A Fisciano non c’è stato cambiamento

Gaetano Barra*

È ovvio e scontato. Chi si è ritrovato in questi anni tra le file di una minoranza, in questo caso quella dell’assise deputata all’amministrazione della città, ha ambito ad essere maggioranza e ad avere il controllo del governo locale attraverso l’esecutivo, la giunta comunale, per “cambiare” il modello di gestione dell’ente e per dare nuovi, diversi e necessari criteri di indirizzo e sviluppo territoriali. Il risultato elettorale del 2021, come da ben oltre due decenni avviene a Fisciano, non ha visto e non ha portato “cambiamento”. In questo lungo arco temporale non è mai cambiato il blocco di potere che è stato costantemente scelto dal blocco elettorale che ha sempre sfiorato, raggiunto o superato l’ottanta percento, considerando in tale valore percentuale anche le liste collegate, artatamente costruite per sottrarre rappresentanza alla minoranza consiliare e di conseguenza alla minoranza popolare. Ad essere maggioranza, poi, non si ambisce solo con l’azione in consiglio comunale, sede dove, normalmente, si esercitano i rapporti di forza stabiliti dalle elezioni precedenti. A mio modestissimo giudizio, a diventare maggioranza si ambisce soprattutto con la “forza dell’azione” al di fuori dell’aula consiliare. Per le strade, con l’associazionismo, con i soggetti portatori di interessi comuni, con le categorie di settore, con i partiti di riferimento, con tutto quello che ha l’interesse per il bene dei più, con chi ha direttamente partecipato alla competizione elettorale, mettendoci la faccia e il coraggio. Bisogna agire giorno per giorno, settimana dopo settimana, per tentare di ribaltare i rapporti di forza necessari al conseguimento del consenso elettorale che possa consentire il futuro governo della città. Non è facile, anzi è molto più difficile, se dentro tutti “i contenitori sociali” anzidetti non si innesca la necessità di cambiare realmente, nei fatti e non con le parole, non si dà sostanza alle ragioni per cambiare ciò che produce danni generazionali. Per attuare il cambiamento non possono bastare i consiglieri di minoranza. Non può bastare solamente chi onestamente e con impegno, con le difficoltà oggettive e soggettive, è diventato lo strumento democratico principale deputato a portare nell’aula del consiglio comunale la discussione sulle differenti possibili scelte amministrative e sulle istanze per tutelare interessi pubblici, a fare denuncia politica sulle decisioni che non sono basate su norme di leggi e sulle cose che non hanno alla base il bene diffuso ma quello di pochi. Venti anni, da dentro e da fuori il consiglio comunale, sono serviti a farmi capire che bisognava iniziare a tentare una strada diversa. Non quella dell’ultimo minuto, non quella dell’essere stretti all’angolo, non quella del cerino che si spegne in mano a pochi volenterosi, necessari e sufficienti a dare la parvenza di sistema democratico e a suggellare il risultato elettorale. Sempre, nei fatti, ad ogni elezione a cui ho preso parte, nella lista perdente sono risultato il primo degli eletti, dopo il candidato sindaco. Al momento delle dimissioni (nel novembre 2025), ero il consigliere con più anni trascorsi nelle file della minoranza. Qualcosa mi diceva che non potevo continuare a commettere gli errori delle volte passate. Bisognava fare qualcosa che non portasse agli errori di sempre. Bisognava partire prima, bisognava partire in maniera diversa, nonostante il tempo trascorso era diventato già troppo, nonostante altre difficoltà oggettive, intrinseche ed estrinseche. Conscio che la pars costruens deve avere assolutamente la propria azione. Non aspettare solamente gli eventi. Capire COME cambiare rimane fondamentale e bisognava iniziare a farlo nei tempi giusti. È tardi? Penso di si. Che bisogna cambiare, ai più, a Fisciano è noto. Se l’analisi si ferma alle valutazioni sulle sigle della politica nazionale presenti a Fisciano, purtroppo e mio malgrado, non può servire a cercare la strada per indicare COME cambiare. Servirà a fare un favore a chi mira a conservare il gruppo che rappresenta il peggiore potere politico-amministrativo che abbia mai condotto le sorti dell’ente, intriso di “carrierismo cinico e spietato”: per manifesta incapacità e palese disimpegno, per la gestione meramente clientelare, per l’arretratezza alla quale ha condotto Fisciano, per il ruolo subalterno e secondario a cui ha ridotto l’immagine e l’azione del comune nel contesto provinciale e regionale. Non è facile, certo, però bisogna indicare la strada di come cambiare e non solo sventolare la bandiera dei “secondi” e gridando “si deve cambiare”. Le parti politiche menzionate che hanno indicato il nuovo presidente del consiglio comunale di Fisciano, in vario modo e a vario titolo, convivono da oltre trenta anni. Stanno insieme con il collante del potere che non ha alcuna scadenza temporale e non perde i suoi effetti chimici nell’immediato. Come farebbero a schierarsi l’una contro l’altra all’ultimo minuto? Ritengo che se il tricomponente ha gli effetti duraturi che immagino, invero ad oggi già ampiamente dimostrati, come giustificherebbero strade contrapposte? A quale onesto cittadino sarebbero credibili? Bisognava iniziare ad indicare ai cittadini che auspicano seriamente il cambiamento come iniziare a metterlo in atto. La minoranza con quale di quelle parti sceglierebbe di allearsi? E se non sceglie di allearsi con nessuna quando inizierà a spiegare come bisogna cambiare? O ambisce ancora a lasciare buchi dove il potere ha vita facile. Non é più possibile partecipare alle competizioni elettorali “per moda” ma bisogna farlo indicando le modalità del cambiamento. Qualora non sia già troppo tardi, come temo, presto e con rigore intellettuale, lasciando stare gli interessi di parte, bisognerà iniziare il percorso non ponendosi il dubbio del “se fare” ma del “come fare”.

*ex consigliere comunale di Fisciano

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