Momenti di forte tensione durante l’omelia nella parrocchia del sacerdote. Il parroco si difende pubblicamente e punta il dito contro i media.
Una domenica decisamente fuori dall’ordinario quella vissuta dai fedeli della parrocchia di Don Gentile. Durante la celebrazione della Santa Messa, il sacerdote ha lanciato un duro e accorato atto d’accusa contro gli organi di stampa.
Al centro dello sfogo, le recenti inchieste giornalistiche e gli articoli che lo vedono coinvolto in mediatiche. Secondo il parroco, quanto diffuso dai media non sarebbe altro che un castello di falsità costruito per distruggere la sua reputazione.
Lo sfogo dall’altare
Prendendo la parola durante il momento dell’omelia, Don Gentile non è riuscito a trattenere l’emozione. Con voce rotta dal pianto, si è rivolto direttamente alla sua comunità:
Quello che stanno scrivendo su di me è falso. Sono vittima di una campagna di fango e di calunnie orchestrata dai giornalisti. Vi chiedo di credermi e di pregare per me, perché la verità prima o poi verrà a galla. infatti anche noi vogliamo sapere la verità sulle polizze assicurative che vengono date alla sorella di don Gentile e con quale criterio e’ stato scelta.
Il sacerdote ha ribadito la propria totale estraneità ai fatti che gli vengono contestati, definendo la pressione mediatica degli ultimi giorni come «un calvario insopportabile» non solo per lui, ma anche per la famiglia che e’ stata coinvolta da lui facendola recare dal Vescovo per quale motivo?
Le accuse di calunnia lanciate da Don Gentile aprono ora un nuovo capitolo nel già teso rapporto tra il sacerdote e i media locali che stanno seguendo il caso. Resta da capire se alle parole pronunciate dal pulpito seguiranno formali querele per diffamazione da parte dei legali del religioso. Se sono calunnie allora attendiamo fiduciosi una querela.
La Diocesi, nella persona del Vescovo per il momento, mantiene una linea di prudente silenzio, per connivenza o per timore? Chi regge una diocesi deve sapere far luce su domande precise rivolte ai suoi più stretti collaboratori se ciò non accade vuol dire che gatta ci cova. La trasparenza e la verità sono alla base di ogni evangelizzazione ma d’altronde nella Diocesi di Salerno entrambi mancano. Una visione di sette anni di fallimento sia pastorale sia economico e sia di programmazione evangelica.
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