di Angelo Parisi
C’è un sottile confine tra la sana passione civile della gioventù e il caos improvvisato che rischia soltanto di fare autogol. In una Salerno già fortemente sotto pressione nei giorni scorsi per i blocchi della logistica e la morsa del caro vita, la fiammella della protesta ha bussato ieri mattina anche ai portoni del liceo classico “Torquato Tasso”. Ma quello che a prima vista poteva sembrare il solito blitz d’autunno con tanto di striscioni srotolati sulla facciata e la scritta “Tasso Occupato”, si è rivelato in realtà un caso di forte spaccatura interna, sfociato nel disorientamento dei più giovani e nella ferma presa di distanza da parte dei rappresentanti d’istituto eletti. A fare chiarezza sull’accaduto e a smentire le ricostruzioni affrettate sono direttamente le voci della rappresentanza studentesca, che rivendicano una linea di rigore, criterio e buon senso istituzionale: «Il liceo Tasso non è mai stato occupato», spiegano. «Le lezioni si sono svolte regolarmente con docenti e dirigenza presenti. Circa 150-200 ragazzi si sono radunati nel cortile, esponendo due striscioni e creando un’immagine che non corrispondeva alla realtà. Si è trattato dell’iniziativa autonoma di un gruppo di circa quaranta studenti che non ricoprono alcuna carica, che hanno creato una chat WhatsApp ed esposto gli striscioni senza informare né coinvolgere chi rappresenta legalmente l’istituto». La critica più dura avanzata dai rappresentanti riguarda il metodo e la mancanza di tutela verso le fasce più fragili della popolazione scolastica: i ragazzi delle prime classi, approdati al liceo da appena un mese. «Ci siamo trovati di fronte a scene spiacevoli: studenti del primo anno smarriti di fronte al caos, che hanno iniziato a piangere per lo stress spingendo i genitori a venire a scuola per riprenderseli. Rappresentare non significa assecondare ogni pancia o seguire qualsiasi piazza: significa proteggere tutti i ragazzi, soprattutto i più piccoli, e agire nel rispetto delle regole per non bruciare i ponti con la dirigenza». Un’iniziativa definita scompaginata anche sul piano politico-amministrativo. Proprio lo scorso venerdì, infatti, la rappresentanza degli studenti aveva strappato un risultato concreto al tavolo con la Provincia: un sopralluogo ufficiale dell’ente insieme alla Soprintendenza sui problemi di manutenzione dell’edificio storico. «Che senso ha bloccare la scuola per la manutenzione se attendiamo il sopralluogo della Provincia? Le proteste si fanno con obiettivi chiari e interlocutori precisi: ieri nel cortile c’era chi parlava di caro vita, chi di manutenzione, chi di distributori automatici, mentre c’era chi giocava a carte o a pallone. La credibilità delle battaglie studentesche si costruisce con la serietà». Dopo l’intervento della Digos e la mediazione con la scuola, la protesta in cortile si è sciolta. Per la giornata di oggi i rappresentanti d’istituto — in accordo con la vicepresidenza e in attesa del via libera definitivo della preside — hanno convocato un comitato studentesco straordinario aperto a tutti i rappresentanti di classe, alla Consulta e ai promotori del blitz per riportare il dibattito sui binari del rispetto reciproco. Da padre prima che da giornalista è ora che le istituzioni facciano la propria parte. Guardare questa vicenda da cronista è doveroso, ma da padre di famiglia non posso fare a meno di provare una stretta al cuore. Vedere ragazzini di quattordici anni al loro primo mese di liceo scoppiare in lacrime nel cortile, smarriti tra urla e striscioni, non è democrazia: è superficialità. I nostri figli vanno a scuola per formarsi, per imparare il valore del confronto civile e per diventare cittadini consapevoli, non per fare da sfondo a sceneggiate improvvisate che finiscono per spaventarli. La rabbia per le strutture scolastiche che crollano o per il caro vita è sacrosanta, ma va incanalata con la testa e con la maturità di chi sa guardare in faccia le istituzioni. Ed è proprio alle istituzioni che ora la palla passa in maniera perentoria. I ragazzi della rappresentanza hanno lavorato in silenzio, ottenendo la promessa di un sopralluogo tecnico tra i corridoi del Tasso con Provincia e Soprintendenza. Domani è il giorno della verità. La nostra è una sfida aperta e senza sconti: vedremo se domani i funzionari della Provincia e della Soprintendenza avranno il coraggio di metterci la faccia e presentarsi al varco, mantenendo la parola data a questi studenti, o se invece si sfileranno all’ultimo momento dietro la solita burocrazia. Perché se domani le istituzioni dovessero disertare o girarsi dall’altra parte, non ci saranno più alibi per nessuno: saremo noi stessi, al fianco di questi ragazzi e delle loro famiglie, a pretendere il conto di ogni singola promessa mancata.
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