La corte d’Appello di Milano ha stabilito che l’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, cioè il cuore produttivo dell’acciaio dello stabilimento, deve essere chiusa entro 90 giorni, condizionando la ripartenza alla completa bonifica dell’asbesto e alla riduzione delle emissioni sottili. I giudici hanno quindi accolto il reclamo presentato da un gruppo di cittadini e genitori tarantini contro Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia, sostenendo che gli impianti mettono a rischio la salute dei cittadini e compromettono l’ambiente. «Non va sottaciuto che gli impianti Ilva e il sistema produttivo sono rimasti immutati da decenni, e ciò concorre a confermare la permanenza del rischio nell’attualità, in ragione del progressivo ammaloramento dello stabilimento», hanno scritto i magistrati, ritenendo che tutti gli accorgimenti e le misure messe in atto dall’azienda per scongiurare il rischio di malattie legate all’inquinamento e i ritardi nella realizzazione dei vari interventi non hanno contrastato adeguatamente il pericolo dei danni alla salute collettiva generato da «svariate e individuate sostanze nocive».
