«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza provocare danni alla collettività e venendo rapidamente zittite dagli altri avventori», diceva Umberto Eco nel 2015. In un decennio la situazione è drammaticamente peggiorata. Le legioni di imbecilli ora sono un esercito e il bar sport digitale, con il suo opinionismo dilagante e non moderato, è un oggettivo fattore di aumento della conflittualità e di indebolimento dei legami sociali. Compresi quei modelli di convivialità che hanno in un caffè o in uno Spritz occasioni di incontro con conoscenti e anche con sconosciuti. Legami sociali deboli, come quelli che si hanno con la cassiera del market, che però sono essenziali per la vita di relazione.

I bar e i caffè sono una fabbrica sociale
Bar sport di Stefano Benni resta un capolavoro satirico nella rappresentazione dell’umanità che si ritrova(va) seduta ai tavoli di un caffè a parlare di calcio o di donne e motori con la stessa serietà riservata alla politica o all’agricoltura. «È perfettamente inutile che un bar possieda un buon biliardo, se non ha un buon scemo da bar», sottolineava Benni. Ma al di là delle battute, dobbiamo seriamente considerare che bar e caffè sono una “fabbrica sociale”. Segnalando però che il bar sport digitale sta uccidendo il bar sport reale.
Solo incontrandosi e vedendosi di persona e facendo le cose assieme si accende la socialità. Da soli seduti davanti a uno schermo si attiva addirittura la funzione contraria. La discussione online genera contatto ma non relazioni. Accende e spegne le persone a seconda dei casi e dei temi, ma non attiva quel “noi” che si può manifestare solo attraverso la modalità dal vivo. In altre parole accentua l’isolamento delle persone, condannandole a un irreparabile individualismo.

Dove si chiudono i bar cresce l’estrema destra
In questa luce risulta particolarmente interessante la ricerca Quando i bar-tabacs chiudono: erosione del legame sociale e aumento del voto all’estrema destra che ha preso in considerazione la chiusura in Francia di circa 18 mila bar-tabac o bistrot tra il 2000 e il 2022. È emerso che le zone dove la percentuale di serrande abbassate è stata più alta, maggiore è risultato l’aumento del sostegno al partito di estrema destra Rassemblement National (RN), salito negli anni successivi tra l’1,3 e il 3,6 per cento circa. Una correlazione, questa, che non si è registrata con la chiusura di altre attività commerciali, come per esempio le panetterie. E che viene confermata dal dato che quando apre un nuovo bar-tabac, la percentuale di voti per l’estrema destra tende a diminuire nel tempo. «Gli effetti di questo processo sono tre volte più forti nelle comunità rurali, dove i bar sono rimasti l’ultimo luogo di socialità», sottolinea il curatore della ricerca Hugo Subtil dell’Università di Zurigo.

La mancanza di spazi terzi di socialità porta a una visione del mondo più angusta
Senza entrare nel merito di cosa si fa al bar, o meglio quanto le singole attività (dal gioco di carte alle scommesse, dal biliardo alle bevute in compagnia) influenzino la visione del mondo dei frequentanti, la cosa più importante è quel “cosa” che si fa assieme. «È l’aspetto condiviso, sociale, a fare la differenza», continua Subtil, definendo i bar-tabac «spazi terzi», rispetto alla casa e al posto di lavoro, dove persone di origini diverse si mescolano. Quando questi posti scompaiono, le persone socializzano in una cerchia più ristretta di amici e familiari che la pensano allo stesso modo. La visione e la prospettiva del mondo si restringono. L’altro, il diverso da sé, quasi scompare. «Questo, col tempo, erode il tessuto sociale e indebolisce i legami che si creano di persona».
In tutta Europa, i sondaggi e le ricerche suggeriscono che dove la fiducia interpersonale e la solidarietà locale sono più deboli, il sostegno ai partiti di destra radicale tende a essere più alto. L’infelicità insomma sembra avere molto a che fare con il populismo e il sovranismo.
Gli infelici sono attratti dagli estremi dello spettro politico
Naturalmente la discussione e un’eventuale confutazione è aperta. Sono però rilevanti le tre chiavi di lettura, che sono anche sintesi estrema della relazione che intercorre tra populismo e infelicità e che considerano anche le implicazioni politiche delle pratiche di cura e condivisione.
- Il declino della felicità e della fiducia sociale in Europa e negli Stati Uniti spiega gran parte dell’aumento della polarizzazione politica e dei voti antisistema.
- Atteggiamenti soggettivi come la soddisfazione di vita e la fiducia giocano un ruolo molto più importante nel plasmare i valori e il comportamento di voto rispetto alle ideologie tradizionali o alla lotta di classe.
- Le persone infelici sono attratte dagli estremi dello spettro politico. Chi ha poca fiducia si trova più spesso all’estrema destra, mentre chi ha molta fiducia è più propenso a votare per l’estrema sinistra.
Il boom di serrande chiuse: dal Regno Unito all’Italia
Ma tornando allo stretto ambito della ricerca sui bar si deve segnalare che la situazione francese non è unica, perché il declino dei locali pubblici (bar, bistrot, osterie) riguarda l’Europa intera. Una vera e propria istituzione, qual è stata il caffè (come bevanda e come luogo), che dal Settecento in poi è venuto identificandosi con l’Illuminismo e la stessa democrazia, deve fare oggi i conti con una crisi che è deflagrata con la pandemia. Per effetto delle nuove abitudini post Covid, le persone bevono meno, escono con meno frequenza e passano più tempo a casa. Oltremanica, in Inghilterra e in Galles, l’anno scorso hanno chiuso o sono stati convertiti a nuovi usi 366 pub, uno al giorno. Nei Paesi Bassi, un caffè su cinque dal 2020 ha cessato l’attività. Ma anche in Italia negli ultimi anni il settore dei bar e dei caffè ha subito una profonda contrazione, con la chiusura di oltre 21 mila locali nell’arco di un decennio. Solo nel corso del 2024, a fronte di 3.937 nuove aperture, si sono contate ben 12.188 cessazioni di attività, per un saldo netto negativo di 8.251 imprese.
Una desertificazione che induce alla conclusione che la società incattivita nella quale ci troviamo e della quale la crisi della partecipazione politica e della democrazia tout court è espressione, sta seduta ai tavolini di bar che non ci sono più. Come i quattro a amici che «tra un bicchiere di coca e un caffè» volevano cambiare il mondo e ora fanno fatica perfino a uscire di casa.
