Nato come una provocazione, il Partito degli Scarafaggi potrebbe presto entrare nella politica indiana. Tutto è cominciato il 15 maggio quando Surya Kant, giudice della Corte Suprema indiana, ha definito «scarafaggi e parassiti» i giovani disoccupati impegnati nel giornalismo e nell’attivismo. La dichiarazione ha suscitato indignazione e reazioni sui social, dando origine a un movimento che ha scelto di trasformare l’insulto in un simbolo di lotta.
Il messaggio dietro i meme
Il Partito Popolare degli Scarafaggi, fondato da Abhijeet Dipke, un esperto di comunicazione indiano residente a Boston, è nato come iniziativa satirica online e si è imposto sui social con account in Instagram, LinkedIn, Facebook e X (dove il profilo è stato chiuso per ragioni legali che molti interpretano come censura). Chiunque si identifichi con i termini disoccupato, fisicamente pigro e capace di lamentarsi in modo professionale è stato invitato a iscriversi. Dietro meme e video generati dall’IA emergono però rivendicazioni politiche precise: dalla critica alla corruzione del sistema politico indiano alla scarsa attenzione verso le nuove generazioni, passando per le disuguaglianze di genere e la mancanza di trasparenza nei processi elettorali.
Non solo. Da parodia online, il Partito degli Scarafaggi starebbe valutando la possibilità di registrarsi come vero partito politico. E non c’è da stupirsi, vista la storia dei cosiddetti joke parties, i partiti-scherzo.
Breve storia dei partiti-scherzo
La nascita di questi movimenti risale ai primi anni del 900, quando lo scrittore ceco Jaroslav Hašek fondò il Partito del progresso moderato nei limiti della legge nell’allora Impero austro-ungarico. Tra i punti del programma figuravano la reintroduzione della schiavitù e l’obbligo di alcolismo per tutti. Spostando le lancette molto in avanti, dopo la caduta del comunismo, i partiti-scherzo tornarono a farsi strada in Europa. Nel 1991 il Partito Polacco degli Amici della Birra conquistò 16 seggi parlamentari nelle prime elezioni democratiche del Paese. In seguito arrivò il Partito della Birra austriaco, accompagnato dall’ungherese Partito del Cane a Due Code (Mkkp) e dal tedesco Die PARTEI.

Fondato nel 2006 da Gergely Kovács, il Mkkp era noto per le promesse palesemente assurde, come vita eterna, birra gratis e difesa della Terra da un’invasione galattico-coloniale. Al di là della satira, però, si sviluppò un’organizzazione politica vera e propria. Nato come movimento di street art, il partito trasformò in una realtà capace di promuovere iniziative civiche finanziate dai sostenitori, riuscendo a conquistare l’1,79 per cento dei voti alle elezioni parlamentari del 2018. Nel 2022 toccò il 3,27 per cento, restando però sotto la soglia di sbarramento. Un percorso simile a quello di Die PARTEI. Fondato nel 2004 da due redattori della rivista satirica tedesca Titanic, PARTEI è l’acronimo di Partei für Arbeit, Rechtstaat, Tierschutz, Elitenförderung und basisdemokratische Initiative (Partito per il Lavoro, lo Stato di diritto, la Protezione degli animali, la promozione delle Élite e l’Iniziativa democratica dal basso). Alle Comunali di Dortmund del 2014 si presentò con un programma che prevedeva tra le altre cose il divieto di trasmettere le canzoni di Justin Bieber. Dallo stesso anno è presente al Parlamento europeo (oggi ha due seggi).
Gli scarafaggi entreranno in parlamento?
Proprio questi due casi sono al centro di una ricerca pubblicata nel 2025 dal politologo ungherese Peter Szegedi che, attraverso interviste a dirigenti e militanti, sostiene che definirle semplicemente partiti-scherzo sia riduttivo. Pur continuando a utilizzare l’umorismo come principale strumento comunicativo, sia il Mkkp sia Die PARTEI hanno sviluppato strutture organizzative, forme di partecipazione dal basso e soprattutto legami con la società civile, elemento che spesso manca ai partiti tradizionali. È questa la sfida a cui si prepara anche il Partito degli Scarafaggi.
