Morte Panariello, in 5 verso il processo

Scafati/Poggiomarino. Affronteranno l’udienza preliminare il prossimo 10 dicembre davanti al gup del Tribunale di Nocera Inferiore Federico Noschese i cinque indagati accusati di morte colposa in concorso per l’incidente sul lavoro in via Melchiade a Scafati che il 17 maggio del 2024 costò la vita al giovane operaio di Poggiomarino Alessandro Panariello. A chiedere il processo è stato il sostituto procuratore Donatella Diana, titolare del fascicolo d’inchiesta, dopo aver notificato prima dell’estate la conclusione della indagini. Il 22enne stava tirando la fune di una carrucola per sollevare alcune lastre d’acciaio quando il carico si era staccato cadendogli addosso. L’impatto era stato violento e il giovane morì quasi sul colpo con un taglio netto alla gola. Due denunce erano state presentate in Procura a Nocera Inferiore, la seconda ad opera della madre del giovane contro il datore di lavoro, titolare di un’azienda di Boscoreale il quale- secondo la famiglia- non avrebbe regolarizzato la posizione dello sfortunato 22enne. Cosa di cui Alessandro Panariello se n’era lamentato fino a un’ora prima della sua morte quando con il telefonino aveva mandato messaggi audio alla fidanzata. Panariello lavorava da 7 anni con quella azienda boschese e per svolgere la mansione di operaio il titolare lo avrebbe retribuito con 50 euro al giorno e a detta dei familiari la paga non sarebbe stata mai aumentata nonostante svolgesse mansioni delicate e da operaio esperto. A rischio processo dunque i titolari e responsabili delle due ditte (il giovane lavorava per la seconda, in subappalto), il coordinatore per la sicurezza dei lavori sul cantiere e l’amministratore del condominio, in qualità di committente con l’obbligo di vigilanza. Avranno facoltà di scegliere se proseguire con il giudizio ordinario oppure fare richiesta di rito alternativo. Parte civile nel procedimento penale ci sono la madre del 22enne Panariello, la fidanzata e altri familiari dello sfortunato operaio che perse la vittima in una calda mattina di maggio di due anni e mezzo fa. L’autopsia, sul suo corpo, aveva stabilito quello emerso dall’esame esterno: gola tranciata da una lastra d’acciaio e morte quasi istantanea a causa della copiosissima perdita di sangue.

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