All’improvviso, come un temporale in piena estate, la destra si è accorta che nelle nostre città mancano gli alberi. L’allarme, a dire il vero, fu lanciato durante la campagna elettorale per le Politiche già nel 2022: Silvio Berlusconi suggerì di piantare un milione di alberi all’anno su tutto il territorio nazionale. Fissato con quella cifra come unità di misura, il sor Bonaventura del milione di posti di lavoro sparò la sua proposta, che allora sembrò eccentrica, e che trovò spazio e cassa di risonanza sui quotidiani d’area, in particolare su il Giornale, pur venendo accolta con un certo scetticismo per la sostenibilità pratica.

Storicamente è sempre stata la sinistra ecologica a preoccuparsi del verde urbano, dei parchi, dell’inquinamento atmosferico, delle piste ciclabili. L’uomo che piantava gli alberi, il long seller di Jean Giono pubblicato nel 1953, trova posto, da quando è uscito, in tutte le librerie nelle case del ceto medio riflessivo, che lo legge la sera ai bambini, prima che si addormentino.
La storia che ha deliziato milioni di pargoli coi genitori di sinistra
La storia del pastore che pianta ogni giorno 100 ghiande e, rimasto vedovo, decide di migliorare il luogo desolato in cui vive facendovi crescere una foresta, un albero alla volta, ha deliziato milioni di pargoli coi genitori di sinistra. In tre anni il pastore riesce a piantare 100 mila ghiande per far nascere 10 mila querce. Ma come mai la destra fa ora sua questa battaglia per ripopolare di alberi le città?

Meloniane sfegatate invocano sui social il depaving
Signore barricadere meloniane sfegatate invocano sui social il depaving, il processo di rimozione dell’asfalto e della pavimentazione cementizia per restituire il suolo a terra permeabile a vegetazione. Avevano appena finito di lamentarsi che l’area antistante la stazione Termini sembrava un centro di accoglienza per immigrati e, ora che il sindaco Roberto Gualtieri l’ha restaurata, si lagnano che l’asfalto bolle perché non ci sono alberi, facendo finta di ignorare che le radici danneggerebbero le sottostanti linee di metropolitana.

Vanno di moda i climate refuge, da Roma a Bologna
Vanno di moda i “rifugi fito-bioclimatici“, gli anglosassoni climate refuge, adottati non solo da Roma, ma da varie amministrazioni, per esempio a Bologna: niente di nuovo, una volta si chiamavano pensiline per fare ombra, fontane girevoli, come a New York, oasi con qualche pianta rampicante e spruzzini nebulizzatori. La destra è saltata addosso a Gualtieri e alla sindaca di Firenze Sara Funaro, colpevoli di aver abbattuto alberi per far posto alla riqualificazione urbana nella Capitale, mentre nella città toscana per far posto alla tramvia.
Alberi lasciati morire per assenza di irrigazione e cura
Niente a che vedere con una battaglia propositiva per piantarne di nuovi: la polemica è usata come argomento politico contro le amministrazioni locali di centrosinistra. Articoli ed editoriali hanno spesso denunciato gli abbattimenti di alberature storiche o la cattiva manutenzione del verde pubblico, accusando le giunte progressiste di fare greenwashing a parole e cementificare nei fatti. Servizi di cronaca locale su il Giornale e Libero mettono periodicamente in evidenza come i nuovi alberi messi a dimora dai Comuni vengano poi lasciati morire per assenza di irrigazione e cura.
Nuovi paladini della ripiantumazione? Credibilità zero
Da che pulpito viene la predica, verrebbe da dire: la destra negazionista del riscaldamento globale che si fa improvvisamente paladina della ripiantumazione delle città ha credibilità pari a zero. I siti e i profili di destra sui social continuano a essere popolati da post e meme su amministrazioni di sinistra che abbattono alberi e contemporaneamente da paradossale scetticismo verso le misure green ritenute punitive: forte contrarietà a ZTL, ai limiti a 30 chilometri orari, ai blocchi del traffico, per non dire della transizione elettrica.

Ora gli alberi e l’ombra naturale vengono mitizzati
La destra si ritrova unita, come al solito, sulle apparenze: difesa del decoro cittadino, limitata a interventi di manutenzione del verde esistente. Ogni annuncio su progetti di nuove piantumazioni sono percepiti come di pessimo impatto per l’immagine. Gli alberi e l’ombra naturale vengono mitizzati come retaggio dell’origine agreste del pastore di Giono, tradizione che ha però finito storicamente per produrre città cementificate, calde e paradossalmente spoglie di verde funzionante.

Ma alla destra non importa se i piani delle amministrazioni di Roma e di Firenze prevedono la piantumazione di un numero maggiore di alberi nuovi. Gli interventi sulle tramvie fiorentine prevedono inoltre tecnologie moderne, come l’inerbamento delle sedi tramviarie, per ridurre l’effetto isola di calore nel lungo periodo. L’obiettivo principale della tramvia fiorentina è togliere dalle strade decine di migliaia di auto private al giorno, riducendo le emissioni di CO2 e di polveri sottili, un beneficio strutturale per l’ambiente a medio e lungo termine. Ma le signore della destra scopertesi improvvisamente ecologiste piangono sui media locali: «La mia Firenze! Senza alberi non la riconosco più!».
