Lega, la chat ‘Senatori giusti’ per “accerchiare” Romeo al congresso

Il grande protagonista del primo giorno di congresso della Lega è stato Massimiliano Romeo. Doveva essere l’assise del plebiscito per Matteo Salvini, rieletto per alzata di mano dai delegati che lo avevano già scelto un anno e mezzo fa. E invece gli elogi per il segretario sono stati brevi e limitati. Non che la stragrande maggioranza dei delegati presenti sia contraria a un bis del fu Capitano, anzi. Tutti ne hanno sottolineato l’impegno, qualcuno ha elencato i risultati ottenuti da ministro delle Infrastrutture e Trasporti (non tutti realizzati, per la verità). Ma è mancato un approfondimento politico reale. Né avrebbe potuto esserci. Perché tutti gli interventi si sono concentrati sugli attacchi al segretario della Lega lombarda.

Lega, la chat ‘Senatori giusti’ per “accerchiare” Romeo al congresso
L’intervento di Massimiliano Romeo in sala stampa (L43).

Chi è in pole per sostituire Romeo come capogruppo

Lo ha capito lo stesso Romeo che nel suo intervento ha chiesto tempo supplementare al presidente Lorenzo Fontana. «Visto che il congresso lo avete convocato per me, puoi concedermelo», è stata la battuta al vetriolo. Prima di lui, due segretari poco conosciuti, l’emiliano Matteo Rancan e Marco Dreosto del Friuli-Venezia Giulia, lo avevano accusato di aver sollevato polemiche per questioni «personali».

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Matteo Rancan e Marco Dreosto (da Instagram).

Romeo ha replicato difendendo la sua iniziativa politica volta, ha ricordato, solo a risollevare le sorti del partito minacciato dalla discesa nei consensi. Sembra invece che chi sia mosso da questioni personali sia proprio il senatore Dreosto, raccontano alcuni big lombardi. Il friulano sarebbe in pole, insieme a un altro tra i più critici di Romeo, il pugliese Roberto Marti, per sostituirlo alla guida del gruppo al Senato. Una sostituzione che pare già realtà sui cellulari di diversi esponenti leghisti di Palazzo Madama, che hanno dato vita al gruppo di Whatsapp “Senatori giusti”, usato al congresso per esultare e sollecitare gli interventi contro Romeo. Insomma, mai un segretario della Lega lombarda è stato guardato a vista e ritenuto così pericoloso dai tempi in cui la costola da cui ha avuto origine la Lega Nord era guidata da Umberto Bossi.

Un coordinatore federale per “commissariare” i segretari regionali

Il Max di Monza è stato infatti accerchiato in tutti i suoi ruoli: non solo rischia il posto da capogruppo, ma Salvini ha creato una nuova carica che sembra fatta apposta per commissariarlo. Nel nuovo statuto approvato è stato infatti introdotto, oltre all’organismo della segreteria politica, anche il nuovo incarico di coordinatore federale, che sovrintenderà l’operato di tutti i segretari regionali. E Salvini avrebbe l’intenzione di affidare il ruolo al fedelissimo Claudio Durigon. Per neutralizzare l’altra parte dei ‘nordisti’, i governatori Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga (assente per la cresima della figlia) e il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti, il segretario uscente ha poi provato a portare dalla sua parte Luca Zaia, il più recalcitrante della ‘banda’ a esprimere critiche in pubblico.

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Claudio Durigon (Ansa).

Zaia e i sospetti dei lombardi

Dopo aver attaccato il «metodo sbagliato» di Romeo, durante il punto stampa Durigon ha tentato di ‘stanare’ l’ex doge dicendo ai giornalisti che con tutta probabilità Salvini chiederà a Zaia di entrare nella segreteria politica. I lombardi non si fidano del veneto e sono convinti che abbia già stretto un accordo in cambio di una candidatura alle Politiche. Lui per ora nega ma sarà difficile rifiutare il posto. Certo non è la soluzione forte auspicata da Fugatti dal palco: Zaia e Giancarlo Giorgetti vicesegretari prima delle elezioni.

Occhi puntatati alle percentuali

Quest’ultimo, sostituito da Fontana alla presidenza del congresso, è parso in secondo piano nella prima giornata di assise. Felpa blu con il cappuccio, outfit e aria dimessi, è rimasto a sedere di fianco a Salvini e Roberto Calderoli durante tutti gli interventi. Presto si saprà che percentuale avrà ottenuto quello che tutti considerano il suo candidato, l’amico Massimo Garavaglia. Ma in un congresso che appare del tutto blindato, il numero da cerchiare in rosso è quello vicino al nome di Salvini. Se, infatti, sarà eletto con meno dell’80 per cento dei consensi da un’assemblea di partenza a lui tutta favorevole, vorrà dire che, nel segreto dell’urna, qualche delegato avrà voluto mandare un messaggio. La differenza la potrebbero fare le schede bianche.

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Matteo Salvini e Massimo Garavaglia (fonte Lega).