Utile netto a 1,1 miliardi di euro (+13 per cento), ricavi a 2,93 miliardi di euro (+9 per cento) e una redditività (Rote) al 15 per cento. Sono i numeri dei primi nove mesi 2026 di Mediobanca, «ai migliori livelli di sempre» come dichiarato dall’amministratore delegato Alessandro Melzi d’Eril. Un primato che arriva proprio nell’anno in cui Piazzetta Cuccia festeggia gli 80 anni dalla fondazione. La banca conferma anche gli obiettivi di fine anno delineati ad agosto: ricavi in crescita “mid single digit”, costo del rischio intorno a 53 punti base e utile in aumento a doppia cifra rispetto al 2025. Il tutto mentre il risiko bancario ridisegna il futuro dell’istituto, dopo lo stop dei soci del Monte dei Paschi di Siena alla fusione.
I risultati delle divisioni
Il Corporate & Investment banking (Cib) si conferma il motore della crescita, con ricavi a 689 milioni di euro (+14 per cento a/a) e un utile di netto di 233 milioni (+27 per cento a/a). Nei nove mesi, la banca d’affari ha completato 41 operazioni, con un’attività internazionale in crescita, ed è stata advisor in alcune tra le principali operazioni di M&A per valore registrate in Europa, tra cui l’opa di CVC e GBL su Recordati, l’opas di Poste Italiane su Tim, l’aumento di capitale di Plenitude sottoscritto da Ares ed Eni e la combinazione di Lottomatica con Cirsa, mentre il contributo dell’area Markets raddoppia grazie ai certificates. Nel credito al consumo, Compass porta le erogazioni al record di 7,9miliardi di euro (+12 per cento a/a), sopra la media del mercato, e i ricavi oltre il miliardo (+4 per cento a/a), anche se l’utile netto della divisione scende a 301,3 milioni (−4,4 per cento a/a) per un accantonamento al fondo rischi di circa 8 milioni nel trimestre e per le maggiori imposte. Nel Wealth management, dopo mesi di transizione, arriva invece la stabilizzazione. Nel terzo trimestre la raccolta netta torna positiva per 0,7 miliardi, spinta dall’asset management, con la rete (1.325 professionisti) e le masse totali (117 miliardi) stabili. Circa 1,8 miliardi di raccolta derivano da eventi di liquidità, per un terzo realizzati con il Cib. Sale infine a 474,8 milioni (+20,9 per cento a/a) il contributo della quota del 13,2 per cento in Generali.
Il rating e l’offerta di Intesa
Il 3 novembre S&P Global Ratings ha intanto posto il rating a lungo termine di Mediobanca sotto «creditwatch positive». La decisione segue l’assemblea straordinaria del 29 ottobre in cui i soci di Mps, che controlla Piazzetta Cuccia con l’86,3 per cento, hanno respinto la fusione. Per l’agenzia l’esito favorisce l’offerta di Intesa Sanpaolo sul Monte, il cui avvio formale è atteso a metà novembre. In caso di successo il rating potrebbe salire in linea con quello di Intesa, di cui Mediobanca diventerebbe «un pilastro fondamentale della proposta di valore» nell’investment banking e nel risparmio gestito.
L’ad Melzi d’Eril: «Confermata la forza del brand»
«Mediobanca conferma, ancora una volta, la forza del brand e del franchise, che poggiano sullo standing dei nostri clienti e la professionalità delle nostre persone», ha commentato l’amministratore delegato Melzi D’Eril. In un videomessaggio agli investitori, Melzi d’Eril ha poi definito l’impegno dei colleghi «fondamentale per le nostre performance e per il raggiungimento di risultati record».
