominato vicedirettore dell’Fbi, è tornato a caricare video in rete, ma colleziona circa la metà dei numeri realizzati durante la campagna elettorale del 2024.

Il trumpismo perde pezzi: cosa c’è dietro la crisi di influencer e creator MAGA
Dan Bongino (Ansa).

La concorrenza di nuovi personaggi e nuove tendenze

Le ragioni dietro questo calo sono diverse. Alcune sono fisiologiche: passare dall’opposizione al governo riduce l’entusiasmo di elettori e spettatori. In più, come tutti i creator, anche quelli conservatori hanno a che fare con algoritmi che cambiano senza spiegazioni, nuove piattaforme e concorrenza. Ma il problema non è soltanto che il pubblico diminuisce. È che quello stesso pubblico si sta disperdendo tra prodotti, personaggi e sottoculture che non rispondono più a un’unica gerarchia politica. La concorrenza spiega l’altra faccia di questa crisi. Qui intervengono due fattori. Il primo riguarda la comparsa di nuovi personaggi, come gli youtuber legati al fenomeno del looksmaxxing (sottocultura diventata virale che consiste nel miglioramento esasperato del proprio aspetto fisico), che si contendono almeno in parte lo stesso bacino di giovani uomini che in passato aveva alimentato la crescita degli influencer trumpiani. Il secondo aspetto è legato alla frammentazione.

Le rotture della galassia trumpiana

Personalità come Shapiro e Bongino rimangono fedeli a Trump e al suo programma, mentre altri hanno iniziato a dissociarsi dal tycoon in modo plateale, come ha fatto di recente Tucker Carlson, ex conduttore di Fox News, che ha parlato addirittura di fondare un nuovo partito. La deriva dell’amministrazione Trump ha creato moltissime crepe nel mondo MAGA. La guerra con l’Iran, la gestione del caso Epstein, il carovita e persino la spinosa questione dei data center hanno dato fiato a una parte dell’ecosistema. È il caso, ad esempio, di Nicholas Fuentes e Candace Owens. Questi due influencer sono quelli che hanno numeri leggermente migliori. Il primo, un suprematista bianco che ha detto di ammirare Adolf Hitler, è attivo solo sulla piattaforma Rumble e negli ultimi mesi le sue visualizzazioni settimanali medie hanno raggiunto picchi vicini agli otto milioni, contro circa un milione nel 2024. Owens, che ha perso traffico a causa del silenzio social durante la maternità, ha una decina di milioni di visualizzazioni mensili, ma la tenuta deriva almeno da due elementi: la diversificazione nei contenuti, dalla politica al gossip, e il complottismo. Il secondo è particolarmente interessante perché permette anche di individuare uno dei principali momenti di rottura della galassia pro-Trump.

Il trumpismo perde pezzi: cosa c’è dietro la crisi di influencer e creator MAGA
Nicholas J. Fuentes (Ansa).

È lotta per riempire il vuoto lasciato da Charlie Kirk

Owens, infatti, è stata una delle più vocali sostenitrici delle teorie del complotto intorno alla morte dell’attivista Charlie Kirk, ucciso il 10 settembre 2025. Da quel momento le fratture interne al sistema mediatico trumpiano sono diventate molto più evidenti. Per Owens dietro l’omicidio del fondatore di Turning Point Usa ci sarebbe una cospirazione che intreccia il governo israeliano e quello americano.

Il trumpismo perde pezzi: cosa c’è dietro la crisi di influencer e creator MAGA
Candace Owens (Ansa).

Al di là delle stramberie dell’influencer, la morte di Kirk ha creato un vuoto importante nella destra americana, un vuoto che qualcuno vuole colmare. In una lunga conversazione su Pod Save America, il giornalista Will Sommer, che da anni segue l’estrema destra e l’ecosistema mediatico conservatore, e il conduttore Tommy Vietor hanno analizzato le anime di questo universo. Nel dialogo tra Sommer e Vietor emerge come ormai non ci sia più un «sistema mediatico conservatore», ma piuttosto «mondi in competizione» cristallizzati intorno a identità e sensibilità diverse: populisti, complottisti, nazionalisti, appartenenti alla manosphere e conservatori tradizionali. Queste fazioni si raggruppano in due macro insiemi: quelli che lottano per la sopravvivenza economica, chiedendosi se riusciranno a generare visualizzazioni e ricavi senza il traino di Trump, e quelli che combattono per essere i depositari dell’ideologia conservatrice e per orientare il Partito repubblicano.

Il trumpismo perde pezzi: cosa c’è dietro la crisi di influencer e creator MAGA
Un memoriale dedicato a Charlie Kirk (Ansa).

La radicalizzazione della nuova destra online

In un contesto simile le fazioni si contendono un’audience in calo e demotivata. Per questo i messaggi finiscono con il radicalizzarsi, come dimostra il successo di Fuentes, ma non solo. Sempre Sommer e Vietor spiegano come si stiano affermando creator che alzano il livello delle provocazioni in un’escalation sempre più marcata. A questi si aggiungono fenomeni come il looksmaxxing e la manosphere, non necessariamente politici in senso stretto ma capaci, in alcune delle loro declinazioni, di sovrapporsi a contenuti reazionari, antifemministi e misogini. Se da un lato la disgregazione della gioiosa macchina di propaganda MAGA può indebolire Trump e il Partito repubblicano, dall’altro la guerra civile comunicativa rischia di produrre effetti deleteri. La competizione per catturare l’attenzione può trasformare idee un tempo relegate in qualche anfratto della rete in parole d’ordine capaci di uscire dai social ed entrare nel dibattito politico. È il caso dei contenuti antisemiti diffusi da Fuentes e, su un altro terreno, della crescente circolazione del concetto di “remigrazione”. I contenuti che ruotano attorno a figure come Greg Bovino mostrano bene l’intreccio tra comunicazione e politica. L’ex comandante della Border Patrol e uno dei volti della stretta migratoria dell’amministrazione Trump, il 30 maggio ha partecipato al Remigration Summit a Figueira da Foz, in Portogallo. Una visita che rimarca le connessioni tra un pezzo della destra americana e i movimenti nazionalisti europei e mostra come il concetto di “remigrazione”, un tempo confinato agli ambienti più radicali, stia conquistando nuovi spazi nel dibattito della destra. Citofonare Vannacci (e non solo).