Foce Irno: La Procura ha paura di mostrare le carte

Venerdì 31 luglio, ore 11. Una delegazione dei 180 firmatari della denunzia per la falsità del contratto di vendita dei lotti di Foce Irno, acquistati ufficialmente da Chechile Caterina della società Hotel Salerno per 12 milioni di euro, si presenta, per l’ennesima volta nella segreteria della Procura per avere notizie, ai sensi dell’art. 408 c.p.p, della sorte della loro denunzia, in qualità di persone danneggiate. Hanno diritto a tali notizie. Ma venti giorni fa gli fu risposto che le carte non si trovavano. Pazienza! Ma i denunzianti non hanno mollato. Sono tornati alla carica. Finalmente, nell’imbarazzo del funzionario, gli è stato risposto che il magistrato titolare non ha inteso dare una risposta. Allibiti, ma tenaci, i denunzianti non intendono rinunziare ai loro diritti costituzionali. A questo punto è lecito pensare, vista la ritrosia della Procura, che la loro denunzia sia stata archiviata. E qui lo scandalo, che avrà serie conseguenze. Se, improvvisamente, qualche Sostituto Procuratore ha inteso archiviare tout court, senza dare notizia a i denunzianti, ha commesso un atto di non solo grave ignoranza di legge, ma anche un atto di grave lesione dei diritti dei denunzianti. Il Sostituto, infatti, poteva avere anche il potere di archiviare, ma, privando i cittadini denunzianti del diritto di leggere il suo provvedimento, li ha anche privati del diritto di opposizione alla archiviazione da far valere davanti al GIP, dove avrebbero potuto aver ragione. Dunque, un grave attentato al Codice di Procedura Penale. Adesso veniamo a quali possono essere state le argomentazioni che hanno spinto il PM a negare le carte. Facile argomentare che, probabilmente, il P.M. ha ritenuto che il denunziato falso in atto pubblico notarile sia un reato contro l’Ordinamento Giuridico, per cui l’unico offeso dal reato è il solo Ordinamento Giuridico; quindi tutti e perciò nessuno in particolare. Perciò non ci sono persone fisiche danneggiate. E qui il presunto archiviatore ha preso un granchio colossale. I reati contro la fede pubblica, cui appartiene il falso in atto pubblico, sono reati plurioffensivi. Cioè non solo l’astratto Ordinamento Giuridico, ma anche i singoli danneggiati. Lo ha ribadito di recente la Cassazione, con la sentenza delle Sezioni Unite della stessa Corte n° 46982 del 18-12-2007. Sentenza (non più variata nel tempo) che evidentemente l’archiviatore non conosce. Ed è grave! Anzi gravissimo. Perché almeno un minimo di senso civico avrebbe dovuto spingere l’incauto, l’anonimo, magistrato, a ricevere almeno questi eroici cittadini per spiegare il perché non poteva, secondo lui, dargli le carte. Niente. Un senso di assoluta indifferenza. Che non è degna dei magistrati, dopo, soprattutto, la loro vittoria nel referendum. Ma la cosa è ancora più sconcertante se confrontata con la notizia dei giorni scorsi che la Procura (finalmente!) dopo un anno e mezzo ha chiesto copia al Comune degli atti della vendita di Foce Irno. Ma allora come è? Se c’è stata l’archiviazione (senza apparente istruttoria), perché all’improvviso la Procura si sveglia e chiede le carte? Se la denunzia dei 180 cittadini è stata archiviata, chi ha riaperto le indagini? Ma se si sono riaperte non può essere la denunzia dei 180 a dare impulso, perché così questa stessa denunzia sarebbe ancora in vita, e, dopo un danno e mezzo di attesa, i 180 hanno diritto ad avere notizia. Non si dimentichi che i danneggiati lamentano un pericolo di perdita di valore dei loro appartamenti, sfigurati dall’imponente mole del futuribile albergone a 12 piani che toglierà il panorama a tutto un rione. Per effetto di un reato di falso. E quando c’è un reato di falso in atto pubblico, tutti coloro che vi hanno interesse possono anche ricorrere al Giudice Civile per la dichiarazione di nullità assoluta del contratto di vendita. Forse questa finezza giuridica è sfuggita all’anonimo archiviatore. Si apre, con tutta probabilità, uno scenario inquietante. Un ricorso al Procuratore Generale per mancato esercizio dell’azione penale da parte del P.M. Riscorso tanto più grave per il mancato avviso ai sensi dell’art. 408 c.p.p., che comporta la nullità dell’archiviazione. Ma ricorso, se accolto, che comporta anche la notizia della mancanza del P.M. al Consiglio Superiore della Magistratura. Vista la determinazione dei 180 cittadini, non può escludersi che copia dell’esposto venga comunque inviata al Ministro Nordio e al Procuratore Generale della Cassazione. Sono i titolari dell’azione disciplinare. Insomma, non finisce certo qui. Tanto più che le strane archiviazioni della Procura di Salerno iniziano a diventare troppe, quando c’è in ballo il potere politico- amministrativo di questa città. Cronache conserva memoria e documenti dell’archiviazione (a dir poco approssimativa e assurda) del 1° ripascimento della spiaggia di Mercatello. Quello del 2021, per intenderci. Se la Procura avesse fatto sul serio, allora, non ci sarebbero stati i disastri di Universo Beach e poi di Cetara. Ma poi c’è anche una bella archiviazione, quella sullo scandalo nazionale dei malati legati ai letti nel Pronto Soccorso di Salerno. In città farà presto molto più caldo dei 38 gradi di questi giorni. A presto.

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