L’opposizione nel Consiglio Comunale di Salerno finalmente ha trovato unità e capacità di serio dibattito democratico sulle scelte sciagurate dell’Amministrazione De Luca, che sono sotto gli occhi di tutti. La devastazione folle del patrimonio naturalistico della Città (vedi ripascimento) sta arrivando al “redde rationem”, mentre la dissipazione del patrimonio urbanistico della Città sta presentando il conto. Grand Hotel e Foce Irno sono i punti apicali su cui il Sindaco è stato chiamato a rispondere nel prossimo Consiglio Comunale che sarà, doverosamente, convocato di urgenza. In quella sede De Luca dovrà rispondere. E non ha nessuna speranza di cavarsela con quattro chiacchiere. Innanzitutto il Grand Hotel: è in difetto dei pagamenti da ben oltre 10 anni. In particolare, non avrebbe versato la tassa di soggiorno. Spieghiamoci meglio: gli albergatori, dopo la riforma del 19 maggio 2020, non sono più sostituti d’imposta (per cui prima, se non pagavano, erano responsabili di peculato) ma debitori diretti nei confronti del Comune. Ora, se Chechile non ha pagato per tutti questi anni, il Comune ha avviato o no tempestivamente e puntualmente, le necessarie azioni civilistiche di recupero crediti? E perché, nel corso degli anni, non ha avviato, dinanzi alla palese inadempienza, azione giudiziaria di risoluzione contrattuale per inadempimento di grave entità? È già una grossa gatta da pelare questa prima risposta. Ma poi veniamo alla questione più scottante, con i gravi risvolti penali che appaiono, a dir poco, assolutamente palesi. La vendita di Foce Irno. In verità, già a marzo dell’anno scorso, 2025, l’opposizione consiliare di allora aveva denunziato compatta il grave reato di falso in atto pubblico commesso nella doppia vendita dei suoli, per 12 milioni di euro. In particolare, l’opposizione consiliare aveva denunciato la vistosa omissione, nel contratto, dell’esistenza di un vincolo statale sui suoli, dovuto all’applicazione della legge 219/81 (quella sul terremoto) in combinato disposto con l’art. 8 della legge 730 del 1986 (quella sul recupero urbanistico delle aree industriali dismesse), per cui l’atto di acquisto dell’ex Cementificio, nel 1995, legava per sempre quei suoli alla destinazione urbanistica (specificatamente citata nel contratto stesso del 1995) di verde pubblico e parcheggio. L’opposizione faceva notare che l’area, quando è stata venduta due anni fa, era ripartata adesso, urbanisticamente, come area produttiva alberghiera, e come tale era stata venduta. Espediente giudicato assurdo, si diceva, considerato che una semplice diversa qualificazione urbanistica, di natura prettamente amministrativa, e non legislativa primaria, non poteva cambiare l’esistenza del già consacrato contratto contenente il vincolo statale ormai immutabile. Anche perché chi ci aveva rimesso i soldi era lo Stato, che grazie al suo intervento economico nel contributo erogato alla Italcementi per la delocalizzazione, aveva permesso al Comune di Salerno di acquistare l’intero ex Cementificio a quattro soldi, proprio per il basso valore economico del verde pubblico e parcheggio (l’intero ex Cementificio fu pagato 500 milioni di lire, praticamente 300 mila euro, soltanto di oggi).
Con il trucco della qualificazione urbanistica di Foce Irno come area produttiva, il valore di vendita è stato invece di 12 milioni di euro. Praticamente, essendo Foce Irno meno delle metà dell’ex Cementificio, il Comune ha speculato un guadagno di oltre 40 (dicesi quaranta) volte il valore iniziale.
A beneficio di chi? L’acquirente è stata Chechile Elisabetta, guarda caso figlia di Chechile Grand Hotel. Sua la società, nata qualche mese prima e priva assolutamente di portafoglio economico pregresso. A marzo 2024 compra il primo lotto per 6 milioni di euro. Quaranta giorni dopo lo rivende, quasi per intero, a una società di Marinelli Luca (proprietario, con i fratelli, dell’Hotel Baia) per lo stesso prezzo. Con un contratto preliminare di vendita di cosa futura, cioè l’albergo da costruire. Le coincidenze, a questo punto, sono quantomeno singolari. L’improvvisa uscita bellicosa di De Luca contro Chechile, di un mese fa, e la chiusura dell’albergo, fanno parte forse di una strategia di ruoli? Forse Chechile, di fronte al disastro dell’acquisto improvvido fatto dalla figlia, ha qualcosa da dire, e qualcuno vuole che non parli?
De Luca Vincenzo dovrà rispondere adesso all’opposizione consiliare. Nonostante la grinta residua che gli è rimasta, a dispetto dei quasi ottanta anni, è difficile che se la cavi con una delle solite arringhe. Non c’è argomento che possa annullare lo scivolone del vincolo cancellato negli atti notarili. Quel vincolo statale è ineliminabile. Definizione di vincolo statale: è un tipo di onere reale di origine pubblicistica imposto dallo Stato su un fondo. La sua funzione è garantire entrate pubbliche o regolamentare l’uso del territorio. Solo una nuova legge statale può cambiarlo. De Luca può consultare tutti i giuristi e azzeccagarbugli che vuole. Saranno solo chiacchiere.
L'articolo Grand Hotel e Foce Irno: due spine per De Luca proviene da Le Cronache.
