Milei, la diplomazia degli insulti e gli effetti sul futuro di Sánchez in Spagna

«È un impresentabile dittatore. Non vado a incontrare un delinquente ladro come lui». È sempre il solito Javier Milei quello sbarcato a Madrid per la sua settima visita ufficiale in Spagna. Ufficiale sì, ma senza incontrare né re Felipe né Pedro Sánchez, vittima dei suoi insulti pronunciati durante il Forum Nueva Economía. Da lì, oltre alle offese personali nei confronti del premier iberico, il presidente argentino – che in patria ha tagliato la spesa pubblica con la motosega, a discapito dei ceti più vulnerabili – ha esortato gli spagnoli a «cacciare a calci» la sinistra al potere, rea di aver favorito gli arrivi di massa di migranti a Ceuta a fine luglio per meri fini elettorali. D’altronde «ogni immigrato equivale a un voto», ha detto entrando a gamba tesa nella campagna elettorale in vista del voto in programma il 29 novembre.

Milei, la diplomazia degli insulti e gli effetti sul futuro di Sánchez in Spagna
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Milei, la diplomazia degli insulti e gli effetti sul futuro di Sánchez in Spagna

Persino Santiago Abascal si è tenuto alla larga

E se Milei ha snobbato le istituzioni spagnole per cercare unicamente il facile bagno di folla tra i sodali della destra, l’impressione è che questi ultimi abbiano fatto lo stesso con lui, cercando di tenersi alla larga. Cautela in vista dell’appuntamento con le urne, scrivono alcuni giornali. Quindi niente photo opportunity con il leader di Vox, Santiago Abascal, che, pur confermando la vicinanza con l’«amico», ha schivato lo scatto a causa di comizi già fissati in Galizia.

Milei, la diplomazia degli insulti e gli effetti sul futuro di Sánchez in Spagna
Il leader di Vox, Santiago Abascal (Ansa).

Certo, la visita di Milei non poteva essere ignorata: quindi ecco che all’appuntamento si è presentato Ignacio Garriga, il segretario generale del partito di estrema destra. Si è dimostrata prudente anche Isabel Díaz Ayuso: la governatrice della Comunità di Madrid (ala dura del Partido popular) ha sì incontrato il capo di Stato argentino, ma evitando un’accoglienza in pompa magna.

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Isabel Díaz Ayuso, governatrice della Comunità di Madrid (foto Ansa).

Il governo spagnolo contro l’«indegno» comportamento di Milei

Chi non ha snobbato Milei è stato, invece, il governo spagnolo. La cui reazione ufficiale non si è fatta attendere. Attraverso un comunicato stampa, il ministero degli Esteri ha espresso la «più ferma condanna» per gli «insulti e le calunnie» rivolti a Sánchez, alla Spagna e ai suoi cittadini, bollando come «indegno» il comportamento del presidente con la motosega. «È vergognoso che il capo di Stato di una nazione sorella visiti il ​​nostro Paese con il solo obiettivo di fomentare il clima di polarizzazione e violenza», si legge.

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Pedro Sánchez (foto Imagoeconomica).

Non ci ha girato tanto intorno nemmeno il Partito socialista di Sánchez, il Psoe, che ha rivestito la facciata della sua sede nazionale con un grande striscione su cui campeggia la scritta: “Ciao, Milei. Noi di sinistra ti diamo il benvenuto in Spagna, il Paese che cresce di più in Europa”.

Dal canto suo, Sánchez aveva già scelto la strada dell’ironia ancora prima dell’arrivo del presidente argentino, diffondendo sui social un video in cui si appropriava dell’insulto preferito da Milei: zurdo (sinistro). «C’è chi pensa di offenderci chiamandoci così», dice. «Se aumentare le pensioni ti rende uno zurdo, allora sono uno zurdo. Se dare ai genitori più tempo per godersi i propri figli ti rende uno zurdo, allora sono uno zurdo. Quindi sì, sono uno zurdo e ne vado fiero».

Il contropiede pop di Sánchez grazie alla canzone Fanático

Poi, dopo qualche ora, è arrivato un nuovo contropiede squisitamente pop. «Approfittando del fatto che sono in macchina, ascolto questo pezzo argentino. Mi piace tantissimo!», ha scritto il premier spagnolo postando uno screenshot del suo telefono mentre riproduceva Fanático, brano della cantante Lali Espósito.

La scelta non è casuale. Lali Espósito, l’Annalisa di Buenos Aires, è da mesi al centro di un duro scontro ideologico con il presidente del suo Paese. Dopo le primarie del 2023, l’artista aveva commentato la vittoria del leader ultra-liberista con un post («Che pericoloso, che triste»), scatenando la reazione di Milei, che l’aveva ribattezzata con disprezzo “Lali Depósito” per poi accusarla di essere a libro paga della sinistra.

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La cantante argentina Lali Espósito (foto Ansa).

La risposta dell’artista è arrivata nel 2024 proprio con Fanático, che ha raggiunto il quinto posto in hit-parade. «Viene a cercarmi, mangia i miei avanzi. Ce l’ho addosso, è come la mia ombra. È il mio fanatico, mi fa impazzire. Sogna di me tutta la notte e si tocca», recita il ritornello della canzone il cui videoclip è interpretato da un uomo con basettoni e giacca di pelle nera che parla e gesticola alla maniera di Milei.

La schermaglia sull’asse Madrid-Buenos Aires riapre una ferita mai sanata. Già nel maggio 2024, ospite a Madrid di un evento di Vox, Milei aveva definito «corrotta» Begoña Gómez, moglie di Sánchez, provocando il richiamo dell’ambasciatrice spagnola in Argentina e l’inizio di un gelo diplomatico permanente.

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Begoña Gómez col marito Pedro Sánchez (foto Ansa).

Non che il premier spagnolo sia l’unico finito nel mirino del presidente argentino che, fin dai primi mesi di mandato, ha collezionato incidenti diplomatici con i principali governi dell’America Latina: ha dato del «lurido delinquente socialista» al presidente brasiliano Lula, sostenendo l’ipotesi di brogli in vista delle elezioni; ha definito il colombiano Gustavo Petro un «assassino terrorista»; ha apostrofato come «ignorante» l’allora presidente messicano López Obrador, si è scontrato duramente con il regime venezuelano di Nicolás Maduro e con il boliviano Luis Arce.

Il leader del Psoe ha sottolineato la complicata situazione argentina

Intanto, consapevole che non sarà un po’ di pop a farlo salire nei consensi, Sánchez ha avvertito il Paese che se il Pp e Vox dovessero vincere le elezioni, imporranno in Spagna le stesse politiche che Milei ha adottato in Argentina. Il leader socialista ha ricordato gli «11 milioni di argentini» che sopravvivono nell’economia sommersa, mentre in Spagna ci sono 22,6 milioni di occupati grazie, sostiene, alla riforma del lavoro promossa dal suo governo. E ancora la riduzione del 40 per cento del salario minimo in Argentina, a fronte dell’aumento del 66 per cento voluto dal suo esecutivo.

Milei, la diplomazia degli insulti e gli effetti sul futuro di Sánchez in Spagna
Il leader del Partido popular, Alberto Núñez Feijóo (foto Ansa).

D’altronde la priorità è provare a invertire il trend segnalato dai sondaggi. Secondo le ultime rilevazioni di Rtve, la tivù pubblica spagnola, il Psoe scenderebbe a 106 seggi (contro i 121 del 2023). Con l’appoggio dei partiti che hanno sostenuto Sánchez nel 2023, si arriverebbe a 148 seggi, troppo sotto rispetto ai 176 necessari per avere la maggioranza. Di contro, il Partido popular di Alberto Núñez Feijóo otterrebbe 135 seggi che, sommati al boom di Vox (accreditato di 65 seggi, 32 in più rispetto al 2023), porterebbero la destra a quota 200 parlamentari.