Qualche mala lingua ha parlato di malocchio gettato su Franco Massimo Lanocita alla vigilia del Consiglio Comunale che si terrà presto sulla questione Grand Hotel e Foce Irno. Noi siamo razionali, non ci crediamo. Anche perché siamo certi che Lanocita, a cui vanno i nostri sinceri auguri di buona convalescenza, a quella seduta del Consiglio non mancherà, magari con l’aiuto di una stampella, ma ci sarà. E si può essere certi che qualcuno soffrirà più di lui, quel giorno. Di certo, il Sindaco De Luca non sarà sereno del tutto, perché si accinge a dare risposte a dir poco sofferenti. Verosimilmente, si dilungherà sulla questione dei debiti arretrati di Chechile. E’ un argomento più facile per lui: può rispondere (come risponderà) che lui in questi ultimi 10 anni non c’era, e che appena è tornato ha messo le cose a posto. Fornirà dati, richieste di pagamento continue, scartoffie varie; ma, insomma, che si vuole da lui che non c’era proprio? A una cosa non risponderà, forse. Quale futuro per il Grand Hotel? Perché questo deve dirlo! Se Chechile non paga i 9 milioni di euro che deve, De Luca farà partire l’azione civile di sfratto per morosità? E’ verosimile che a questo passo si arrivi presto, se no non avrebbe senso il clamore dell’iniziativa della chiusura. E allora, qual è il disegno finale? Ipotizziamo che avvenga lo sfratto. Il palazzone del Grand Hotel rimane vuoto e in pieno possesso del Comune, proprietario dell’area di sedime. Che fa il Comune? Apre una gara pubblica di concessione in locazione dell’albergone? E chi se lo prende come conduttore un albergo già vecchiotto, con mille problemi, e spese enormi di gestione, tanto da ridurre la società di gestione in bolletta con accumulo di ben 9 milioni di euro di debiti? E poi, chi si prenderebbe un albergo, con tutti questi problemi, a due passi da un albergone di 12 piani, nuovi di zecca, che si vuole costruire a Foce Irno? Per puro caso, sia chiaro, chi ha acquistato il lotto Foce Irno è Chechile Elisabetta, figlia del titolare di Grand Hotel. Che, come stanno le cose, si troverà piena proprietaria (e non più, come è Chechile padre, proprietario del solo edificio, per sessanta anni, del Grand Hotel, mentre il suolo è rimasto al Comune) del previsto albergone di 12 piani. Quindi, dicevamo, con lo sfratto futuribile il Comune si tiene l’edificio Grand Hotel. E non trova, come ipotizzabile, un nuovo aspirante gestore dell’albergo. E allora il Grand Hotel rimane lì, vuoto, per i prossimi anni. Perlomeno fino al prossimo PUC, tra cinque anni, quando una possibile nuova riformulazione delle destinazioni urbanistiche lo porta, con un nuovo PROG (è una sigla che classifica i beni comunali da riqualificare), a inserirlo nei beni indispensabili del Comune, che però sono alienabili (come è stato per Foce Irno). E stavolta, si può ipotizzare, l’intero edificio riceve una bella classificazione come area produttiva, con porzioni del fabbricato classificate però sotto la possibilità di cambio di destinazione d’uso. Esattamente come è stato fatto per la vendita di Foce Irno, dove due piani del costruendo grattapone di dodici sono passibili, in progetto, di eventuale cambio di destinazione d’uso (residenziale, forse, con formula di incerta lettura?). E chiaro, tutta questa ricostruzione verte su ipotesi, suffragate però dalla singolarità delle coincidenze. Ma cosa dirà De Luca Sindaco, nel prossimo tesissimo Consiglio Comunale, sulla faccenda della vendita del suolo per 12 milioni di euro? Certo, dirà, che non è stato lui a farla. E si leva di mezzo. Ma qualcuno dovrà dirla. Non gli resta che ripetere, allora, la spiegazione data un anno fa dal Sindaco Enzo Napoli: il suolo Foce Irno è stato venduto con una destinazione urbanistica compatibile con le previsioni di Piano e con il vincolo esistente. Questo ripeterà De Luca, se il Consiglio Comunale urgente si terrà! Già, perché potrebbe anche andare deserto: la maggioranza può decidere di non presentarsi in aula, e la seduta sarebbe priva di validità per assenza del quorum. Ma sarebbe un’ammissione di puro terrore da parte di De Luca e compagni. De Luca ci ascolti: venga in assemblea con i suoi! Nel prossimo articolo esamineremo cosa può dire De Luca sotto i riflettori. Sarà molto, molto interessante!
Il Tribunale di Mezzanotte
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