In Rai il caso Ranucci è diventato il caso Report

Non è facile la situazione per Sigfrido Ranucci. Col passare dei giorni, ogni sua dichiarazione contribuisce a rendere il quadro della vicenda dell’attentato sotto casa sua sempre più nebuloso. E la relazione di amicizia con Valter Lavitola, indagato per essere il mandante, sempre più ambigua. Tanto che, in Rai, Ranucci è considerato ormai un giornalista dimezzato. Intendiamoci, in queste ore sono scattate difese d’ufficio del conduttore e del programma, ma l’unico a dire ciò che molti pensano è stato Paolo Corsini, che per la prima volta ha separato Report dal suo conduttore. «È un programma storico della tv pubblica, un brand importante, che andrà avanti con o senza Ranucci», ha dichiarato il direttore degli Approfondimenti Rai.

In Rai il caso Ranucci è diventato il caso Report
Paolo Corsini (Imagoeconomica).

«Ci vorrebbe una puntata di Report sul caso Report»

Sono più o meno le stesse parole che nei corridoi, a microfono spento, pronunciano quasi tutti. Anche gli estimatori del giornalista. Insomma, questa vicenda ha fatto sì che ora Ranucci non sia più nel mirino solo della destra o di chi ce l’ha con lui per qualche inchiesta. «Cosa vuoi che ti dica, più si va avanti e più si sputtana la trasmissione. Come farà l’anno prossimo Report a realizzare inchieste in cui si parla di relazioni e rapporti pericolosi tra politici e imprenditori o altri quando abbiamo in seno la vicenda Lavitola?», è la risposta tipo di quasi tutte le fonti contattate da L43, anche le più vicine a Ranucci. Il programma e il brand ne escono così parecchio indeboliti. La battuta più citata è che ci vorrebbe una puntata di Report sul caso Report. Mentre si continuano a offrire assist a tutti coloro che in questi anni hanno messo il programma nel mirino, da Maurizio Gasparri ad Adolfo Urso, da Daniela Santanchè e Ignazio La Russa a Matteo Renzi. Pure Giorgia Meloni in passato non è stata tenera con il giornalista e la trasmissione.

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Valter Lavitola (Ansa).

La redazione è spaccata e c’è chi chiede a Ranucci un passo indietro

Qualcuno ha consigliato al conduttore di fare un passo indietro, farsi da parte per salvare il programma. In fondo non sarebbe un grande sacrificio: tra due anni Ranucci, 65 anni il 24 agosto, andrà in pensione e ha almeno un anno di ferie arretrate. Quindi, a meno che non gli riesca un colpo alla Monica Maggioni che si è licenziata ottenendo un mega contratto da collaboratrice, avrebbe ancora circa un anno di lavoro davanti. Non molto. Anche la redazione su questo è spaccata. Ci sono quelli, forse la maggior parte, che difendono il conduttore senza se e senza ma. Poi ci sono coloro che invece nutrono dubbi. Sono gli stessi che non erano sempre d’accordo con i metodi usati nelle inchieste, per esempio con la precedenza accordata a quelle in cui erano coinvolti personaggi politici. Perché, si sa, sono i politici a fare più clamore e a dare visibilità. Anche i vertici Rai ora sperano nel passo indietro di Ranucci. Se lo augurano l’ad Giampaolo Rossi, che però sulla vicenda è molto cauto, e pure il già citato Corsini, che invece col conduttore ha un rapporto assai più burrascoso. «La differenza tra Ranucci e l’ideatrice e prima conduttrice del programma Milena Gabanelli? Con lei si parlava delle inchieste di Report, con lui invece si parla di Report. Report è diventato la notizia…», fa notare con un pizzico di amarezza una fonte autorevole. Intanto sta per partire il lavoro sui servizi e sulle inchieste della prossima stagione, che inizierà un po’ più in là, a novembre. Un lasso di tempo che potrebbe aiutare.

In Rai il caso Ranucci è diventato il caso Report
Giampaolo Rossi e Maurizio Gasparri.

Fioccano denunce e minacce di querela

Nel frattempo fioccano le denunce. Il giornalista minaccia di querelare per diffamazione tutti coloro che parlano di «finto attentato». La redazione invece ha presentato una denuncia per rivelazione del segreto di ufficio e del segreto investigativo per alcuni articoli pubblicati da La Verità e Domani. Ma in queste ore si stanno consumando parecchie vendette. Per esempio La Russa ha preteso le scuse di Elly Schlein per aver accusato il governo di essere il mandante morale dell’attentato, mentre il ministro Adolfo Urso ha scritto a Rossi per chiedere che si intensifichino i controlli sulle fonti e sui consulenti delle trasmissioni d’inchiesta. Prese di distanze arrivano anche da persone da sempre vicine al programma, come Gaetano Bellavia che ha espresso perplessità non solo sull’amicizia tra Ranucci e Lavitola, ma pure sulle, a dir suo, inchieste a senso unico. Insomma, un gran caos.

In Rai il caso Ranucci è diventato il caso Report
Sigfrido Ranucci.

Ai piani alti della Rai si studia un piano B

Ai piani alti di Via Asiago e Via Severo si attende l’evolversi degli eventi, ma intanto si studia un piano B, ossia una nuova conduzione nel caso si decida di sostituire Ranucci. Si stanno vagliando alcuni volti Rai, come anche un paio di giornalisti interni a Report. Ma non si esclude nemmeno una conduzione collettiva della redazione, a turno. Una strada difficilmente percorribile perché nella tv ogni programma ha bisogno di identificarsi con un volto forte. O che forte lo diventa. Lo è stato per Milena Gabanelli ed è stato così pure Ranucci. Anche fin troppo, forse, per quanto riguarda Sigfrido.